[Aborto, migrazioni, moratorie] La pazienza ha un limite – Alle coincidenze non crediamo più

Un documento da infoaut.org delle compagne dell’askatasuna e del collettivo femminista rossefuoco. Una bella panoramica sulla situazione attuale della donna in Italia.


E’ stata approvata ieri, 15 luglio, la mozione presentata da Rocco
Buttiglione, presidente dell’UDC, che impegna il governo italiano a
promuovere, con le opportune modalità di presentazione e supporto, una
risoluzione delle Nazioni Unite che condanna l’uso dell’aborto come
strumento di controllo demografico ed afferma il diritto di ogni donna
a non essere costretta o indotta ad abortire, favorendo politiche che
aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell’aborto,
altrimenti nota come "moratoria internazionale dell’aborto".

Continue reading

[Milano] Dal CIE di via Corelli…

 

 

Premessa:
siamo esseri umani simili a voi italiani, l’unica differenza è che
siamo nati in un altro paese povero. Inoltre non abbiamo avuto la
possibilità di metterci in regola per diversi motivi e per avere un
lavoro onesto e in regola. Ciò ci ha spinti a fare dei lavori saltuari
in nero.
Purtroppo una minoranza di noi, per la disperazione e la
fame, hanno commesso per la maggior parte dei piccoli reati ed ha
scontato i suoi sbagli con il carcere.
Tuttavia vi racconto la
situazione pietosa che viviamo in questo luogo maledetto, il quale non
auguro a nessuno, quale che sia la sua nazionalità, nero o bianco.
Siamo qui di tutte le razze, qualcuni non stanno di buona salute e
hanno bisogno di cure a causa del malfunzionamento del centro sanitario
e la carenza di medicinali. Gli alimenti sono insufficienti e
malconditi. Inoltre siamo fuori dal mondo, dato che il giornale non
entra.
L’unico televisore che esiste è coperto da una spessa rete
metallica che rende la vista quasi inpossibile. I bagni sono luridi ed
addirittura per entrare ci vuole una mascherina con la paura di
prendere qualche malattia infettiva. Sapete che ci danno lenzuola di
carta, non quelle normali?
Perché? Vi rispondo io: perché sanno che
alcuni di noi sono arrivati all’estrema disperazione e non vedono l’ora
di farla finire, per dare un taglio a questa sofferenza.
Ognuno di
noi ha la sua storia personale che lo tormenta. Ci sono persone che
hanno i familiari in Italia e non vogliono separarsi. Altri hanno
bambini o fidanzati da cui non vogliono dividersi. Altri, dopo anni di
lavoro, a causa della crisi mondiale, hanno perso il lavoro e adesso
rischiano di essere rimpatriati. Come è possibile
mandare via una persona che ha trascorso metà della sua vita qui in Italia? Che quasi non parla più nella sua
lingua
originale che quella italiana e dopo aver perso i suoi affetti del suo
paese? Sicuramente si sentirà più straniero al suo paese.
C’è una
curiosa storia di un compagno che si trova con noi per essere
rimpatriato. Ha un processo in corso, se fosse rimpatriato sarebbe
condannato per contumacia. Cioè non sarà presente, e questo mi sembra
ingiusto.
Infine passare sei mesi in questo scandaloso e vergognoso
luogo, per ben dirlo, un gulag, è incivile, disumano, in un paese
avanzato come l’Italia.


A NOME DI TUTTI I DETENUTI, O MEGLIO, DI OGNI SEQUESTRATO DEL CENTRO DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE DI VIA CORELLI


milano, 10 luglio 2009

[Repressione] Testimonianze dal carcere

I giorni del g8 sono stati raccontati passo dopo passo qui: http://g8.italy.indymedia.org/

Questa è una testimonianza ulteriore di quei giorni, arrivata dopo l’uscita dal carcere di tutte e tutti i compagni arrestati. 

da infoaut sull’operazione rewind.

è una testimonianza dei compagni che sono usciti questo finesettimana dal carcere. 

Alla città di Bologna,

siamo Alessandro Boggia, Ernesto Rugolino, Marco Mattei e Francesco

Zuanetti, i quattro giovani studenti dell’università bolognese arrestati

lo scorso 6 luglio a seguito dell’operazione rewind e detenuti per due

settimane presso la casa circondariale "Dozza".

Questa lettera aperta che rivolgiamo a tutta la città di Bologna, vuole

essere una piccola e breve testimonianza diretta circa le drammatiche

condizioni in cui si trovano a vivere i detenuti e le detenute della

Dozza.

Ci siamo infatti trovati in prima persona a vivere una situazione di

sovraffollamento, di cui i soli numeri non riescono neanche minimamente a

rendere ragione; infatti un carcere pensato per non più di 600-700

detenuti, ora che si trova ad ospitarne circa 1200, vede esplodere il

numero di persone per cella: fino a 3 per cellette da una persona e fino a

sei per celle da 2-3 persone.

Oltre la drastica riduzione dello spazio disponibile, il sovraffollamento

è causa di precarie condizioni igieniche, con il rischio di diffusione

rapida di malattie veneree ed infettive anche a causa dell’impossibilità

per molti detenuti di accedere a medicine, spesso troppo costose, e anche

a causa di docce sporche e spesso senza acqua calda anche di inverno, che

scoraggia il detenuto ad usarle; le celle si presentano piccole, con

materassi vecchi e messi a terra per mancanza di letti, con forniture a

singhiozzo ed incerte di detersivi ed igienizzanti per la pulizia della

cella e dei sanitari, lenzuola cambiate solo una volta al mese con razioni

giornaliere di cibo spesso insufficienti a coprire il fabbisogno calorico

minimo per non deperire ed indebolirsi fisicamente ed immunitariamente.


Continue reading

Sordi ad ogni richiamo…[contro il carcere tutti i giorni]

.hmmessage P
{
margin:0px;
padding:0px
}
body.hmmessage
{
font-size: 10pt;
font-family:Verdana
}

 

 

Sordi al richiamo della Costituzione,
sordi a qualsiasi forma e sostanza di buon senso. Lo abbiamo più volte ribadito:
le carceri sono diventate discariche dove rinchiudere esseri umani indesiderati.
Adesso si aggiungono anche i così detti clandestini colpevoli, a dire del
governo, di essere privi di documenti… Nulla importa se non hanno commesso
alcun reato e se cercano solo un posto dove sopravvivere. Sicurezza non è
garanzia di lavoro, garanzia di assistenza sanitaria, di educazione scolastica,
diritto ad una vita dignitosa e non pura sopravvivenza. Sicurezza è solo, per
coloro che vivono nell’agio dei Palazzi di potere, repressione e reclusione.
Senza sconti, senza possibilità di ricostruirsi una vita, senza affettività,
senza progetti per il futuro. 
Adesso con il così detto "pacchetto
sicurezza", con il reato di clandestinità, limitando la possibilità di usufruire
dei benefici o di misure alternative alla custodia cautelare (con la scusa,
infatti, di assicurare il carcere a coloro che commettono l’infame reato dello
stupro hanno escluso da quella possibilità tanti imputati di vari
altri 
reati) le carceri sono rigonfie di persone (perché di persone si
tratta!) sempre più stipate.
Così per noi sarà sempre più ridotta la
possibilità di lavorare e, forse è bene ricordare che il carcere, la detenzione,
costa. Senza soldi in carcere non si vive. I costi di qualsiasi prodotto sono
ben più elevati 
di quelli esterni dato che, a differenza dei consumatori che
sono fuori da queste mura, noi detenuti-clienti non possiamo "punire" il
commerciante di turno privandolo dei nostri acquisti e/o rivolgendoci ad altri.
Come dire: chi lucra sui detenuti non teme concorrenza! A ciò si aggiunga che lo
stipendio mensile di un detenuto lavorante è chiamato "mercede" (termine
medioevale) che rispecchia esattamente la realtà retributiva: una miseria
regolata da non si sa quale contratto sindacale! E adesso siamo al colmo! Per
rendere più "sicura" la società vogliono costruire ancora più carceri e così si
è pensato bene di far pagare gli stessi detenuti recuperando i soldi necessari a
questi 
"grandiosi progetti edilizi" dalla Cassa delle Ammende. Una tassa che
viene prelevata dalle nostre "mercedi" (se definitivi e lavoranti) e fino ad
oggi utilizzata per progetti di reinserimento dei detenuti. Di fatto la Gozzini
è tecnicamente cancellata. Al di là da qualsiasi ipocrisia democratica è lo
stesso articolo 27 della Costituzione che 
viene totalmente beffeggiato!
Niente benefici, alcun programma di formazione lavorativa, nessuna prospettiva
di riprendere il filo di una vita sospesa. Solo la cinica ironia per noi
detenuti di rivendicare la nostra partecipazione economica per ogni mattoncino
del nuovo braccio, che conterrà decine di nuovi reclusi. E poi c’è da sperare
che i reclusi non siano minori di anni tre! Altra aberrazione di questo sistema.
Tutti si scandalizzano nessuno fa’ nulla di concreto oltre che blaterare false
promesse per la soluzione di questa ignobile situazione. Però il ministro della
Giustizia con evidente soddisfazione su qualche TG annuncia che il 41 bis,
strumento di tortura (e non perché lo diciamo noi detenuti ma così definito in
varie sedi istituzionali europee e da varie associazioni per i diritti umani),
prolungato per quattro anni (!!!), sarà anche più duro. Nel 41 bis non ci sono
solo i nomi famosi, sempre sbattuti in prima pagina come giustificazione della
tortura applicata in cotanto democratico Paese; a regime 41 bis ci sono persone
che vivono come fantasmi murati… Privati non solo di qualsiasi 
relazione
affettiva (almeno che non si ritenga che un’ora di colloquio e 10 m di
telefonata mensile possano anche lontanamente servire a mantenerla ) ma a
restrizioni assurde che nulla hanno a che fare con la pericolosità sociale (una
sola doccia al giorno anche durante l’enorme calura, nessun pacco alimentare né
possibilità di cucinare).
Ci dicono sempre che non è il momento, che nessuno
è interessato ai diritti delle persone detenute, eppure vogliamo continuare a
farci sentire sapendo bene che le nostre voci, da sole, possono ben poco, se non
riusciamo a sensibilizzare coloro che sono fuori da queste mura. Per questo e
tanto altro abbiamo deciso di procedere con una forma di protesta pacifica che
consisterà nella rinuncia agli acquisti tramite "domandina" e "sopravvitto" (dal
10 al 19 luglio) e a una battitura giornaliera (dalle 15 alle 15,30) dal 10 al
15 luglio.
Roma, 10 luglio 2009
Detenute della Sezione di Alta
Sicurezza di Rebibbia Roma

Roma – Protesta nel carcere di Rebibbia, Comunicato del reparto Camerotti

PROTESTA NEL CARCERE DI REBIBBIA

Le sottoscritte detenute, attualmente ristrette presso la c.c. femminile di Rebibbia ed ubicate nel reparto ubicotti, informano che a partire dal 12 luglio fino al 19 luglio dalle 6 alle 6.30, dalle 15 alle 15,30, e dalle 21 alle 22 inizieranno una protesta con battitura ed astensione parziale della spesa del sopravitto ad esclusione di generi di prima necessità . Le motivazioni e richieste della protesta sono le seguenti:

1 COLLOQUI: si richiede l’abolizione dell’alternanza dei colloqui del sabato, causa sovraffollamento. Alla consegna del pacco si richiede la separazione tra indumenti e generi alimentari. Si richiede una maggior elasticità da parte degli agenti per agevolare i rapporti tra detenute e famigliari. Si richiede di autorizzare un distributore automatico con ogni genere alimentare da consumare durante il colloquio.

2 SPESA: non viene distribuita regolarmente. I prezzi del sopravvitto sono eccesivi.

3 OPERATORI ESTERNI ED INTERNI: educatore e psicologo non effettuano regolarmente colloqui con le detenute, poiché sono sempre assenti

4 MEDICINALI E SANITA’: mancanza di medicinali specifici, terapie somministrate con orari irregolari. Visite mediche insufficienti o inesistenti. Nessun rispetto dell’igiene, ad esempio lamette in comune e senza controllo da parte della gente al momento della consegna, docce sporche, senza porte, otturate e senza acqua calda, idem per quanto riguarda i lavandini

5 ATTIVITA’ ESTIVE: nessuna attività ricreativa durante il periodo estivo; si richiede l’apertura della biblioteca almeno una volta alla settimana

6 MATERIALE VARIO: mancanza di buste con manici. Mancanza di prodotti disinfettanti e assorbenti. Mancanza di attrezzi da palestra. Ascensore continuamente guasto il che comporta grandi problemi per la distribuzione del vitto e della spesa. Si richiede la possibilità di usufruire del ferro da stiro tutti i giorni. Mancanza del kit di pronto intervento su tutti i posti di lavoro

7 VAGLIA E SVINCOLO: tempo di attesa troppo lungo

8 BAMBINI: inammissibilità dei bambini nelle sezioni che non possono accoglierli

9 RAPPORTI DISCIPLINARI: vengono inflitti con troppa facilità, isolamenti ingiustificati

10 SUSSIDIO MINISTERIALE: carenza di lavoro e sostegno per coloro che non usufruiscono dei colloqui. Mancanza della retribuzione per i corsi scolastici.

11 DIGITALE TERRESTRE: si richiede l’ installazione del ricevitore terrestre

12 RACCOLTA DIFFERENZIATA: si richiede di poter effettuare la raccolta differenziata per batterie e plastica

13 MISURE CAUTELARI ALTERNATIVE: i giudici non concedono misure alternative alla detenzione carceraria.

14 SOVRAFFOLLAMENTO: il reparto camerotti prevede tre piani di 15 celle da tre detenute per un totale di 115, attualmente ne ospita 182

15 AMNISTIA: questa protesta si rivolge anche alle istituzioni affinché concedano l’amnistia considerando che sono tantissimi anni che non viene data

Roma 06/07/2209 firme delle 182 detenute del reparto camerotti

Voci di donna dai CIE

Questo governo pretende di rispondere alla questione della sicurezza pubblica creando
luoghi di detenzione in cui vengono perpetrate violenze. 
Il governo stanzia 138 milioni di euro per i CIE e solo tre milioni per
l'assistenza alle vittime di violenza di genere... e 30 milioni per soli 6
giorni di G8 in Sardegna 

VOCI DAL BRACCIO FEMMINILE 
Dopo la morte di Nabruka, suicidatasi perchè aveva il terrore dell'imminente
rimpatrio, la compagna di cella che ritrovò il corpo, nonostante la richiesta
di essere trasferita, è rimasta nella stessa cella ed è stata imbottita di
psicofarmaci. 
Molte delle donne rinchiuse nei CIE, in particolare quelle di nazionalità nigeriana,
sono clandestine in quanto vittime di tratta al fine dello sfruttamento
sessuale. Tra queste ci sono anche delle minorenni che, in barba ai trattati
internazionali sulla difesa dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza,
finiscono in galera. 
Accade anche una promiscuità in cui vittime della tratta e sfruttatrici si trovano a
stretto contatto, magari nella stessa camera. 
Nel clima di esasperazione e assenza di legalità spesso si verifica che vengano
richieste prestazioni sessuali di vario tipo alle donne in cambio di un piccolo
favore, come l'acquisto di uno specchietto o altri oggetti di uso quotidiano. 
Un altro caso allarmante e quello di donne che, dopo aver finalmente trovato il
coraggio di andare a denunciare le violenze subite da anni dal marito, essendo
clandestine (perchè prive di documento) è finita rinchiusa in un CIE. 
E TUTTO QUESTO PER LA SICUREZZA DI CHI? 
Sicuramente
per il sicuro profitto di chi gestisce e orchestra gli appalti che girano
intorno a questo perverso ingranaggio. 
Mantenere un clandestino in un CIE costa allo stato italiano ed ai contribuenti circa 70
euro al giorno, ma ai detenuti  solo un
litro d'acqua al giorno, cibo scadente e centellinato e lenzuola di carta. 
Per on parlare delle condizioni igieniche generali, in cui farsi una doccia
diventa rischio di contrarre infezioni o malattie.  
  
LA LOTTA ALLA VIOLENZA ULLE DONNE NON HA CONFINI 
SOLIDARIETA' ATTIVA ALLE DONNE INTERNATE NEI CIE 
QUESTA “SICUREZZA” NON E' NEL NOSTRO NOME 

PRESIDIO DAVANTI AL CIE DI PONTE GALERIA

.hmmessage P
{
margin:0px;
padding:0px
}
body.hmmessage
{
font-size: 10pt;
font-family:Verdana
}

GIOVEDÌ 9 LUGLIO 2009, DALLE ORE 16.30

Nelle giornate in cui si svolgerà il G8 vogliamo stare a Ponte Galeria,

 mentre i cosiddetti “grandi della terra” saranno nascosti dentro una caserma

 a parlare della crisi. I governi del mondo chiamano a gran voce la libera circolazione 

delle merci e dei capitali, pretendendo di fermare e controllare i flussi migratori, 

mentre l'unica possibilità di movimento concessa alle persone sembra essere quella legata 

al mercato del turismo o allo sfruttamento del lavoro. 

Respingimenti, politiche securitarie e detenzioni indiscriminate sembrano essere le uniche 

risposte che i cosiddetti paesi industrializzati sono intenzionati a praticare per fronteggiare

 questa crisi economica e sociale che hanno contribuito a creare.

Vogliamo stare a Ponte Galeria perché nei CIE (Centri di identificazione ed espulsione) 

finiscono persone rastrellate per strada mentre tornano a casa dopo una giornata 

di lavoro sottopagato, mentre fanno la fila per rinnovare il permesso di soggiorno, 

oppure mentre aspettano un amico per uscire la sera. 

Puoi aver lavorato per vent'anni in Italia, puoi essere nata o nato qui, 

ed essere recluso solo perché non hai il permesso di soggiorno.

All'interno dei CIE viene quotidianamente calpestata la dignità umana. 

Non è garantita l'assistenza igienico-sanitaria: spesso manca l'acqua calda,

 non c'è ricambio di asciugamani e le persone dormono su lenzuoli usa e getta 

che sono costrette ad utilizzare per settimane. 

Ogni persona ha diritto a un solo litro d'acqua al giorno, anche nei periodi più caldi. 

Molto spesso le persone detenute vengono imbottite di psicofarmaci, 

cosa che ha portato a collassi fisici, mentre viene rifiutata la possibilità di farsi

 visitare da un medico. Persone affette da malattie contagiose vengono lasciate a

contatto con le altre, aumentando il rischio di epidemie, nell'indifferenza del personale

 sanitario e delle forze di polizia.

Chi è detenuto denuncia una carenza di comunicazione pressoché totale e le poche 

informazioni che sono disponibili non vengono tradotte nelle diverse lingue. 

L'assistenza legale minima non è garantita. 

Le decisioni sulla detenzione e sulle espulsioni sono affidate ad avvocati civilisti

 e giudici di pace, che non hanno le competenze necessarie per gestire i casi che si trovano

 di fronte.Pestaggi e abusi da parte della polizia e della Croce Rossa 

(che gestisce il CIE di Ponte Galeria) sono all'ordine del giorno e chiunque si trovi 

a protestare subisce violenze fisiche e intimidazioni. 

Solo a Ponte Galeria negli ultimi tre mesi si sono registrate due morti: Salah Soudani, 

morto in circostanze poco chiare dopo che il personale sanitario ha rifiutato di fornirgli 

l’assistenza medica, e Nabruka Mimuni, che viveva in Italia da trent'anni e che, 

dopo aver ripetutamente minacciato di togliersi la vita piuttosto che essere rimpatriata, 

è stata lasciata in balia del proprio destino.

Non è pensabile che persone che hanno scelto di andarsene dal proprio paese d’origine, 

mettendo spesso a rischio la propria vita per costruirsi un futuro migliore, 

o per fuggire da un presente di oppressione, si trovino ad essere rinchiuse in un lager di stato.

La clandestinità non é un reato, ma una condizione imposta da politiche razziste, xenofobe,

 basate sullo sfruttamento. Noi non ci consideriamo “italiani” o stranieri ma siamo tutti e 

tutte abitanti del mondo.Reclamiamo la libertà di movimento di tutte e tutti.

Vogliamo la chiusura di tutti i Centri di Identificazione ed Espulsione.

Rifiutiamo la società dei recinti e delle frontiere.

GIOVEDÌ 9 LUGLIO, DALLE ORE 16.30

PRESIDIO A PONTE GALERIA: MUSICA, VOCI, PAROLE.

Portiamo tutta la nostra creatività, la nostra rabbia e la nostra forza davanti a quelle mura.

L'appuntamento è nel parcheggio della fermata "Fiera di Roma" del trenino per 

Fiumicino aeroporto(Via Gaetano Rolli Lorenzini angolo Via Cesare Chiodi).

Other languages: Continue reading