Comunicato sullo stupro avvenuto nella ex-scuola “8 marzo”

 


 

Alcuni
giorni fa all’interno della scuola occupata “8 marzo” tre uomini occupanti
hanno agito violenza contro una donna ospite, anche
lei, dell’occupazione. La donna ha denunciato gli stupratori.

Noi
ci schieriamo a fianco di questa donna a cui riconosciamo il coraggio della
denuncia ed esprimiamo a lei tutta la nostra solidarietà.

 Purtroppo
la nostra esperienza politica e sociale ci ha insegnato che la sopraffazione
degli uomini sulle donne avviene anche in quegli ambienti che dovrebbero essere
liberi, come gli spazi di movimento, e che tali
violenze
 non cesseranno mai di esistere se non vengono costantemente messi
in discussione i rapporti di potere tra i generi e contemporaneamente
e
fermamente condannati gli atteggiamenti e i comportamenti sessisti che
troppo spesso  vengono  assunti come “normali” in una società
patriarcale e uomo-centrica e passano pertanto in secondo piano.

 
Abbiamo
invece appreso, con rabbia e rammarico, che la donna non ha ricevuto alcun tipo
di solidarietà da parte degli altri occupanti. Anzi è stata letteralmente
cacciata fuori dalla 8 marzo dopo essere stata picchiata! Inoltre non solo gli
occupanti,  continuano a convivere
tranquillamente con gli uomini violenti, ma, a quanto ci viene riferito,
iniziano a girare voci che denigrano la donna per il suo stile di vita e per i
suoi comportamenti: un copione che da sempre accompagna gli episodi di violenza
contro le donne quando queste denunciano pubblicamente la violenza subita. 

 
Tra
le persone accusate di violenza c’è Sandro Capuani, un occupante che, pur non
avendo mai fatto parte del CSOA Macchia Rossa, è stato coinvolto nel
procedimento giudiziario contro alcuni militanti e una militante del centro
sociale e della 8 marzo occupata.

 
Esprimiamo
la nostra netta condanna nei confronti di tale soggetto a cui, da ora in
avanti, neghiamo ogni forma di sostegno politico, legale ed umano.

 
A
questo punto ci aspettiamo ogni sorta di strumentalizzazione da parte dei
carabinieri della stazione di villa Bonelli e dai cosiddetti giornalisti loro
sodali, vista la fervida fantasia di cui hanno saputo dare prova. Questo non
toglie nulla alla drammaticità dei fatti.

 
Nell’ottobre
del 2007 c’era stata un’altra grave aggressione ai danni di una occupante della
“8 marzo” da parte del suo compagno. Allora, però, il comportamento degli/delle
occupanti era stato ben diverso: l’aggressore era stato messo in fuga ed il
massimo sostegno era stato fornito alla donna, arrivando anche a testimoniare
in tribunale sull’avvenuta aggressione.

 
Dal
14 settembre 2009, data del ben noto arresto di alcuni compagni e di una
compagna, le cose sono cambiate. Hanno tentato di farci credere che in
un’occupazione dove ci sia un’assemblea che si
dà delle regole finalizzate ad una convivenza civile ed al contrasto di
comportamenti violenti, in particolare contro le donne, è da considerarsi un
crimine. Un crimine da punire con la galera. O almeno questo, secondo il
teorema accusatorio costruito da magistratura e carabinieri, è quello che
vogliono farci credere.

 
Nei
mesi successivi a quella data la situazione all’interno della “8 marzo” non ha
fatto che peggiorare: dietro l’esplicita minaccia della repressione, i
meccanismi di autogestione hanno smesso di funzionare, compagni e compagne sono
stati progressivamente allontanati/e dall’occupazione, che si è di fatto
auto-isolata dal contesto cittadino della lotta per la casa. A parte alcuni che
hanno tentato di evitarlo, la maggioranza deglidelle occupanti, sempre dietro
la minaccia dei carabinieri, ha di fatto abbandonato la strada
dell’autorganizzazione, accettando la convivenza con informatori e spie,
tralasciando la lotta e negando nei fatti la solidarietà ai compagni e alla
compagna inquisiti.

 
Per
tutti questi motivi, purtroppo, ad oggi i compagni e le compagne del CSOA
Macchia Rossa non hanno nulla a che fare con la gestione dell’occupazione “8
marzo” e dichiarano pubblicamente e politicamente la loro estraneità a quello
che accade in un’occupazione gestita dai carabinieri e priva delle fondamenta
dell’autorganizzazione sociale, della lotta e della solidarietà.

 
CSOA
Macchia Rossa – Magliana