Lucrano e normalizzano sui nostri genitali. No grazie. #intersex

Foto di Del LaGrace Volcano

Oggi, 28 Settembre 2013, alcuni medici stanno discutendo di come curare il cosiddetto “sesso incerto” dei neonati presso l’ospedale San Camillo, almeno per quanto riportato dal settimanale Il Venerdì di Repubblica del 6 Settembre a poca distanza dall’incontro internazionale degli endocrinologi pediatri che ha affrontato anche quel tema.

Abbiamo deciso di sollevare come problema le informazioni che si stanno diffondendo in merito alle cosiddette patologie genitali neonatali, ai “disordini” che spesso vengono semplicemente ridotti a un problema chirurgico, ormonale o di vestiario, problema da risolvere perché nella nostra società sono possibili solo due sessi, due generi e possibilmente due orientamenti sessuali. Si tratta di deviazioni da normalizzare in fretta perché nella nostra società sono possibili solo due sessi, due generi e possibilmente due orientamenti sessuali. Si operano chirurgicamente neonat* e si insiste sulla necessità di farlo il più precocemente possibile, anche se sono gli stessi medici ad evidenziare che in questi casi gli interventi spesso non finiscono mai.

Mariacarolina Salerno pediatra endocrinologa del Dipartimento di pediatria dell’università Federico II di Napoli “Dsd è un termine che racchiude varie patologie, tutte complesse e di difficile gestione.  La diagnosi di iperplasia surrenale congenita classica, ad esempio, è dovuta nel 90% dei casi dalla carenza  un enzima fondamentale nella sintesi del cortisolo, l’ormone salvavita, l’assenza di questo enzima determina una carenza di cortisolo con gravi problemi di sopravvivenza per il neonato, ma anche uno sbilanciamento dell’attività della ghiandola surrenalica che produce un eccesso di ormoni androgeni, mascolinizzanti. Se succede durante la vita intrauterina questi ormoni interferiscono con lo sviluppo dei genitali esterni di tipo femminile e il neonato avrà genitali esterni atipici talora indistinguibili da quelli di un maschietto.  In questo caso l’attribuzione del sesso è di tipo femminile e si consiglia un intervento chirurgico intorno all’anno.  Ma queste ragazze, una volta adolescenti, dovranno affrontare altri piccoli interventi chirurgici

scriveva Valeria Pini il 28 Agosto

Da un pò di mesi Repubblica si sta occupando dell’argomento con diversi articoli che citano sempre il direttore generale del San Camillo Aldo Morrone. Uno dei primi, forse proprio il primo è questo, pubblicato il 20 Giugno e di cui abbiamo già parlato.

L’enfasi sugli interventi ci sembra molto bizzarra, considerando che nel resto del mondo si cerca di diminuirli e di lasciar crescere le persone intersessuali come vogliono almeno fin quando non possono decidere per se stesse (in Germania si potrà affiancare un “terzo sesso” nei documenti personali, in Argentina si può scegliere come indicare il proprio sesso/genere sui documenti). Forse è proprio con questi interventi che si cerca di colmare un vuoto legislativo (in Italia a 10 giorni dalla nascita deve essere stabilito un sesso) o far lucrare gli specialisti del settore?

D’altra parte, le mutilazioni genitali intersessuali sono un business mondiale.

E infatti proprio dall’Espresso, che democraticamente riporta le motivazioni delle persone intersex che protestano, arriva una conferma:

un registro unico delle nascite verrà creato il 28 settembre con una riunione dei massimi esperti al San Camillo di Roma, come ci spiegano il direttore generale Aldo Morrone e il chirurgo pediatrico Giacinto Marrocco. “Vorremmo che ci fossero solo due o massimo tre centri autorizzati in tutto il Paese per la diagnosi avanzata e gli interventi, in modo da creare poli di eccellenza e non disperdere le specializzazioni”, dice Morrone. “I dati finora disponibili – aggiunge Marrocco – parlano di una nascita intersex ogni 4500/5000 parti, con un incremento del 5% e picchi del 10% negli ultimi 5 anni

Noi stiamo con chi vuol decidere per sé e con tutta calma su come vivere i propri genitali, prendere o non prendere ormoni, stabilire o no un genere o più generi.

Stiamo con le persone che vengono sottoposte a calvari chirurgici e analisi, private del piacere sessuale, persone giudicate ancora “mostruose” come nei secoli della Controriforma. Stiamo con chi lotta contro ogni tipo di mutilazione genitale, ci ricordiamo di come l’isteria veniva curata con la cliteredectomia, così come che da occidentali spesso abbiamo giudicato barbare le usanze dolorose e sessiste di altri continenti senza guardare ai nostri ospedali.

Siamo stufe.

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