Storie di ordinaria repressione

 

Quello del 4F è uno dei più gravi casi di corruzione accaduti nella
città di Barcellona negli ultimi anni. Coinvolti polizia, giudici e
governo.

Il 4 febbraio del 2006 qualcuno lanciò un vaso di fiori da una casa
occupata di Barcellona durante una festa, ferendo gravemente un agente
di polizia. Il Comune  e la polizia, non potendo verificare chi avesse
effettivamente lanciato il vaso scelsero dei capri espiatori incolpando
persone innocenti che non si trovavano dentro la casa e altre che
nemmeno si trovavano nei paraggi.
Questi furono i risultati di alcuni anni di processi e farseschi
dibattimenti:
– Álex Cisternas e Juan Pintos hanno scontato due anni di custodia
cautelare e altrettanti in prigione e semilibertá.
– Rodrigo Lanza ha trascorso tre anni in prigione in custodia cautelare
ed attualmente gode di un regime di semilibertà.
– Álex, Rodrigo e Juan furono torturati durante la detenzione da parte
della polizia: ma la loro denuncia per torture non fu mai accolta.
– Patricia Heras, detenuta durante un rastrellamento all’Ospedale dove
era andata a causa di un incidente in bicicletta accaduto quella stessa
notte ha trascorso due mesi in prigione e 4 mesi in terzo grado fino a
che, il 26 aprile del 2011, non sopportando piú la pressione, ha deciso
di togliersi la vita.
Il primo appello si svolse con molteplici irregolarità, non furono
accettate le prove della difesa e l’unica prova dell’accusa fu la
testimonianza di due poliziotti: Bakari Samyang e Víctor Bayona.
Fu presentato un ricorso alla Corte Suprema che ratificò la sentenza e
aumentò le condanne. Attualmente aspettiamo una risposta dal Tribunale
Costituzionale di fronte al quale è stato presentato un altro appello.
Ma da qualche mese, per smontare questa messinscena della polizia e
dell’Ayuntamento di Barcellona abbiamo un dato nuovo.
Gli agenti della Guardia Urbana che furono gli elementi chiave del
caso, Samyang e Bayona, sono stati condannati per tortura. La sentenza
mette in evidenza come simularono un delitto e falsificarono documenti,
fatti che mettono in discussione la credibilità delle loro
dichiarazioni come testimoni del caso 4F.
Amnesty International e la difesa denunciarono le torture subite dagli
accusati del 4F ma la giudice del Tribunale 18 di Barcellona, Carmen
García Martinez (tornata alla ribalta in questi giorni per aver
comminato un mese di prigione preventiva agli studenti arrestati il 29
Marzo, giorno dello sciopero generale), si rifiutò di indagare e di
aprire un fascicolo per fare luce su questi abusi.

Questo è parte dell’appello che la campagna Desmontaje4F (Smontiamo
il 4F) ha lanciato in tutte le città europee. Noi lo accogliamo con
tutto la solidarietà e la consapevolezza che abbiamo anche perché
conosciamo bene le “storie di corruzione, torture, sequestro e
morte”.
Il prossimo 20 giugno vorremmo raccontare altre storie di “ordinaria
repressione”. La storia di Lander Fernandez Arrinda un giovane
attivista basco residente a Roma, che pochi giorni fa è stato
letteralmente “catturato” da una squadra di poliziotti italiani ma
sotto mandato di un feroce governo spagnolo. Vorremmo raccontare di una
ferita ancora aperta, quella di Genova 2001. Oggi dopo 11 anni, ci
troviamo con chi vorrebbe che di quelle giornate rimanessero solo delle
sentenze dei tribunali: l’assoluzione per lo Stato e i suoi apparati e
la condanna di 10 persone accusate di devastazione e saccheggio. 10
persone a cui vorrebbero far pagare il conto, con 100 anni di carcere.
Con quest’iniziativa, in una prospettiva plurale e solidale, iniziamo
il nostro racconto fatto di reti e di patti di “mutuo soccorso”.
Reti che abbiano mezzi e strumenti di contrasto alla repressione, che
sappiano leggerla, ma che siano principalmente il luogo della
solidarietà comune.

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