Nessuna marcia sui nostri corpi, Giorgiana vive!

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Oggi, 12 maggio, il centro di Roma è stato attraversato da un corteo cittadino per ricordare Giorgiana Masi, uccisa nel 1977 dalle squadre speciali di Kossiga (allora Ministro dell’Interno).
Oggi come ieri la determinazione delle compagne e dei compagni ha sfidato il divieto della questura che ha difeso fino alla fine l’altro corteo previsto nella giornata.

Stiamo parlando della “Marcia per la vita”. Una schiera di bigotti cattolici integralisti, scortati da un servizio d’ordine fascista e difesi dal sindaco Alemanno, ha ottenuto l’agibilità politica di marciare su Roma, portando in piazza immagini macabre.
La Roma Antifascista e Antisessista, nonostante il divieto di scendere in piazza, si è autoconvocata in un corteo partito da Campo de’ Fiori. Durante il percorso abbiamo avuto modo di comunicare alla città che se il corpo delle donne diventa un campo di battaglia, noi rispondiamo guerra alla guerra.
La Ru486, l’obiezione di coscienza ma più in generale la libertà di scelta e di una sessualità consapevole sono dei punti su cui non siamo disposti a cedere, anzi: ciò che ci tolgono ce lo riprendiamo pezzo per pezzo.

Allo stesso modo risponderemo a qualsiasi attacco che vuole fare delle famiglie eterosessuali il nostro destino, condannandoci di fatto a subire violenza dentro e fuori le mura domestiche.
Il corteo ha raggiunto Ponte Garibaldi, dove Giorgiana è stata uccisa, dopo due ore di blocchi stradali.

PS: MA VOI LA CONOSCETE LA STORIA DE MARINO?!?!

A fine corteo, ci è arrivata la notizia che Ignazio Marino, candidato a Sindacodi Roma per il PD, ha dichiarato pubblicamente che la “marcia per la vita è giusta [...]  io sono per la vita in ogni suo stadio”.

Non deleghiamo nessuna scelta sul nostro corpo ai poltronisti di turno, questo non significa però che non leggiamo come chiara scelta politica il silenzio in cui si è chiuso il PD in quest’ultima settimana pur di non rischiare di perdere voti dell’elettorato cattolico.

Lette le dichiarazioni inaccettabili di Marino, abbiamo deciso di chiedere conto al diretto interessato.
Nel pomeriggio un gruppo di donne ha occupato il comitato elettorale di Marino, in via Cristoforo Colombo 112. Il candidato sindaco ci ha ricevute assicurando di aver comunicato alla stampa in modo scorretto le sue opinioni in merito. Fatto sta, che almeno fino al tardo pomeriggio, il virgolettato compariva sulle principali testate giornalistiche.

Resta quindi il forte sospetto che si trattasse di becera campagna elettorale: cavalcare la marcia per la vita per non perdere voti.
Se è vero che c’è stato un errore di comunicazione con la stampa, nessun* ha chiaramente affermato che non vedremo più marciare sulle nostre strade squadristi antiabortisti, che ci sarà una distinzione chiara tra embrione e bambino, nè che ci sarà un chiaro indirizzo politico per il rispetto della legge 194/78, contro l’obiezione di coscienza.
La difesa della nostra libertà di scelta non la deleghiamo.

Ma quale marcia_ ma quale vita_siete muffa per la fica.

La Questura di Roma vieta il corteo in ricordo di Giorgiana Masi e contro il femminicidio

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Dopo 2 giorni di trattativa con la Questura di Roma, i gruppi e le associazioni di donne, i collettivi autorganizzati e liberi individui, promotori della giornata del 12 maggio in ricordo di Giorgiana Masi, contro il femminicidio e in contestazione alla “Marcia per la vita” convocata dall’oltranzismo cattolico, ricevono il divieto di manifestare in qualsiasi luogo adiacente al percorso della marcia.
Si tratta dell’ennesima dimostrazione di come l’operato delle forze dell’ordine sia asservito ai poteri del governo cittadino e allo stato del vaticano, nascondendo una marcia tutta politica sotto le vesti di manifestazione sportiva, e adducendo motivi di ordine pubblico.
Giorgiana Masi come centinaia di persone il 12 maggio del 1977 erano in strada sfidando, anche quella volta, il divieto di manifestare.
Oggi come ieri saremo nelle strade del centro di Roma, partendo da Piazza Campo de Fiori fino ad arrivare a Ponte Garibaldi.
Con o senza autorizzazioni noi costruiremo la nostra giornata.
La nostre vite sono autodeterminate e la nostra rabbia non si placa.

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Sabato 6 aprile abbiamo attraversato il centro di Roma, un non-luogo  che è ormai  solo una vetrina per turisti. Con la SlutWalk, femministe, soggettività e collettivi lgbti, Queer, Cagne e favolosità varie si sono riappropriat@ delle strade da cui quotidianamente sono esclus@.
Siamo partit@ dal Teatro Valle, abbiamo fatto lo struscio al Pantheon, abbiamo inveito sotto il Parlamento e abbiamo  canzonato le boutique di via del Governo Vecchio. Poi ci siamo sciolt@ in una pomiciata collettiva a piazza Navona.

La Slutwalk di Roma è stata il punto di arrivo di un percorso e di un ragionamento sul corpo, per trovare collettivamente un modo con cui risignificarlo in senso politico.
Si è svolta all’interno del Festival “Da Mieli a Queer” perché abbiamo individuato nella normalizzazione e nell’omologazione i processi attraverso cui il controllo sociale reprime desideri e scelte.
La Slutwalk è un insieme di pratiche, per noi è stata l’occasione di intraprendere percorsi e tessere alleanze con altre soggettività che, come le donne, vengono stigmatizzate in base a scelte sessuali e attività riproduttive.
FUCK PATRIARCHY!

Il corpo, svincolato dalle imposizioni e dai condizionamenti esterni che lo rendono oggetto, diventa soggetto che rivendica bisogni e desideri all’interno di una collettività complessa; un soggetto che rivendica il diritto inalienabile di attraversare spazi pubblici e privati senza subire violenza, anche sotto forma di uno sguardo morboso.

Nella cultura in cui siamo immers@  le donne passano automaticamente da vittime di violenza ad ammaliatrici di uomini. Nella differenza delle storie ciò che rimane è il meccanismo giudicante (solo per fare alcuni esempi si potrebbe partire da “Processo per stupro” fino ai più recenti casi di violenza : Montalto di Castro, San Sepolcro, L’Aquila).

Con la SlutWalk ribaltiamo la logica della marginalizzazione con quella della rivendicazione, a partire dalla parola Puttana: la più usata per offendere le donne.
Nel nominarci Puttane abbiamo deciso di riappropriarci e gridare a squarciagola una parola che ci incolpa, spesso e volentieri, di andarci a cercare stupri e violenze con le nostre minigonne e le nostre scollature profonde.

Noi rivendichiamo il diritto di essere libere, di andare dove ci pare, baciare chi ci pare e scopare con chi ci pare.

Il Manifesto Cagna

Ecco l’ estratto di The Bitch Manifesto – Manifesto Cagna (qui in versione intera) scritto da Joreen nell’autunno del 1968 che abbiamo proposto nel workshop.

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“CAGNA è un’organizzazione che ancora non esiste. Il nome sta a significare esattamente quello che sembra.
CAGNA è formata da Cagne. Esistono molte definizioni di cagna.

Le Cagne ricercano rigorosamente la propria identità in sé stesse e in quello che fanno. Sono soggetti, non oggetti. Possono avere un rapporto con una persona o un’organizzazione, ma non ‘sposano’ mai qualcuno o qualcosa: un uomo, un palazzo o un movimento.

Come il termine “negro”, “cagna” ha la funzione sociale di isolare e screditare una categoria di persone che non si conformano ai modelli di comportamento socialmente accettati. CAGNA non usa questa parola in senso negativo. Dovrebbe essere un atto di affermazione di sé e non di negazione da parte di altri.
La caratteristica più notevole di tutte le Cagne è che violano brutalmente le comuni concezioni di comportamento sessuale appropriato. Le violano in modi diversi.
Le Cagne si rifiutano di servire, onorare e obbedire a nessuno.
Pertanto, se presa sul serio, una Cagna è una minaccia per le strutture sociali che tengono le donne schiave, e i valori sociali che giustificano il mantenimento delle donne ‘al proprio posto’. E’ la testimonianza vivente del fatto che l’oppressione della donna non deve esistere per forza, e come tale solleva dubbi sulla validità di tutto il sistema sociale. Poiché è una minaccia, non viene presa sul serio. Viene invece derubricata come ‘deviante’.
Le Cagne non sono oppresse solo in quanto donne, ma anche per non essere ‘come le donne’. Perché ha insistito per essere prima umana che femminile, di essere fedele a sé stessa prima di inchinarsi alle pressioni sociali, una Cagna cresce da outsider.
Tutte le Cagne hanno rifiutato, nella mente e nello spirito, di conformarsi all’idea che esistano dei limiti a ciò che possono essere e fare. Non hanno messo limiti alle proprie aspirazioni o alla propria condotta. Per questa resistenza sono state duramente condannate. Sono state ridotte al silenzio, snobbate, derise,chiacchierate, schernite e ostracizzate.
Una Cagna ha una mente tutta sua e vuole usarla. Vuole eccellere, essere creativa, assumersi responsabilità. Quando si scontra con l’incrollabile muro dei pregiudizi sessuali, non si conforma. Si annienterà piuttosto, a furia di scontrarsi contro quel muro, perché non può accettare il ruolo, scelto da altri per lei, di ausiliaria. Di tanto in tanto riuscirà ad aprire un varco. Utilizzerà il proprio ingegno per trovare una scappatoia, o ne creerà una.
Alcune si rendono conto che il loro dolore non deriva solo dal loro non essere conformi, ma dal loro non voler conformarsi. Da ciò deriva la consapevolezza che non ci sia nulla di particolarmente sbagliato in loro, semplicemente non possono adattarsi a questo tipo di società. Molte, infine, imparano a isolarsi da un ambiente sociale così duro. Le Cagne possono diventare così indurite e callose che le loro ultime vestigia di umanità restano sepolte nel profondo e quasi distrutte.
Alcune, al posto di callosità, sviluppano ferite aperte. Invece di sicurezza, sviluppano una malsana sensibilità al rifiuto. Apparentemente forti esteriormente, dentro sono una poltiglia sanguinolenta, scorticate dalle frustate verbali continue che hanno dovuto sopportare.
Solo con le altre Cagne una Cagna può essere veramente libera.
Le Cagne sono le meno celebrate degli eroi meno celebrati in questa società. Sono pioniere, avanguardie, punte di diamante. Sia che desiderino o meno ricoprire questo ruolo, lo realizzano essendo semplicemente sé stesse. Coloro che violano i limiti li ampliano, o causano falle nel sistema.
Cagne sono state le prime donne ad andare all’Università, le prime a rompere il soffitto di cristallo delle professioni, le prime rivoluzionarie sociali, le prime sindacaliste, le prime capaci di organizzare altre donne. Perché non erano esseri passivi e hanno agito spinte dal risentimento di essere schiacciate, hanno avuto il coraggio di fare quello che le altre donne non avrebbero fatto. Hanno subito l’artiglieria pesante e la merda che la società serve a coloro che vorrebbero cambiarla, e hanno aperto alle altre donne porte sul mondo che altrimenti sarebbero rimaste chiuse. Hanno vissuto ai margini. E da sole o con il supporto delle proprie sorelle hanno cambiato il mondo in cui viviamo.
Le Cagne sono, per definizione, esseri marginali di questa società. Non hanno un proprio posto e in ogni caso non lo occuperebbero. Sono donne, ma non ‘vere donne’. Sono esseri umani, ma non di sesso maschile.
Come alla maggior parte delle donne è stato insegnato loro ad odiare sé stesse e tutte le altre donne. Interiorizzare un’idea di sé negativa si traduce sempre in una buona dose di amarezza e risentimento. Questa rabbia è di solito o rivolta contro di sé – rendendo una persona sgradevole, o su altre donne – rafforzando perciò gli stereotipi sociali. Solo attraverso la coscienza politica la rabbia viene rivolta all’origine del problema – il sistema sociale.
Le Cagne devono formare un movimento per affrontare i problemi in maniera politica. Devono organizzare la propria liberazione così come tutte le donne devono organizzare la loro.
Dobbiamo essere forti, dobbiamo essere militanti, dobbiamo essere pericolose. Dobbiamo renderci conto che ‘Cagna è bella’ e che non abbiamo nulla da perdere. Niente di niente.”

Laboratorio sulla Slutwalk : *Pratiche Politiche E Corpi A Confronto*

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In occasione del Festival “Da Mieli A Queer”, Le Ribellule presentano…

Laboratorio sulla Slutwalk : *Pratiche Politiche E Corpi A Confronto* 

Poche e pochi conosconono la storia delle  SlutWalk. E’ stata una risposta collettiva nata il 3 aprile 2011 a Toronto, quando l’agente Michael Sanguinetti, un ufficiale della polizia locale, ha suggerito che per essere al sicuro, “le donne dovrebbero evitare di vestirsi come troie”, addossando così la colpa di stupri e violenze alle donne.
In molte città del mondo sono nate spontanteamente SlutWalk per rompere i confini del nostro agire, per riprendere la libertà dove censori violenti e moralisti vogliono toglierla.

In Italia succede lo stesso, ma fino ad oggi non c’è stata una reazione di questo tipo.

Quante volte sentiamo la frase ” te la sei cercata”? Quante volte siamo noi ad essere i/le sbagliat@?

La SlutWalk come pratica di piazza è riuscita a ribaltare i termini dell’attacco.

“Mi vesto come mi pare , bacio chi mi pare e scopo con chi mi pare”.

Insomma le piazze respiravano di puttane e il significato delle SlutWalk cresceva e si ampliava.

Oggi, in  questo spazio collettivo, vorremmo provare ad agire insieme questo discorso.

Riportarlo tra le pratiche di decostruzione e di lotta e rivendicando l’autedeterminazione sui nostri corpi e sulle nostre vite.
Risignificare il corpo in senso politico, ovvero agire con i nostri corpi per danneggiare l’opinione ben pensante, per rompere le catene del controllo sociale .

Partire da noi significa mettere in gioco i nostri desideri e le nostre paure.Riconoscersi, mescolarsi e agire collettivamente, una attenta all’altra.

Donne, lesbiche, froci, queer e favolosità varie in un esperimento dove conta il personale e il politico.

E’ questa la nostra sfida contro il potere.

Puttane united.
Adeschiamo desideri…
Riprendiamoci le strade!

Laboratorio Marcia delle Puttane.

 

PER GIORNATA DI VENERDI  5/04 @CCO Mieli

16,00 Laboratorio sulla Slutwalk : *pratiche politiche e corpi a confronto* a cura delle Ribellule – Collettivo femminista

NB: il laboratorio del venerdì avrà un numero chiuso di 25 partecipanti. Il luogo del ws sarà chiuso e protetto, per garantire la totale libertà di espressione – politica, personale, artistica – delle/i partecipanti. I posti sono pochi, quindi chi prima arriva… ;)

per iscriversi, mandare una mail a :

myslutwalk@gmail.com

PER LA GIORNATA DI SABATO 6/04 @Teatro Valle Occupato

16,30 Laboratorio sulla Slutwalk e a seguire la “Marcia delle puttane”

 per info:
Festival DaMieliAQueer
pagina fb

Assemblea 7/03 dalle 16:00 @Quarticciolo

mAPPAcONSULTORI

UNA GIORNATA PER IL DIRITTO ALLA SALUTE DELLE DONNE

Il Consultorio è un servizio pubblico totalmente gratuito che garantisce e tutela la salute della donna nelle varie fasi della vita, svolgendo una funzione essenziale per la diffusione di corrette informazioni su sessualità e su contraccezione, la prevenzione di malattie, l’interruzione di gravidanze indesiderate, e per una maternità consapevole con assistenza durante e dopo la gravidanza.
Nel 2007 i Consultori in Italia erano 2.097, nel 2009 erano 1.911, e oggi continuano a diminuire, nonostante la legge del 1996 preveda un consultorio ogni 20 mila abitanti. Anche nel Comune di Roma i Consultori stanno subendo drastiche riduzioni di orario, accorpamenti e chiusure.
Da sempre, i Consultori sono oggetto di pesanti attacchi politici e di stampo cattolico, che mirano a privatizzali e a snaturarli, in quanto luoghi dell’emancipazione femminile e della ripresa delle proprie scelte individuali, in particolare, sull’interruzione Volontaria di Gravidanza.
Unici presidi socio-sanitari ad accesso gratuito, in un’ottica di privatizzazione, i Consultori sono il primo servizio a essere tagliato.

Solo chi ha i soldi potrà curarsi?

Difendiamo il diritto alla salute di tutte le donne

Incontriamoci

GIOVEDì 7 MARZO DALLE 16.00

davanti al consultorio di via Manfredonia 45, Quarticciolo

per una giornata di condivisione in cui poter parlare di questo e altro: contraccezione, RU486, obiezione di coscienza, procreazione medicalmente assistita, tagli alla sanità pubblica, violenza sulle donne…

E A SEGUIRE BALLI E CANTI!

Comitato in difesa del Consultorio di Via Manfredonia, Assemblea Donne Consultorio di Piazza dei Condottieri, Assemblea Donne Consultori IV Municipio, Centro Donna L.I.S.A., Collettivo Femminista Le Ribellule, Comitato Donne 100celle&dintorni, Lucha y Siesta, Rete Donne II Municipio

Vengo alla Prima 16/02 @Tuba Bazar

vengoallaprima

16 Febbraio 2013

V E N G O   A L L A   P R I M A
@Tuba Bazar – Via del Pigneto, 19

Dalle ore 18:00 _Proiezione del video-documentario “La mia scelta viene prima”. Strumento di denuncia, d’informazione e di lotta, nonché un gesto di vicinanza verso chi ha vissuto esperienze simili, di e con il collettivo femminista e lesbico Vengo Prima di Venezia

a seguire dibattito sull’obiezione di coscienza e sui consultori.
Confronto sullo stato dell’arte in varie regioni italiane rispetto alla libertà di scelta e sugli strumenti collettivi di lotta
Sulla salute delle donne non si obietta!

intervengono:
Collettivo femminista e lesbico Vengo Prima
Mirella Parachini – ginecologa, vice presidente FIAPAC
Pina Adorno – Consulta dei consutori
Lisa Canitano – Vita di Donna Onlus

Sono invitate a partecipare le donne, le operatrici dei consultori, comitati e collettivi a difesa della salute pubblica e della libertà di scelta.

E Allora… V I E N I   A L L A   P R I M A???
16/02@Tuba Bazar – Via del Pigneto, 19

Contro ogni violenza sulle donne

Esprimiamo solidarietà con il centro antiviolenza dell’Aquila dopo le minacce subite a seguito della condanna a 8 anni per lo stupratore Tuccia: militare in servizio per il progetto “strade sicure”, che, nonostante abbia lasciato Rosa gravemente ferita e abbandonata in mezzo ad un cumulo di neve, è stato prosciolto dall’accusa di tentato omicidio.

Dopo le violenze inflitte nuovamente a Rosa durante il processo, veniamo a sapere che l’avvocata che la difende, Simona Giannangeli del centro antiviolenza dell’Aquila, ha subito delle gravi minacce; il biglietto che ha ritrovato sulla propria macchina riportava: “Ti passerà la voglia di difendere le donne…. Stai attenta e guardati sempre le spalle, da questo momento questo posto non è più sicuro per te”.

Nello stesso momento apprendiamo che a Roma, nel IV Municipio, i servizi contro la violenza sulle donne vengono affidati ad associazioni senza esperienza nel campo e volti alla riconciliazione familiare
.
Ci uniamo dunque al centro Donna Lisa nella denuncia di tali scelte.

La sicurezza nostra, delle strade e delle nostre città non la fanno i militari, ma le donne che creano solidarietà.

Rosa e Simona non sono sole.

Contro ogni donna stuprata o offesa, siamo tutte parte lesa!!!

Sull’evoluzione del reato di stupro:
http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2007/02/23/i-soliti-sospetti-storia-della-legge-sullo-stupro-quando-c-erano-i-capi-famiglia-e-lo-ius-corrigendi/
Sulla violenza a cui puó arrivare, reiterando quella già subita, un
tribunale http://www.youtube.com/watch?v=RLurjfwjI4g

Libertà per Pinar Selek

Pinar è stata condannata all’ergastolo dopo l’ennesimo processo farsa.

Sabato 26 gennaio alle 14 tutte e tutti sotto l’ambasciata turca, via Palestro 28, Roma.

Pinar Selek è una femminista antimilitarista pacifista turca perseguitata da 14 anni dallo Stato turco, in seguito a una ricerca sociologica da lei condotta nel 1996 sulle condizioni del conflitto armato tra la Turchia e il Kurdistan e le possibilità di soluzione. Nonostante varie assoluzioni, lo Stato turco ha riaperto il suo caso per l’ennesima volta e il 24 gennaio 2013 la 12° Corte penale di Istanbul dovrà pronunciarsi sulla richiesta di 36 anni di carcere.
In tutti questi anni Pinar non ha mai smesso di lottare, non è mai rimasta in silenzio, non si è richiusa in casa, e per questo viene perseguitata.
La sua lotta è la lotta di tutte noi, la sua libertà è la nostra libertà! Con la nostra solidarietà possiamo impedire questa condanna! ll loro accanimento non ha limiti. Neanche la nostra solidarietà. Nella sua lotta per la libertà, Pinar Selek non è sola!
Saremo presenti al processo insieme alle delegazioni francese e tedesca.
Invitiamo tutte e tutti a sottoscrivere questo appello e a diffonderlo.
Scriveteci a solidarietapinarselek@autistici.org

La storia di Pinar, narrata dal collettivo turco Amargi (in inglese).

In english below… Continue reading

Lettere dal carcere

Ci sono momenti in cui arriva il sole, attraversa le sbarre, filtra dal
vetro, attraversa la bottiglia che hai sul tavolo, si allunga in stralci
sul tavolo, ti scalda un po’ l’orecchio.

Ci sono momenti in cui di notte guardi il soffitto, ascolti il silenzio,
senti il rumore del vuoto del corridoio, ascolti il sibilo di una porta
chiusa.

Ci sono momenti in cui ti siedi a fumare una sigaretta all’aperto e
guardi il cielo e pensi che se credessi in Dio lo ringrazieresti di
poter godere di tanta bellezza anche da qui.

Ci sono momenti in cui cammini per i corridoi e pensi che non ti
usciranno più dai polmoni.

Ci sono momenti, tanti momenti, in cui il tuo corpo è fermo e la tua
mente ti sta immaginando mentre distruggi tutto quello che ti capita tra
le mani.

Ci sono momenti in cui pagheresti oro per una bella birra fresca.

Ci sono momenti in cui ti arriva, da non sai bene dove, un odore di
terra, di foglie, di autunno e ti ricordi.

Ci sono momenti in cui il sole del cielo d’autunno ti fa ripensare alle
montagne e al fiato dei tuoi cani.

Ci sono momenti in cui finalmente tutte le parole vuote scompaiono,
tutte le maschere cadono.

Ci sono momenti in cui cadono tutte quelle degli altri senza che loro lo
sappiano.

Ci sono momenti in cui ti accorgi che questo posto ti ha cambiato e
altri in cui pensi di essere sempre la stessa; e ti scopri e ti riscopri.

Ci sono momenti in cui riconosci l’ora della giornata dal rumore che
senti nei corridoi e ti accorgi che sta diventando normale.

Ci sono momenti in cui di notte ti svegli di soprassalto perché una luce
ti spia il sonno.

Ci sono momenti in cui vedi una madre piangere perché non può fare la
cosa più naturale su questa terra: stare con i suoi figli.

Ci sono momenti in cui piangi per il pianto di quella madre, per gli
abbracci negati, per i rapporti mutilati, perché pensi che per tanto
dolore nessuno pagherà mai.

Ci sono momenti in cui pensi che potresti guardare per ore il viso delle
compagne che sono con te, perché sai che è solo per quegli occhi che
non hai mai avuto paura di questo inferno.

Ci sono momenti in cui pensi al dolore di chi viene a trovarti; alle
loro facce che, tutte le volte che se ne vanno, sbigottite, dicono “la
stiamo lasciando qui”.

Ci sono momenti in cui il sangue si gela al pensiero della libertà
perché pensi che non potrai portare fuori con te le tue compagne.

Ci sono momenti, tanti momenti, in cui una risata irrompe come un tuono,
come una cascata da un dirupo e si dipana fresca sulla pelle, sul viso,
nella testa.

Ci sono momenti in cui vedi tornare il sorriso sul volto di una compagna
e pensi di non voler altro dalla giornata.

Ci sono momenti in cui ti arriva la voce che qualcuno è uscito o evaso e
le sbarre si incrinano e il sorriso è beffardo.

Ci sono momenti, tanti, costanti, ripetuti in cui pensi ad un cumulo di
macerie, a chiavi spezzate, a divise bruciate e senti la freschezza dei
piedi nudi sull’erba e il respiro è profondo.
/
Giulia, da Informa-azione
per scriverle:/

*Giulia Marziale*
CC Rebibbia Femminile
Via Bartolo Longo 92
00156 Roma