Vogliamo giustizia, prendiamo posizione accanto a Pinar Selek

Questo è un appello urgente a tutte le donne, le lesbiche, i gruppi, associazioni e reti femministe da parte di Amargi Women’s Solidarity Cooperative.

Pinar Selek, femminista, sociologa, pacifista, antimilitarista, scrittrice e tra le fondatrici di Amargi, si trova ad affrontare di nuovo il rischio di un ergastolo in un processo per cui è stata già assolta due volte.

Come l’opinione pubblica in parte conosce già, è diventata un bersaglio a causa della sua ricerca sociologica condotta nel 1996, relativa alle condizioni del conflitto armato tra la Turchia e il Kurdistan e alle possibilità di riconciliazione. Condotta in detenzione  preventiva, la ricerca le è stata sequestrata ed è stata pesantemente torturata per farle dire i nomi delle persone curde che aveva  intervistato. Siccome si è rifiutata di dare alle autorità i nomi delle sue fonti, è stata arrestata. Mentre era già in carcere, il suo nome è stato collegato ad una esplosione avvenuta nel Bazar delle spezie di Istanbul e lei è accusata di aver preso parte a questa presunta cospirazione contro il governo. Durante il processo vennero smentite e annullate le false dichiarazioni ottenute torturando Pinar. Finalmente dopo due anni e mezzo Pinar Selek viene rilasciata. Tuttavia, anche se è stata assolta per ben due volte, la 9° Camera penale della Suprema Corte ha deciso di contestare per la seconda volta la sentenza di assoluzione e ha chiesto che Pinar Selek venga giudicata di nuovo chiedendo una pesante condanna a 36 anni di reclusione. L’Assemblea Penale Generale ha respinto l’obiezione del procuratore capo e ha inviato la causa alla 12° Corte dei crimini aggravati di Istanbul, che in passato aveva dato l’assoluzione.

Il caso di Pinar Selek verrà quindi ancora una volta riesaminato, il 9 febbraio 2011, dalla 12° Corte dei crimini aggravati di Istanbul, a Besiktas.

A questo punto tutte le azioni di solidarietà con Pinar Selek sono di vitale importanza e vi chiediamo di sostenere la nostra lotta per la giustizia, attraverso:
la partecipazione personale all’udienza del 9 febbraio, o inviando un comitato di    osservazione al processo

l’organizzazione di conferenze stampa, o la scrittura di vostre dichiarazioni di sostegno politico come gruppi, organizzazioni politiche, associazioni

• la diffusione di questo appello e della campagna di informazione sul caso di Pinar Selek per renderlo visibile nel vostro paese/Stato

la firma della petizione per la campagna di sostegno a Pinar Selek – organizzato dal PEN Germania (http://www.ps-signup.de/)

Questa petizione sarà annunciata pubblicamente dal PEN Germania il giorno del   processo, in una conferenza stampa a Istanbul. Qualsiasi contributo a questa petizione fino al giorno del processo è assolutamente benvenuto.

Il caso di Pinar Selek è già diventato un simbolo della lotta per la libertà e contro tutte le ingiustizie. Avendo rapporti molto stretti con gruppi “marginalizzati” dal sistema, Pinar Selek è molto conosciuta in Turchia e all’estero per i suoi libri sulla violenza contro le donne transgender a Istanbul, sulla storia delle lotte pacifiste in Turchia e, infine, sulla costruzione della mascolinità nel contesto del servizio militare. Questo ultimo libro Sürüne Sürüne Erkek Olmak (Condurre una vita da cani: la mascolinità) è pubblicato anche in Germania con il titolo, Zum Mann gehätschelt. Zum Mann gedrillt.

Da 12 anni, molti noti intellettuali turchi e stranieri, hanno dichiarato il loro aperto sostegno a Pinar Selek partecipando anche personalmente al suo processo. PEN Germania conduce una campagna internazionale di sostegno e solidarietà che è disponibile all’indirizzo

http://www.pen-deutschland.de/htm/aktuelles/pinar-selek , aufruf.php

Per maggiori informazioni e/o per qualsiasi proposta di sostegno a Pinar Selek si prega di contattare:

solidarietapinarselek.italia@gmail.com (comitato di solidarietà con Pinar Selek, Italia)

halatanigizplatformu@gmail.com (indirizzo email per la campagna turca “sempre testimoni per Pinar”)

karinkarakasli@yahoo.com (membro della campagna di sostegno a Pınar Selek)

yaseminsevval@yahoo.com (portavoce internazionale della campagna di sostegno)

Solidaritepinarselek.france@gmail.com (comitato di solidarietà con Pinar Selek, Francia)

http://pinarselek.fr (sito francese)

http://www.pinarselek.com/public/page_item.aspx?id=829

http://www.pinarselek.com/public/destek.aspx?id=45

E’ di nuovo l’ora della solidarietà

unitevi tutte a noi!

Amargi Women’s Solidarity Cooperative/Istanbul

21 gennaio comunicato stampa: Noi prostitute, sex workers, escort

da luccioleonline

Abbiamo scelto in questi giorni di non intervenire nel circo della “mediatizzazione” del lavoro della procura milanese sulle indagini che riguardano fatti di prostituzione e concussione ascrivibili a note persone della politica, del giornalismo e dell’imprenditoria dello spettacolo. Non crediamo che sia di aiuto all’accertamento della verità  esagerare con il clamore ne a farne capire la gravità.

Oggi però ancora una volta siamo a constatare che le giovani donne sentite come persone informate sui fatti, coinvolte in modo diverso nell’inchiesta, sono usate ed esposte sui media con grave pregiudizio della loro reputazione. Alcune certamente ci stanno per farsi pubblicità  ma altre non desiderano questo tipo di popolarità e ne sono certamente ferite e umiliate.

La loro reputazione e le loro vite non saranno più le stesse, questo in futuro potrà pregiudicare il loro lavoro ed emarginarle anche socialmente.

Il primo effetto si è già visto con lo sfratto che hanno avuto quelle che abitano a via Olgettina.

Vergognosa e senza scrupoli l’indignazione dei condomini che non esitano nel buttarle in strada ma che magari non si indignano verso chi questo sistema ingiusto e corruttore di accesso al lavoro nello spettacolo lo ha messo in piedi.

Giustamente l’On. Rosy Bindi oggi si indigna per lo sfratto dato alle ragazze in nome del decoro condominiale mentre tantissimi non si preoccupano del decoro delle istituzioni. E’ auspicabile che molti altri si indignino per come si sta insultando e degradando la reputazione delle ragazze aspiranti attrici e ballerine che certamente ogni giorno devono affrontare ricatti di ogni genere per fare carriera. Perché si insultano loro invece di condannare un sistema dove per emergere devi prostituirti? Non è spesso così anche nel giornalismo per esempio? E in quanti altri settori?

Se ci fosse più onestà intellettuale si metterebbero in discussione con maggior enfasi e responsabilità la drammatica situazione dei giovani e del lavoro.

Cosa dicono i tanti sindaci che per il decoro pubblico stanno vessando le povere prostitute di strada e i loro clienti? Come è che non sentiamo le loro voci? Questi campioni di destra e di sinistra che se ne stanno nei palazzi istituzionali e si esibiscono con le fasce tricolori non pensano che sia il caso di difendere il decoro del Paese? O si muovono solo per raccattare qualche voto e qualche soldo dai più sfigati nei propri feudi?

Concita De Gregorio e le donne del PD hanno lanciato un appello a tutte le donne italiane che si sentono offese a dire BASTA, molto suggestivo, anch’io mi sento offesa come prostituta onesta, donna e cittadina. Sarebbe davvero bello che tutte le donne di ogni classe si mobilitassero e riuscissero a costringere un politico dipinto come sàtiro alla ritirata. Si mostrerebbe al mondo che in questo Paese le donne nonostante tutto contano qualcosa. Ma il loro tentativo è stato subito fagocitato dai maschi di partito i quali lo hanno trasformato in una vastissima e generale raccolta di firme. Forse temevano che le donne da sole potessero riuscirci? Perché diciamocelo sarebbe stato un successo tutto al femminile di cui poi si sarebbe dovuto tenere conto nei futuri equilibri all’interno del partito.

Ma mi chiedo, sarebbe una vera vittoria sfrattare un governo perché il premier è scivolato sulla prostituzione quando invece ci sarebbero ragioni politiche, sociali e di democrazia, e altre ben più gravi per mandare a casa alcuni di costoro.

Il lavoro sessuale  per alcune migliaia di persone che scelgono liberamente è un lavoro, è inutile negarlo, confutarlo, condannare e svilire le persone che lo praticano. Serve essere onesti e ammetterlo definendone chiaramente i contorni, i diritti e i doveri, per non lasciarlo nell’illegalità e  nelle mani della criminalità.

Pia Covre

Comitato per i Diritti delle Prostitute

Pordenone 21-01-11

24 gennaio@ple Clodio: la nostra passione contro la vostra repressione

14 dicembre: contro la crisi esplode la rabbia.

 L’unica risposta di governo e magistratura è la repressione.

 Il 14 dicembre, a Roma, la piazza era gremita di studenti, lavoratori e lavoratrici, precari e precarie, migranti, cittadini aquilani e di Terzigno e molti altri ancora, a cui il governo da anni sta facendo pagare il prezzo della crisi, negando loro qualunque prospettiva di una vita dignitosa.

Quel giorno la piazza ha manifestato in massa la sua giusta rabbia, mentre a poche centinaia di metri uno dei governi più corrotti che questo paese abbia mai avuto si assicurava la sopravvivenza attraverso la compravendita di consensi parlamentari.

Per tutta risposta le forze dell’ordine rastrellavano persone per le vie del centro di Roma, e si scatenavano le dichiarazioni forcaiole degli uomini politici di vario colore. Costoro, abbandonando per un momento le loro invettive alle “toghe rosse”, hanno invocato un vigoroso intervento della magistratura.

Quel giorno sono state arrestate 23 persone. Uno di loro, Mario, è tutt’ora in regime di arresti domiciliari nonostante sia incensurato ed accusato di reati “minori”. Un altro, benché minorenne, sarà sottoposto fino a giugno agli arresti domiciliari.

Il 23 dicembre 2010 si è tenuta la prima udienza del processo contro Mario e gli altri compagni/e arrestati\e. Il processo è stato rinviato al 24 gennaio.

 Il motivo per il quale i giudici hanno negato la libertà a Mario è la permanenza in Italia di un “clima di tensione sociale”. Per fortuna è stata almeno respinta l’assurda richiesta avanzata da Alemanno per la costituzione di parte civile del Comune di Roma, in quanto a Mario non è addossata nessuna “lesione dell’arredo urbano”.  

Ai numerosi compagni/e presenti in aula – studenti, lavoratori, amici degli imputati – l’atteggiamento dei giudici non è apparso né sereno, né imparziale , ma anzi costoro sono sembrati partecipi e schierati con il clima fazioso e colpevolista voluto dal governo all’indomani del 14 dicembre.

Ad oggi è ormai noto alla cittadinanza che gli arrestati sono stati rastrellati a caso e accusati genericamente del reato di “resistenza in concorso”.   

 Del resto, è fallito anche il tentativo di dividere i manifestanti in “buoni e cattivi” sia per la compattezza del movimento, sia perché larga parte della società ha riconosciuto alla protesta motivazioni valide e concrete: la crisi economica e sociale che il paese sta attraversando non solo mette in pericolo il nostro futuro, ma cosa ben più grave, è un attacco al nostro presente e la protesta contro tutto ciò non può essere semplicemente ignorata e repressa. 

Tenere ulteriormente agli arresti domiciliari Mario è una iniqua punizione, una pena prima della sentenza.

Inoltre si preannunciano ulteriori e numerosi provvedimenti penali nei confronti di centinaia di partecipanti alla giornata del 14 dicembre.

E’ quindi quanto mai necessario che tutti coloro che hanno animato la piazza del 14 dicembre facciano sentire la loro voce durante la prossima udienza per esprimere la loro solidarietà a Mario e a tutti e tutte gli/le arrestati/e.

 

Lunedì 24 gennaio

Ore 9:30

Presidio a Piazzale Clodio

 

La nostra passione Contro la vostra repressione

Mario libero

Tutte Liberi

   Sostegnolegale14dicembre(at)autistici.org

Ciudad Juarez

A un mese di distanza dall’assassinio di Marisela Escobado, un altro femminicidio ha insanguinato la citta di Juarez : il brutale omicidio della poeta e attivista Susana Chávez, ideatrice del progetto “Ni una muerta más”, in difesa delle donne di Ciudad Júarez.
Ciudad Juárez si trova al Nord del Messico al confine con El Paso, Stati Uniti,  è il simbolo del femminicidio, un fenomeno diffuso in tutto il Messico e il Centro America, ma qui ha assunto una frequenza e un’efferatezza senza paragoni, complice  la negligenza della polizia e delle autorità, il mancato riconoscimento del problema, talvolta una vera e propria ostilità, da parte della stampa e dell’opinione pubblica. Spesso sono le stesse forze di polizia, forti dell’ impunità loro garantita, ad abusare di donne che si trovano in loro custodia.
Le modalità con cui sono state assassinate sono raccapriccianti, quasi tutte quelle ritrovate avevano segni di stupro, crani fracassati, arti tagliati e indumenti lacerati.
Il 1993 è l’ anno in cui iniziano i femminicidi ed è anche la data dell’accordo di libero scambio (NAFTA) che ha permesso il proliferarsi  nel territorio juárense di circa un migliaio di maquiladoras, fabbriche straniere di assemblaggio che utilizzano manodopera  per la maggior parte femminile.
Le donne coinvolte sono prevalentemente povere, lavorano nelle maquiladoras per pochi soldi e vivono in bidonville.
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=fuy0qQBx264" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=fuy0qQBx264</a>

<a href="http://www.youtube.com/watch?v=UUwRov-nYjY" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=UUwRov-nYjY</a>

Il nostro corpo è nostro

Di fronte al nostro corpo fatto a pezzi, ci riprendiamo il nostro corpo.

“Non l’avevo mai vista veramente. Non mi era mai venuto in mente di guardarla. La mia vagina esisteva su un piano astratto. Sembrava così riduttivo e goffo guardarla, distese sui lucidi tappetini azzurri, con i nostri specchietti in mano. Mi ha fatto pensare ai primi astronomi coi loro telescopi primitivi.

Sulle prime l’ho trovata piuttosto inquietante, la mia vagina. Come la prima volta che vedi un pesce sventrato e scopri quell’altro mondo complesso e sanguinolento all’interno, proprio sotto la pelle. Era così cruda, così rossa, così fresca. E quello che mi sorprendeva di più era la quantità di strati. Strati dentro strati, che si aprono su altri strati. La mia vagina era come un evento mistico che continua a dispiegare un altro aspetto di sé, il che è in realtà un evento in sé, ma lo capisci solo dopo.

La mia Vagina mi ha lasciato stupefatta. Non riuscivo a parlare quando è venuto il mio turno.

Ero ammutolita. Avevo aperto gli occhi su ciò che la coordinatrice del laboratorio chiamava “stupore vaginale”. Volevo solo starmene lì distesa sul mio tappetino, con le gambe aperte, a esaminare la mia vagina per sempre.

Era meglio del Grand Canyon, antica e piena di grazia. Aveva l’innocenza e la freschezza di un vero giardino all’inglese. Era buffa, molto buffa. Mi ha fatto ridere. Poteva giocare a nascondino, aprirsi e chiudersi. Era una bocca. Era il mattino. E poi, per un istante, mi è venuto in mente che eram e , la mia vagina: era chi ero io . Non era un’entità a sé. Era dentro di me.

(…)

Non dovevo trovarla . Dovevo essere. Essere la clitoride. Essere la mia vagina. Mi sono sdraiata e ho chiuso gli occhi. Ho messo giù lo specchio. Mi sono guardata galleggiare al di sopra di me stessa. Mi osservavo avvicinarmi lentamente al mio io e a rientrarvi. Mi sentivo come un astronauta che rientra nell’atmosfera terrestre. E stato molto calmo il rientro: calmo e dolce. Rimbalzavo e atterravo. Atterravo e rimbalzavo. Entravo nei miei muscoli, nel cuore e nelle cellule e poi, ecco, scivolavo dentro la vagina. Improvvisamente era tutto così facile e io ci stavo comoda. Ero calda, pulsante, pronta, giovane e viva. E poi, senza guardare, con gli occhi ancora chiusi, ho messo il dito su ciò che tutt’a un tratto era diventato me. Ho sentito un piccolo tremito dapprima, che mi ha convinto a restare. Poi il tremito è diventato un terremoto, un’eruzione, con gli strati che si dividevano e si suddividevano. Il terremoto si disperdeva in un antico orizzonte di luce e silenzio, che si apriva su una piana di musica e colori e innocenza e nostalgia, e io mi sentivo collegata, unita mentre mi dimenavo sul mio tappetino blu.

 La mia vagina è una conchiglia, un tulipano e un destino. Arrivo mentre incomincio già a partire. La mia vagina, la mia vagina, io.”

 EVE ENSLER, I monologhi della vagina

Il testo completo.