Nel giorno in cui il cosiddetto “movimento per la vita” manifesta per ricacciare le donne nel dramma degli aborti clandestini, le femministe di Roma festeggiano i 32 anni della Legge 194 e la libertà di scelta per tutte le donne. La vita di cui tanti parlano a sproposito e con intenti reazionari è la nostra e vogliamo viverla liberamente. Libere di scegliere se e quando essere madri e libere di essere madri senza l'assillo della precarietà, dell'assenza di nidi e tempo pieno, ecc. Non permetteremo a nessuna Chiesa e nessun “governatore” di decidere al posto nostro. Difendiamo la legge 194 e chiediamo che la RU486 venga distribuita senza obbligo di ricovero. Per questo oggi, mentre il “movimento per la vita” sfilava verso il Vaticano, lo abbiamo salutato calando uno striscione da Castel Sant' Angelo su cui c'èra scritto: La ru 486 salva la vita... la nostra! Collettivi femministi e associazioni di donne di Roma
Archivio mensile:Maggio 2010
La RU486 è un diritto: pretendila!
22/05 h 18 presentazione del libro “la guardia è stanca” di geraldina colotti

Buon compleanno 194 Benvenuta ru486
Lettera aperta a Berlusconi della scrittrice albanese Elvira Dones
La scrittrice albanese Elvira Dones ha scritto questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazze albanesi". In visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, il premier bavoso ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze".
NATA FEMMINA
"Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione."
Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine,di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede.
Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E’ solo allora – tre anni più tardi – che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l’utero.
Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù
svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre,affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo.
E’ una storia lunga, Presidente… Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il
documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei.
Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent’anni di difficile transizione l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse
mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L’Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.
Questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso , ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch’io a tutte le donne albanesi
Merid Elvira Dones
12 MAGGIO 2010 A 33 ANNI DALLA MORTE DI GIORGIANA MASI
12 MAGGIO 2010
A 33 ANNI DALLA MORTE DI GIORGIANA MASI:
ORE 18.00 Presidio a Ponte Garibaldi
Nell'anniversario della morte di Giorgiana Masi non vogliamo ricordare la
mera ricorrenza della morte di una donna, uccisa brutalmente dalla polizia
e dallo Stato fascista, ma vogliamo ribadire la nostra LIBERTA' DI SCELTA.
Giorgiana scelse di scendere in piazza per il diritto al divorzio e lo
fece nonostante il divieto di manifestare emesso da Cossiga. Noi vogliamo
urlare con forza che SIAMO LIBERE DI SCEGLIERE sulla nostra salute, sul
nostro corpo e sulla nostra sessualità.
Siamo stanche di dover ascoltare e leggere dichiarazioni fasciste e
retrograde che non parlano della tutela della salute delle donne me che
danno solo giudizi morali; non per ultime le affermazioni di Cota e Zaia
(neo presidenti delle regioni Piemonte e Veneto), di Gasparri e anche dei
fascisti quali Forza Nuova e Giovane Italia che pretendono di insegnarci
cosa sia contro la vita e vogliono impedirci, con la benedizione del
Vaticano, di avere libero accesso all'aborto farmacologico attraverso la
somministrazione della pillola abortiva RU486.
Siamo stanche di dover ascoltare chi, con palesi dichiarazioni
post-elettorali, temporeggia su questioni urgenti come il protocollo
applicativo per l'aborto farmacologico nelle strutture sanitarie del
Lazio.
Siamo stanche di questa società maschilista e patriarcale che vuole
decidere cosa sia più giusto per noi, accusandoci di essere assassine e di
prendere con leggerezza la scelta di abortire.
E' per questo che abbiamo deciso di riappropriarci degli spazi che ci
stanno togliendo, per affermare che non si può parlare di sicurezza
utilizzando la tutela dei nostri corpi come giustificazione per le loro
politiche razziste e per rinchiuderci dentro casa a badare alla famiglia.
È nelle case, in famiglia, che avvengono la maggior parte delle violenze
sulle donne i cui responsabili sono mariti, padri, fratelli. E, non per
ultimo nei C.I.E., lager istituzionalizzati, dove le donne subiscono
vessazioni maschiliste e stupri dalla polizia che rimane impunita.
Noi però non abbiamo più paura e vogliamo essere LIBERE di sentire nostro
ogni luogo, dalla casa alla strada, di giorno come di notte e di decidere
sulla nostra vita pienamente, senza l'ingerenza del Vaticano o dello
Stato.
Non siamo disposte a sottostare agli attacchi politici contro le donne e
siamo pronte a difendere i nostri diritti, senza dover essere
rappresentate dalle Livia Turco o Mara Carfagna o chi per loro.
Chi ci rappresenta sono le donne come Giorgiana, consapevoli e combattive
che, contro ogni divieto scendono in piazza per difendere i propri diritti
e la propria libertà di scelta.
GIORGIANA VIVE NELLE NOSTRE LOTTE!
Le studentesse del Pasteur, Kennedy, Mariani, Virgilio, Manara, Assemblea
Donne Valle Aurelia, Le Ribellule, Le Rosse dei Castelli, Donne ACCCP,
Facinorosse-Roma 3, Le Malefiche-La Sapienza, CSOA Macchia Rossa-Magliana,
Spazio Sociale Ex 51, Tifiamo Rivolta
Ri/generi/amoci

