LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE NON DIPENDE DAL PASSAPORTO LA FANNO GLI UOMINI


Invitiamo tutte a partecipare a un presidio

contro la  violenza maschile sulle donne,

giovedì 29 gennaio – ore 16

scalinata del campidoglio

Il Comune di Roma ha indetto per giovedì 29 gennaio (dalle ore 16) una
seduta straordinaria del consiglio comunale per discutere una serie di
provvedimenti speciali per la "sicurezza" delle donne.

Le istituzioni e i media ancora una volta non hanno alcun ritegno nell’usare
le donne che già subiscono violenza per parlare di altro e per distogliere
l’attenzione dal fatto che la violenza contro le donne la compiono sempre
uomini – di qualunque nazionalità e classe sociale essi siano.

Al fatto che le donne in Italia subiscono violenze o vengono uccise da
familiari, ex o conoscenti nel 90% dei casi (dai Istat), la politica e le
istituzioni non hanno mai risposto con alcun ‘consiglio straordinario’,
perché vorrebbe dire ammettere che c’è un intero sistema sociale ed
economico che sfrutta le donne e cerca di controllare le loro vite con la
‘cultura’ dello stupro.

LE DONNE INSIEME

POSSONO SCONFIGGERE LA PAURA DELLO STUPRO,

POSSONO DENUNCIARE E DIFENDERSI

L’Assemblea romana di femministe e lesbiche

sommosse_roma@autistici.org*

ROMA LIBERA DAI FASCISTI

Il 19 gennaio l’organizzazione neonazista Casapound ha occupato una struttura comunale in via Pellati, al Portuense. Ancora una volta tentano di mettere piede in una parte di Roma che negli anni ha saputo mantenere alta l’attenzione e prevenire che si aprissero nuove sedi fasciste.Questo spazio, originariamente destinato a servizi per il quartiere, è stato per un paio di giorni presidiato da qualche decina di nostalgici, che dichiarano di voler riavviare al suo interno, oltre che il solito rancido covo, l’attività dell’associazione “Anni verdi”, già chiusa per aver sottratto alla sanità laziale ben 1.200.000 euro, speculando sui servizi ai disabili.L’immediata campagna proposta dalle realtà sociali ed antirazziste del territorio è stata oggetto di una vera e propria intimidazione da parte della questura di Roma, per inibire qualsiasi mobilitazione contro questa tentativo di un gruppetto di neonazisti di inserirsi in un tessuto urbano in cui occupazioni a scopo abitativo, spazi sociali, cittadini didifferente provenienza e cultura convivono in uno dei pochi spazi della città ancora non avvelenato dallo squadrismo e dal razzismo dell’estrema destra.Già dal pomeriggio del 21 camionette della celere e volanti tutelano gli“occupanti” da qualsiasi manifestazione di indignazione, insieme a consiglieri comunali e municipali del PDL, che spingono perché a questo gruppetto di nostalgici venga assegnato uno spazio pubblico, sostenuto condenaro pubblico. Uno spazio in cui proseguire le intimidazioni eaggressioni fasciste razziste ed antisemite, unica forma di attivismo chevenga promossa dalla destra estrema romana, che ha già portato,nell’agosto 2006 alla morte di Renato Biagetti, accoltellato da due fascisti sul litorale di Focene.Il sindaco Alemanno, e buona parte della maggioranza, che non ha mai rinnegato il proprio attivismo squadrista, sono saliti al Campidoglio conil proposito di cambiare radicalmente il volto di questa città, compresele forme dell’aggregazione giovanile e della socialità.Lo spazio che si è aperto in questa fase di governo delle destre sul paesee nella città di Roma per organizzazioni, associazioni e partitucoli fascisti ha prodotto una legittimazione dell’infiltrazione di poche decine di militanti, senza alcun radicamento e credibilità, fin dentro inostri territori e nelle lotte sociali.Durante le mobilitazioni studentesche dello scorso autunno, la presenza di neofascisti, culminata con l’aggressione respinta a Piazza Navona,segnava il tentativo di chiudere una battaglia fondamentale sull’accesso alla formazione e sul futuro della cultura di un intero paese, nelle strette maglie di una identità generazionale, chiusa e corporativa, assai cara a chi governa. La lotta per il diritto all’abitare, con una storia di decenni combattuti per garantire a tutt* il diritto ad un’esistenza degna, nella capitale dei palazzinari e delle mafie del cemento, è stata messa in discussione da qualche speculatore dell’emergenza abitativa, come appunto Casa Pound e le sue semivuote occupazioni fantoccio, razziste ed identitarie.Allo stesso modo, spazi neofascisti, come il Foro 753 e la stessa CasaPound, vere e proprie sedi di partito, vengono utilizzate come contrappeso alla socialità indipendente, ricca e radicata delle decine di centri sociali e alla libera aggregazione delle piazze e delle strade.Vogliono una città sempre più sterile, costosa ed escludente.In centro come in periferia, piazze e luoghi vivi della città sono ormai chiusi alla libera frequentazione, resi invivibili dalle ordinanze e dalla presenza asfissiante della polizia.Ai centri sociali e ai movimenti per il diritto all’abitare che rivendicano l’antifascismo e la pratica dell’autogestione, che arricchiscono la metropoli aprendo spazi all’incontro, all’attivazione e all’espressione delle tante identità di questa città, è stata dichiarata una vera e propria guerra.Una guerra iniziata con lo sgombero dell’Horus, chiuso militarmente conil teatrino delle finte molotov, e dell’occupazione di case di via Revoltella, a Monteverde, esperimento socioabitativo sostenuto ea ttraversato da giovani e residenti del quartiere, l’intervento di decine di celerini contro l’occupazione simbolica di via Induno, che denunciava una speculazione immobiliare nel cuore di Trastevere.Non ci lasciamo intimidire, vogliamo denunciare con forza questa sporca operazione di legittimazione dei figliocci di Alemanno, senza altra credibilità se non la polizia che la sostiene.                                                                                                                                              Convochiamo una manifestazione contro l’apertura di un covo neonazista alquartiere portuense

.Appuntamento Sabato 24 Gennaio, alle 17:30 in piazzale della Radio                                                                                                                          

Con Renato nel cuore,Antifascist* sempre

NO VAT 2009- autodeterminazione, laicità, antifascismo, liberazione, cittadinanza

NO VAT 2009
Autodeterminazione, Laicità,, Antifascismo, Liberazione, Cittadinanza

Manifestazione Nazionale
Roma, 14 febbraio `09
Concentramento in Piazza della Repubblica – ore 14

 

Domenica 25 gennaio, ore 11 – 17
Assemblea nazionale organizzativa
Roma, CSOA Forte Prenestino, via Federico Delpino
 

LA PIATTAFORMA
A ottant´anni dai Patti lateranensi tra Pio XI e Mussolini (11 febbraio 1929), in piena crisi del sistema neoliberista permangono le connivenze tra stato autoritario e Vaticano, vero cuore del Concordato. Decenni di sdoganamento istituzionale del fascismo trovano rispondenza nel revisionismo di Ratzinger su Pio XI e Pio XII, complici del fascismo, del nazismo e della deportazione ed eliminazione dei `diversi´.
Stipulati per la difesa dei reciproci privilegi, i Patti lateranensi e la loro versione aggiornata nel Concordato dell´84 sono potenti strumenti di controllo. In loro nome la religione cattolica e i suoi simboli continuano ad imperversare, alimentando la logica dello "scontro di civiltà" e un clima in cui autodeterminazione, laicità, ateismo e libertà di pensiero sono stigmatizzati e spesso puniti come atti di terrorismo culturale.
La manifestazione NO VAT – rivendicando autodeterminazione, laicità, antifascismo, liberazione e cittadinanza – ha l´obiettivo di denunciare il progetto di egemonia del Vaticano e la sua funzionalità ad un sistema sessista, fascista e razzista, nonché il suo ruolo nella gestione delle crisi del sistema neoliberista.
Come in un gioco delle parti, in tempi di crisi economica, (a un welfare differenziale e ridotto all´osso) alla progressiva distruzione di uno stato sociale che, almeno sulla carta, offriva garanzie a tutte e tutti, la chiesa fa eco con "soluzioni" caritatevoli discriminatorie e familiste
Intanto i tagli all´istruzione e alla sanità pubblica continuano a garantire un incessante flusso di denaro nelle casse di scuole e università confessionali, di cliniche e ospedali cattolici.
La distruzione della scuola pubblica denunciata dall´"onda studentesca" dell´autunno 2008, ha non solo la finalità di indirizzare altrove le risorse, ma anche quella – ben più grave nei tempi lunghi – di sottrarre alle nuove generazioni gli strumenti di conoscenza, di crescita del senso critico e di conseguente lettura dei meccanismi di potere.
In Italia le associazioni cattoliche ingrassano il portafogli tra interventi sociali e gestione diretta di alcuni CIE – Centri di identificazione ed espulsione – e CARA – Centri d´accoglienza dei richiedenti asilo. Così facendo avallano la gestione securitaria del fenomeno dell´immigrazione e controllano un esercito di riserva di lavoratori e lavoratrici provenienti da altri paesi. E intanto si accaparrano la gestione delle emergenze internazionali per moltiplicare il business: aids, campi profughi, aiuti umanitari.
Sul piano ideologico, le gerarchie vaticane difendono e rafforzano la subordinazione patriarcale di un sesso all´altro, facendo guerra al concetto di gender che decostruisce la "naturalità" dei ruoli tra donne e uomini e portando questa guerra ideologica nell´ambito della loro costante intromissione nella politica non solo degli stati ma anche degli organismi internazionali (ONU, Unione Europea).
Il papato dell´integralista Ratzinger, attraverso il controllo sulla nascita e sulla morte pretende di gestire e ridisciplinare i corpi e le forme di vita; gli anatemi vaticani contro ogni istanza di autodeterminazione vanno di pari passo al moltiplicarsi di ordinanze e divieti di sindaci-sceriffi. La famigliola da pubblicità televisiva è, così, imposta da stato e chiesa come modello unico di rispettabilità e chi non vi corrisponde diventa indecoroso/a quando non addirittura pericoloso/a.
A ottant´anni dai Patti lateranensi, stato e gerarchie vaticane mirano a neutralizzare il conflitto sociale stigmatizzando e criminalizzando tutte le "diversità", costruendo nuove marginalità, nuovi "scarti", cioè soggettività che devono essere espulse dal senso comune e dalla categoria di normale, per addossare loro la "colpa" dell´insicurezza.
Sappiamo bene cosa si nasconda dietro queste campagne d´odio: la paura di perdere i privilegi e il potere.
Ma la loro paura non vogliamo pagarla noi!
Alziamo la testa. Diciamo con determinazione che non abbiamo paura di far paura.
Denunciamo le connivenze tra stato e chiesa nella gestione delle politiche securitarie, razziste, transfobiche, lesbofobe, omofobe e misogine e torniamo di nuovo in piazza il 14 febbraio 2009, con la manifestazione NO VAT per
• l´autodeterminazione e la libertà di scelta responsabile in ogni fase della vita;
• l’istruzione pubblica e laica e l’abolizione dell’ora di religione;
• un sistema sanitario pubblico e laico;
• uno stato sociale che risponda alle necessità reali dei diversi soggetti;
• i diritti e la piena cittadinanza di lesbiche, trans, gay e migranti;
• l´eliminazione delle leggi ideologiche dettate dal Vaticano e la cancellazione della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita;
• l’abolizione del Concordato e dei privilegi derivanti (esenzione ICI, otto per mille…).
 
Coordinamento Nazionale Facciamo Breccia
http://www.facciamobreccia.org
mailto:info@facciamobreccia.org
 
 per aderire:
mailto:adesioni@facciamobreccia.org
 
per contribuire:
C/C: 6725417 – ABI: 01030 – CAB 02800: – CIN: V
PRESSO MONTE DEI PASCHI DI SIENA AG. FIRENZE SEDE
INTESTATO A: AZIONE GAY E LESBICA Firenze
codice IBAN IT70V0103002800000006725417
causale: manifestazione NO VAT
 

 Fuoricampo Lesbian Group > Officina di Studi, Arte e Politica lesbica.
website: http://www.fuoricampo.net
e-mail: info@fuoricampo.net
tel: 3391408010
 
Associazione Fuoricampo
Casella Postale 2206 agenzia Emilia Levante
40137 Bologna – Italia
 

Presidio di solidarietà a Magdalena.

LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE
NON HA NAZIONALITA’, LA FANNO GLI UOMINI

“PERCHE’ UN MASCHIO ITALIANO NON PUO’ ESSERE FEDELE”
HA DETTO
ALESSIO AMADIO, ITALIANO E STUPRATORE DI UNA DONNA RUMENA
PRESIDIO DI SOLIDARIETA’ A MAGDALENA

In occasione della Sentenza di primo grado
Tribunale Piazzale Clodio, Roma
Mercoledì 21 gennaio – ore 9
 
miss tic
 
Magdalena, 38 anni rumena, lo scorso 13 maggio alle 6.30 del mattino ha
subito un’aggressione e uno stupro, costantemente sotto la minaccia di
un’arma da taglio, da parte di Alessio Amadio un uomo italiano di 40
anni. Lo stupro è avvenuto nel call center dove Magdalena lavorava come
addetta alle pulizie. Alessio Amadio ai primi di giugno era agli arresti
domiciliari. Alla fine di settembre era a piede libero.
Questo caso non ha avuto spazio sui media perché è scomodo sottolineare
che una donna rumena ha subito violenza da un uomo italiano di classe
media. Questo caso infatti rovescia completamente la ‘regola’ su cui
hanno costruito il pacchetto sicurezza, per cui è lo “straniero” a
mettere a rischio la sicurezza delle donne italiane.
Le istituzioni strumentalizzano la violenza contro le donne per fini
razzisti e per giustificare leggi repressive, mentre gli stupratori non
hanno nazionalità, l’unica cosa che li accomuna è che sono tutti
uomini. Magdalena è stata stuprata da un italiano mentre lavorava e
minacciata di morte. Lui Alessio Amadio, non è stato additato come mostro
o minaccia per la sicurezza nazionale. Lui ha potuto rivendicare la
violenza dichiarando “perché un maschio italiano non può essere
fedele”, quindi non può controllare le proprie pulsioni. Di conseguenza
sarebbe nella natura delle donne dover subire, possibilmente in silenzio e
senza difendersi, dagli eccessi della “virilità” maschile.
Infatti nelle vergognose motivazioni alla sentenza per lo stupro e
l’omicidio di Giovanna Reggiani si legge “La Corte (…) non può non
rilevare che sia l’omicidio, sia la violenza sessuale (…) sono
scaturiti del tutto occasionalmente dalla combinazione di due fattori
contingenti: lo stato di ubriachezza e di ira per un violento recente
litigio sostenuto dall’imputato e la fiera resistenza della vittima…In
assenza degli stessi (i due fattori contingenti) l’episodio criminoso,
con tutta probabilità, avrebbe avuto conseguenze assai meno gravi”. 
Le istituzioni sostengono e alimentano la cultura dello stupro, ritenendolo
così “naturale” e inevitabile da chiedere alle donne di subirlo per
salvarsi la vita. In quanto donna Giovana Reggiani è colpevole di non
essere stata una brava vittima. 
Magdalena è stata licenziata perché stuprata dal compagno della sua
datrice di lavoro. Il Comune di Roma ha sfruttato la vicenda
mediaticamente, dichiarando sui giornali che si sarebbe costituito parte
civile - fatto mai accaduto - e che le avrebbe offerto un altro posto di
lavoro. Dopo mesi di silenzio e senza aver fornito alcun sostegno, il
Comune ha offerto a Magdalena un posto di lavoro con contratto di 3 mesi. 
Contro la normalizzazione della cultura dello stupro  e contro le logiche
che vogliono le donne deboli e sottomesse per poterle meglio sfruttare
affettivamente, economicamente e sessualmente, le donne continueranno a
difendersi, a lottare e a denunciare con rabbia, perché non sono loro a
doversi vergognare per le violenze degli uomini. 
Assemblea romana di femministe e lesbiche 
sommosse_roma@inventati.org

APPELLO DELLA RETE CONTRO IL PACCHETTO SICUREZZA

 

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E’
in corso al Senato la discussione del “Pacchetto sicurezza” (DdL 733),
che provocherà una grande trasformazione del quadro normativo italiano, già fortemente
repressivo e discrezionale nel suo impianto. Le norme contenute nel Pacchetto,
infatti, prevedono una politica esplicitamente fondata su misure
segregazioniste e razziste
per le persone migranti, con o senza permesso di
soggiorno, le prime ad essere additate come figure pericolose e causa di
“allarme sociale”, e su nuove ed ancora più drastiche misure repressive contro
chiunque produca conflitto e non rientri dentro le strette maglie del
controllo.

Questo
è solo l’ultimo passo di un disegno politico che, attraverso una serie
di leggi, ha portato ad un crescente restringimento delle libertà di tutte e
tutti
, tramite la criminalizzazione del dissenso e degli stili di vita.

Dietro
la loro sicurezza si nasconde la volontà di non affrontare la precarietà di
vita che coinvolge tutte e tutti noi: il razzismo e la paura vengono usati
per farci rassegnare a queste condizioni e farci restare chiuse e chiusi in
casa e nei nostri luoghi di lavoro
. Usare il razzismo e la paura come
strumento di pacificazione sociale ha portato alla proposta di legalizzare
le ronde dirette a reprimere i comportamenti giudicati “non conformi”
ed
alla reintroduzione del reato di oltraggio a pubblico ufficiale.

L’obbligo
di dimostrare l’idoneità alloggiativa per ottenere l’iscrizione anagrafica
colpisce migranti, senzatetto, occupanti di casa e chiunque non possa
permettersi un’abitazione “idonea”. Le norme anti-graffito e l’inasprimento
delle norme per il reato di danneggiamento, colpiscono tutti i cittadini
e le cittadine che non si adeguano alla retorica del “decoro urbano”.

Ma
le norme del pacchetto sicurezza colpiscono in primo luogo le persone
migranti
. Se il Pacchetto sarà approvato chi è senza permesso di soggiorno corre il
rischio di essere denunciato dal medico se va al Pronto Soccorso, non potrà
riconoscere figli e figlie, sposarsi e inviare soldi a casa
. Il Ddl
introduce inoltre: la detenzione nei CIE
(ex CPT) per 18 mesi
; una tassa
sempre più alta per la richiesta e il rinnovo del permesso di soggiorno;
controlli
ancora più stretti per acquisire la cittadinanza; il reato di ingresso illegale nello stato.

 

Questo
delirio securitario esplode mentre i governi decidono di sostenere le
aziende e le banche in difficoltà, invece di pensare a nuove poltiche sociali
di sostegno alla cittadinanza colpita dalla crisi. Scaricando, tra l’altro,
tutto il lavoro di cura sulle donne: in quest’ottica, l’unica immigrazione che
sembra piacere è quella delle “badanti”. Ai sindaci ed ai prefetti sceriffo
si attribuiscono nuovi poteri
, mentre il Ddl Carfagna criminalizza e
stigmatizza le persone prostituite, imponendo norme di comportamento a tutte e
tutti. La loro soluzione alla crisi è il governo della paura. La risposta,
in Italia come in Europa, da Milano a Castelvolturno, da Atene a Malmöe…è stata
un grido di rabbia e libertà
:

 

NON ACCETTIAMO LA SOCIETA’ DEL
RAZZISMO, DELLO SFRUTTAMENTO E DEL CONTROLLO!

 

Crediamo
sia importante continuare a stare in piazza oggi per rifiutare questo stati di
cose e rivendicare libertà, diritti ed autodeterminazione.

-Contro
il Pacchetto sicurezza ed i modello di società che propone

-Per
l’abolizione immediata della legge Bossi-Fini, perché perdere il lavoro a causa
della crisi rappresenta per le persone migranti una condanna alla clandestinità

-per
la regolarizzazione di tutte e tutti

-Contro
il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, dispositivo di
controllo che imprigiona le persone migranti e rende precaria la vita di tutte
e tutti

-Contro
la criminalizzazione di chi fugge da guerre e persecuzioni

-Contro
le classi separate per i bambini e le bambine stranier@

-Contro
la militarizzazione dei confini, delle città e delle strade

-Contro
l’ansia e la paura in cui vorrebbero farci vivere

-Per
ripensare insieme un’idea di cittadinanza che garantisca a tutt@ i diritti
fondamentali e la libertà di scelta e di movimento…

 

VENERDI’ 23
GENNAIO ASSEMBLEA PUBBLICA ore 19:00 Ex cinema Volturno

SABATO 31 GENNAIO,
CORTEO CITTADINO A ROMA, ore 15:00 Porta Maggiore

 

Il
percorso autorganizzato di costruzione delle mobilitazioni ha visto la
crescente partecipazione di numerose realtà: dai e dalle migranti di
Castelvolturno, agli studenti ed alle studentesse, alle scuole in
mobilitazione, ai movimenti di donne, femministe e lesbiche, ai centri sociali,
ai comitati di cittadini e cittadine, di lavoratori e lavoratrici, ad artiste
ed artisti, ai/alle rifugiat@ ed ai/alle richiedenti asilo.

Invitiamo
tutte e tutti a partecipare, a moltiplicare le iniziative anche nelle altre
città ed a coordinarci per dare più voce alla nostra rabbia.

NOI NON ABBIAMO
PAURA!

 

Rete contro il pacchetto sicurezza     


[RebELLEs] Des femmes juives occupent le Consulat d’Israël à Toronto


Des fem
mes juives occupant le Consulat Israélien à Toronto
Toronto : Mercredi le 7 janvier 2009



http://www.tadamon.ca/post/2549


Donne ebree occupano il consolato israeliano a toronto Vari gruppi di
donne ebree canadesi stanno attualmente occupando il consolato
israeliano al 180 di Bloor Street West di Toronto. Questa azione è una
protesta contro l’aggressione di Israele sugli abitanti di Gaza. I
gruppi stanno continuando questa occupazione in solidarietà con il
milione e mezzo di persone di gaza e per assicurare che la voce degli
ebrei contro il massacro in atto a gaza è forte. Loro chiedono a
Israele la fine dell’aggressione militare e dell’assedio alla striscia
di Gaza e la garanzia che seguano interventi umanitari in quel
territorio. Israele sta continuando l’aggressione militare nella
striscia di gaza dal 27 dicembre del 2008. Attualmente 660 persone sono
state assassinate e 3000 ferite nel corso dei raid aerei e delle
operazioni di terra che sono iniziate il 3 gennaio 2009. Israele ha
ignorato gli appelli internazionali per un cessato il fuoco e per
garantire alla popolazione una assistenza, una fornitura alimentare,
adeguate prestazioni mediche e altre cose indispensabili per la vita di
ciascuno in tutta la striscia di gaza. Le manifestanti sono indignate
per gli ultimi gravi attacchi di aggressione contro i palestinesi e il
governo canadese si rifiuta di condannare questi massacri. Loro sono
profondamente preoccupate che i canadesi che stanno ascoltando le voci
dei gruppi pro-israele possano pensare che quelle rappresentino la sola
voce degli ebrei canadesi. Le manifestanti hanno occupato il consolato
per mandare un chiaro messaggio a tanti ebrei canadesi di non-supporto
alle violenze di israele e alla sua politica di apartheid. Loro
vogliono stabilire un contatto con persone di tutto il mondo
interessate alla questione, cioè con chi sta chiedendo ovunque la fine
dell’aggressione israeliana e una giustizia per il popolo palestinese.
Il gruppo include anche: Judy rebick, professore; Judith Deutsch,
psicoanalista e presidente di "scienza per la pace"; B.H. Yael,
regista; Smadar carmon, un israelian* canadese pacifista e altre
persone. Barbara Legault, responsabile della mobilitazione e del
collettivo *Toujours RebELLEs* Federazione delle donne del Quebec
www.ffq.qc.ca – www.rebelles2008.org blegault@ffq.qc.ca – 514-876-0166

(grazie per la traduzione a: http://collettiva.blogspot.com/ )

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