NORMALIZZATORI IN ERBA

Tre studenti monorenni di un istituto alberghiero di Finale Ligure
hanno scritto sul petto di un loro compagno la parola "gay"
accompagnata da una svastica. Ne da’ notizia il circolo di cultura
omosessuale Mario Mieli, che deplora il gesto "gravissimo, non solo
perche’ ha offeso e scioccato il ragazzo, che ha avuto pero’ il
coraggio di denunciare l’accaduto, ma anche perche’ richiama a pratiche
del passato che dovrebbero essere solo un brutto ricordo". Il circolo
apprezza il coraggio dell’insegnante di ginnastica, che ha subito
individuato gli autori del gesto, e del preside, che ha denunciato
l’episodio ai carabinieri. "Quello che per tre ragazzi puo’ essere
stato forse solo un gesto sciocco, un modo per imporre la loro ‘forza’
su un altro compagno, e’ per noi invece indice gravissimo di una
generale tendenza a emarginare e a stigmatizzare anche con violenza
gratuita".

 

                                                                                                 

COMUNICATO SULLA MANIFESTAZIONE DEL 24 NOVEMBRE 2007 CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE

 

Aderire ad una manifestazione significa condividerne i contenuti, le pratiche, le finalità.
La manifestazione di sabato 24 novembre non è una manifestazione contro
una “generica” violenza sulle donne, i cui autori si vogliono ancora
non “nominare”. E’ una manifestazione contro la violenza “maschile”
sulle donne. Continuare ad indicare il “sesso” delle “vittime” e non
anche quello degli autori della violenza, cioè “gli uomini”, significa
perpetuare una logica di disconoscimento e di rimozione della realtà.
La violenza maschile contro le donne è una realtà drammatica e,
purtroppo, è presente, non nelle “pieghe piùnascoste della nostra
società”, bensì in quelle più visibili: la famiglia. Più del 68% della
violenza maschile sulle donne avviene tra le mura domestiche e gli
autori sono i loro mariti, conviventi, ex partner, padri, fratelli,
comunque uomini conosciuti! Nel 94% dei casi non è denunciata.
Per questi motivi, rifiutiamo l’adesione alla manifestazione del 24
novembre e la strumentalizzazione di questa giornata da parte dell’UGL
e degli altri soggetti politici  che hanno aderito al Family Day, che
disconoscono l’autodeterminazione delle donne e sostengono le politiche
razziste, familiste e ostili al riconoscimento dei diritti e della
libertà di lesbiche, gay e trans  della destra reazionaria, rilanciate
in grande stile anche da un governo che si definisce di sinistra.
Queste politiche rappresentano la cancellazione della libertà
femminile, unico possibile fondamento dell’eliminazione definitiva di
ogni forma di violenza contro le donne. Ribadiamo qui e ora la nostra
incompatibilità con chiunque porti avanti scelte e pratiche politiche
opposte ai nostri percorsi e all’affermazione dell’autodeterminazione e
della libertà delle donne in ogni ambito.
Nel riaffermare l’autonomia politica e la forza delle pratiche
politiche delle donne, sosteniamo con forza e determinazione, il nostro
essere antifasciste, antirazziste e antisessiste, nei contenuti e nella
lotta.

I collettivi della rete Controviolenzadonee: A/matrix, Assemblea
femminista via dei volsci 22, Centro Donna L.i.s.a., Feramenta,
Infinite voglie, La mela di Eva, Luna e le Altre, Martedì autogestito
da femministe e lesbiche, Ribellule

R-ESISTENZE FEMMINILI

INIZIATIVA DEL COLLETTIVO FEMMINISTA LE RIBELLULE e DEL COLLETTIVO SCIENZE
POLITICHE
MERCOLEDI’ 14 NOVEMBRE ALLE 10:00 aula B
SCIENZE POLITICHE ROMA3
(VIA CHIABRERA, 199_metro B –S.paolo)

In un contesto in cui la gestione del corpo della donna a fini elettorali e
demagogici è ormai una pratica consolidata,in cui i principi morali della
società vengono dettati dal vaticano senza che nessuno si opponga
pubblicamente,in cui i diritti sembrano diventati ingiusti
privilegi(vedi,ad esempio,maternità e lavoro),abbiamo sentito l’esigenza
di confrontarci con altre donne che hanno rifiutato e rifiutano di rimanere
in silenzio.
Avviare un dibattito sul ruolo delle donne nelle resistenze storiche e
quotidiane,in uno spazio pubblico,ci è sembrato necessario. Non accettiamo
che si parli di resistenza solo in relazione ad una fase storica,nei
termini previsti e senza attualizzarne i contenuti;che si faccia del
revisionismo un’opinione,della memoria un cerimoniale svuotato dalle
esistenze di chi ha lottato.
Ricostruire le tappe di un percorso che,partendo dalla partecipazione
attiva delle donne all’opposizione al regime fascista,passando per le
lotte sociali e le lotte femministe,arrivi all’analisi dell’attuale ci
sembra il modo migliore per riaffermare che si resiste finché c’è
oppressione.

INTERVENGONO:
Valchiria Terradura (partigiana)
Graziella Bastelli (caposala policlinico Umberto I)
Geraldina Colotti (giornalista manifesto)
Mamme per Roma Città Aperta
poi a seguito dibattito libero

per info: leribellule@yahoo.it

Miserrimam servitutem pacem appellant.

 


 
  Sul corpo delle donne in questi giorni si sta giocando una partita mediatica e politica. La battaglia dellalegittimazione del pacchetto di sicurezza, che mira a reprimere i fenomeni criminosi, piuttosto che a prevenirli. La battaglia dei fascisti che cavalcano un’ondata di malcontento generale, irrazionale, com’è nella loro migliore tradizione.

 

            Il corpo delle donne che per una sorta ius prime noctis ancora appartiene al territorio di residenza e lì può essere malmenato o violentato, ma se è lo straniero, il barbaro, a “profanarlo”, si grida all’allarme sociale. Impossibile giustificare quello straniero (quell’uomo, soprattutto), ma come si fa a giustificare i padri, i mariti, i fratelli, persino i figli, che il corpo delle donne tutti i giorni feriscono? O quelle violenze psicologiche cui quasi tutte siamo state sottoposte, violenze sottili, quotidiane, tutte nazionali, o meglio, tutte internazionali, perché non hanno confini, né passaporti.

            Forza Nuova urla “Guai a chi tocca le nostre donne!”, i fascisti si preparano subito al pogrom, all’espulsione, chissà se hanno già pensato alla camera a gas. E le donne? Io non mi sento proprio di nessuno! Non ho voglia di essere protetta, né di vivere chiusa in casa. Non ho bisogno di sentirmi dire che se la sera esco rischio…rischierei anche a casa, davanti ai fornelli, di morire bruciata viva. Rischierei anche scegliendo un compagno sbagliato. E i dati dimostrano che le violenze e i crimini, dal ’93 a oggi, sono diminuiti. A eccezione di quelli fra le mura domestiche, compiuti da familiari.

            Mentre la destra grida allo scandalo, alle lacrime di coccodrillo, ai provvedimenti tardivi, la sinistra approva il pacchetto di sicurezza, rende più veloci le espulsioni, prende accordi con la Romania (mentre anche i rumeni rifiutano i loro connazionali espatriati), ribadisce l’istituzione dei CPT ( http://www.meltingpot.org/cpt.html) e mira a preservare l’ “ordinaria convivenza”, dando, eventualmente, poteri incommensurabili ai Sindaci, che, di fronte all’emergenza, possono attivare polizie speciali. Ma cosa siano l’ordinaria convivenza, e l’emergenza, non è dato saperlo.

            Veltroni, Cofferati, avevano annusato l’andazzo e precorrevano i tempi, espellendo fuori dai centri abitati ciò che non si voleva vedere. Anche a Bologna, il caso mediatico partì dagli stupri, fatti in pieno giorno, sotto gli occhi di tanti italiani “per bene”. E vengono previsti campi attrezzati in cui i bambini muoiono bruciati dalle fiamme, perché, nonostante tutto, le strutture non sono a norma, e non sono previste vie di fuga. E di fronte a tutto questo, non si cerca di prevenire, migliorare le situazioni, ma solo di reprimere. Schiacciare, espellere. Tutto con la scusa dei nostri corpi di donne. Come se non fossero donne molte delle persone espulse, come se non avessero figli, figlie, perché di fronte a chi desta “allarme sociale” non si può pensare altro, non si riesce a pensare altro, che a eliminare.

-il pacchetto sicurezza e sicurezza urbana:

http://www.radioradicale.it/files/active/0/1.pdf

http://www.radioradicale.it/files/active/0/2.pdf

Se volete fare i giustizieri non in nome delle donne 
di Angela Azzaro
Non si sa se supererà la notte. Se potrà raccontare che cosa è accaduto,
che cosa ha provato. Ma Giovanna Reggiani, in coma dopo essere stata
seviziata e forse stuprata, è stata violentata due volte. Prima da un uomo
- probabilmente da quello che è stato arrestato dalle forze dell'ordine
con i vestiti insanguinati - poi dai politici, di destra ma soprattutto di
centro-sinistra che approfittando nella maniera più bieca della sua
tragica storia hanno fatto carta straccia dello stato di diritto e del
benché minimo residuo di civiltà. Veltroni, Prodi, Napolitano, Amato, con
la scusa che quell'uomo è romeno, se la son presa con un intero popolo e
con tutti i migranti, hanno chiesto e ottenuto di trasformare la parte del
pacchetto sicurezza che riguarda le espulsioni in un decreto legge da
approvare subito, hanno invocato leggi speciali come se fossimo in guerra.
Hanno, cioè, usato il corpo di quella donna, di tutte le donne, per
affermare il loro potere. Un potere maschile e xenofobo. 
La scena che abbiamo visto ieri è la peggiore che potessimo immaginare, ma
ha svelato in pieno l'uso e abuso che viene fatto della violenza contro le
donne per legittimare la logica sicuritaria. Non è un caso infatti che la
stretta repressiva sia avvenuta davanti a una violenza da parte di un
migrante. E' il modo migliore per individuare un nemico esterno, mettere
la donna sotto tutela e far finta che il problema è il mostro, lo
straniero, colui che viene da lontano. Due piccioni con una fava. Anzi tre
piccioni. Perché la cosa più importante che dimenticano volutamente
Veltroni, Prodi e tutta la compagnia è che la prima causa di morte e di
invalidità permanente per le donne italiane sono gli italiani. Italiani
come loro, uomini come loro. E' un massacro quotidiano che avviene dentro
la famiglia da parte di mariti, di padri, di fratelli e di fidanzati. Ma
nessuno di loro parla, dice qualcosa contro quella che è una vera
calamità. Bocche cucite. Facce indifferenti. Nelle stesse ore che tutte le
agenzie di stam
pa e i telegiornali sparavano in primo piano la notizia del
"romeno", un bravo italiano dava fuoco alla convivente
sudamericana. Perché Prodi o il suo successore Veltroni non hanno chiesto
di espellere gli italiani, di autoespellersi da questo paese perché
incivili? 
E' per questa ragione che non crediamo al loro sdegno. Il loro sdegno non
c'è. C'è l'approfittarsi di avvolti contro la preda che è il diverso, il
migrante: il capro espiatorio su cui costruire una società normalizzata,
standardizzata, sicura solo per loro, per i loro obiettivi, per la loro
poltrona. 
Non ci sono scuse, non c'è possibilità di capire. Il legame tra la storia
di Giovanna Reggiani e l'approvazione del decreto sulle espulsioni da
parte del governo non è l'indignazione o la solidarietà nei confronti
della donna. Non c'è neanche un po', neanche una traccia. E' importante su
questo fare chiarezza, anche tra di noi, tra noi donne che ci battiamo
contro la violenza.
Dobbiamo prendere le distanze dal teatrino di ieri, da questo clima di
guerra, anticostituzionale, pretendere che non venga giustificato in
nostro nome, per la nostra libertà.
La nostra libertà è da un'altra parte, nella direzione opposta. Dobbiamo
respingere chi ci usa per alimentare scontri di civiltà con paesi lontani,
ma anche vicini come la Romania che fa parte dell'Ue, e aprire il vero
conflitto sul rapporto con gli uomini, quelli che ci stanno accanto,
quelli che occupano il potere e non lo vogliono mollare costi quel che
costi. E' uno sforzo che va fatto su vari livelli. Non ultimo quello
mediatico. Lì si costruisce il mostro, si dà priorità alle notizie, si
celano i dati più allarmanti per usare un singolo caso come testa d'ariete
di un governo repressivo. Se l'uomo che uccide o stupra o violenta è un
parente, cala il silenzio. La notizia diventa piccola, sempre più piccola,
poi invisibile. I dati statistici ci riportano alla realtà, quando
denunciano che il 90% delle violenze avvengono in famiglia. Ma se l'uomo
violento è un migrante non c'è scampo, non c'è speranza. La campagna
mediatica parte. E' successo a Erba, è successo a Perugia, succede
costantemente, per poi sco
prire che l'assassino è il vicino di casa o il marito. Ma non possiamo più
stare a guardare. Non possiamo più permettere che una Giovanna Reggiani
venga usata in questo modo, che noi veniamo usate in queste modo. Questa
volta è davvero la goccia che ha fatto o dovrebbe far traboccare il vaso.
da liberazione 1/11/07

La deriva securitaria.

Gli individui si costruiscono e decostruiscono in un movimento perpetuo; organizzando relazioni interne a specchio delle relazioni esterne.Il biopotere impone ad ogni corpo espressioni codificate che,una volta interiorizzate, diventano funzionali al controllo; si possono categorizzare, contare, ricostruire, rilanciare e quindi vendere. Io faccio quindi sono. Questo è il capitalismo socializzato; produce cultura, divertimenti, medicalizzazioni, urbanistica, educazione sentimentale, bisogni indotti e i correlati consumi, nonché la disposizione al loro rinnovamento perpetuo.Il corpo dell’anoressica passa per l’immagine medica, e laddove si manda in onda il  bel messaggio sociale pubblicitario sono rappresentati solo corpi che si mangiano come manichini da vetrina. Se la società “reale” non matura il fatto che il desiderio non si esaurisce al “sesso” o al “genere”, la merce autoritaria ha già compiuto il passaggio. Continua a leggere