Portugal
Transphobia kills again: international call for
action!
Two years after the brutal murder of Gisberta, in
Oporto , another transsexual woman was murdered and
her body placed in a rubble dumpster in the Lisbon
area last month.
Other crimes followed, shocking the country. However,
the surge of violence cannot hide neither the victims
nor the nature of these crimes. This is the case of
Luna, 42, partially deaf, of Brazilian origin, for
many years resident and worker in Portugal ,
prostitute at Conde de Redondo area (in Lisbon ).
Two years after Gisberta, transsexual people are still
targets for hatred and violence based on prejudice and
ignorance. The crime is under investigation and under
justice secret, so we know very few about its
circumstances or about its motivation; we hope the
investigation undertaken by the Police can provide
answers. (Continua)
Questo pomeriggio una cinquantina di donne e uomini hanno denunciato pubblicamente la farmacia S. Antonio in Via Massarenti a Bologna, perché non vende la pillola del giorno dopo. Con un’azione simbolica hanno rovesciato del polistirolo a forma di pillole all’ingresso della farmacia e hanno esposto un striscione dove c’era scritto “Fuori i nostri corpi dal vostro controllo” , mentre venivano distribuiti alcuni volantini e applicate alle vetrate della farmacia degli adesivi che dicevano "Boicotta chi decide per Te!". Da segnalare la reazione violenta del responsabile della farmacia che è uscito urlando, insultando i manifestanti e scagliandosi contro una ragazza, cercando di strapparle il megafono.
Durante l’azione è stata lanciata una campagna di boicottaggio contro tutte le farmacie che non vendono la pillola del giorno dopo. Sono infatti tanti i farmacisti in Italia che con subdoli e falsi pretesti si rifiutano di vendere la pillola del giorno dopo appellandosi al diritto di esercitare l’obiezione di coscienza, violano un obbligo professionale senza alcuna legittimità a farlo.
La chiesa difende gli obiettori
"Terrorismo contro i Farmacisti" Lunedì 10 marzo 2008
La polemica. L’Arcidiocesi bolognese in un editoriale su Avvenire accusa i manifestanti dei centri sociali.
L’ordine aveva avvisato:«Non venderela pillola del giorno dopo è un reato penale»
■ La chiesa bolognese “scomunica” i militanti del Tpo che venerdì hanno protestato contro i farmacisti obiettori, sulla vendita della“pillola del giorno dopo”, e dedica loro un aggressivo editoriale sulla prima pagina di Bologna Sette, il supplemento bolognese del quotidiano Avvenire, organo dei vescovi italiani. (Continua)
comunicato stampa in merito all’aggressione perpetrata dai leghisti ai danni delle donne della Rete delle Donne di Parma.
Sabato 8 marzo, sul ponte di mezzo, la Rete, eterogenea ed
autorganizzata, delle donne di Parma, ha indetto un presidio per la giornata della
festa della donna. Il nostro intento non era quello di celebrare la
giornata come semplice ricorrenza con le solite mimose, ma di rivedere la
figura femminile all’interno della società e in relazione alla sua vita
quotidiana. Ci riferiamo al modo in cui la donna sempre più
frequentemente viene vista o come vittima di abusi sessuali o come carnefice
della propria prole.
E in entrambi i casi il modo in cui le istituzioni rispondono si
concretizza in un controllo sempre maggiore delle libertà individuali e
collettive (attacco alla legge 194, proposta di microchip tascabili in
collegamento diretto con la questura, telecamere).
Per condividere tali discorsi con tutta la città, ci siamo dirette
verso piazza Garibaldi. Percorrendo via Mazzini siamo state accolte da
militanti della Lega Nord che, “decorati” da celtiche e svastiche, ci hanno
sarcasticamente applaudito, e poi insultato e minacciato con gesti
volgari e intimidatori e, testuali parole: “venite qua, che vi
violentiamo”, “troie”.
Ancora una volta alcuni organi della stampa cittadina pubblicano
informazioni non rispondenti alla realtà, che fanno passare gli aggressori
per vittime, ribaltando gli avvenimenti.
Chi regala violette alle donne per l’otto marzo e si dipinge come
protettore per mezzo di ronde per la sicurezza è lo stesso che incita alla
violenza sessista e all’intolleranza di qualsiasi genere.
Alcune fra le donne che hanno partecipato al presidio
IL LIBRETTO DELLA MEMORIA, IN RICORDO DI MARINELLA E' STATO REALIZZATO DAL MARTEDì AUTOGESTITO DA FEMMINISTE E LESBICHE DI RADIO ONDA ROSSA 87.9FM SOLIDARIETA' AUTODIFESA CONTRATTACCO.
LA MEMORIA E' UN INGRANAGGIOCOLLETTIVO. AFFINCHE' QUESTO INGRANAGGIO NON SI FERMI, PUBBLICHIAMO QUESTO LAVORO PER DARE LA POSSIBILITA' A TUTTE, DI INFORMARSI SU QUAL'E' STATA LA VICENDA DI MARINELLA. NON DOBBIAMO MAI DIMENTICARE l' importanza della costruzione della memoria delle donne.
MARIA CARLA TE LO GIURIAMO IL TUO STUPRO NON LO DIMENTICHIAMO.
NON C'E' ANTIFASCISMO SENZA ANTISESSISMO.
In memoria di Marinella
Roma.
Verso l'una della notte del 6 marzo 1988, il brigadiere dei CC Sigismondo Fragassi in compagnia di due amici, il dr. Giampiero Pedone e il sig. Tarani, transitava in Piazza dei Massimi.
Seminascosti da una Fiat Panda parcheggiata in un angolo buio, curvi, gomito a gomito, contro il muro di uno stabile, tre giovani davano le spalle alla piazza.
Insospettito, il brigadiere scende e s'avvicina.
«… aiutato dai miei amici bloccavo i tre giovani». Prima ne afferra uno, poi un altro, costringendoli ad uscire dalla strettoia tra la Panda e il muro dove si erano infilati e solo allora vede le loro nudità, nota il sangue che li macchia e scorge la ragazza «semisdraiata a terra, insanguinata, piangente e semi nuda».
Quella ragazza è Marinella.
Nei mesi di novembre e dicembre 2007 il Martedì Autogestito da Femministe e Lesbiche di Radio Onda Rossa ha condotto un ciclo di trasmissioni dedicate alle strategie delle donne contro la violenza.
La trasmissione dedicata a Marinella è la trasmissione sulla memoria.
La memoria ci aiuta a costruire una nostra storia, a tessere le nostre genealogie e a scegliere le nostre relazioni, ad agire consapevolmente nel nostro contesto.
La nostra storia ci dà forza.
Il motore che ci ha spinte a raccontare, in radio prima e in questo libricino poi, è stato il persistere nel presente di una modalità di connivenza con gli stupratori che avviene non solo colpevolizzando la vittima di stupro, sostenendo pubblicamente gli stupratori o rendendosi complici col silenzio, ma anche subordinando la lotta contro la violenza sulle donne ad altre istanze considerate politicamente “prioritarie”.
Ribadiamo ancora una volta che non c’è progettualità politica senza una radicale trasformazione delle relazioni, che non c’è antifascismo senza antisessismo.
Dalla trasmissione del Martedì Autogestito da Femministe e Lesbiche (18.12.2007)
È su questo che lavoreremo oggi, sull’importanza della costruzione della memoria delle donne, sull’importanza delle mobilitazioni delle donne durante le vicende di Marinella, ma anche su come, quando le donne presero una posizione forte contro le connivenze nei confronti degli stupratori, questo generò una rottura e una lacerazione fortissima con molte parti del movimento, per le quali il discorso sulla violenza contro le donne era comunque subordinato alla lotta di classe e all’antifascismo. Poiché questi discorsi ci sembrano quanto mai attuali, diamo il via alla nostra trasmissione.
Innanzitutto vogliamo dirvi come abbiamo costruito la trasmissione: ci siamo rivolte alle compagne femministe e abbiamo chiesto loro di aiutarci nella costruzione di questo passato prossimo.
Parliamo infatti di una memoria dolorosa da ricostruire, ma necessaria; per questo ringraziamo le nostre compagne per essersi messe in gioco ancora una volta.
Per tutto quello che vi diremo riguardo i fatti e il processo di Marinella, abbiamo utilizzato “Marinella, storia di una violenza, storia di un’ ingiustizia” edito dall’Associazione per l’Informazione Il Paese delle Donne che venne redatto subito dopo la morte di Marinella e che raccoglie tutti i documenti della vicenda, le testimonianze di Marinella e delle persone che le sono state vicine e tutto quello che una rete estesa di donne mise in atto in quelle circostanze per sostenerla. (Continua)
Marinella, Maria Carla Cammarata, era una giovane donna che il 7 marzo 1988 venne stuprata da 3 uomini, vicino Piazza Navona. Il movimento delle donne fece propria la sua battaglia e la accompagnò lungo tutto il percorso legale che seguì lo stupro. Alla fine del secondo processo gli stupratori vennero lasciati a piede libero e poco tempo dopo Marinella si lasciò morire di polmonite. Oggi come ieri, siamo in piazza per denunciare ancora una volta la violenza maschile sulle donne e le lesbiche.
L’abbiamo già detto in 150.000 il 24 novembre scorso e in migliaia il 14 febbraio. Abbiamo ripreso la parola senza delegare ad alcuna parte politica l’espressione del nostro pensiero e delle nostre pratiche.
Anche oggi non rinunciamo alla nostra autorappresentazione e autonomia, scegliendo di essere in piazza con un corteo autorganizzato da femministe e lesbiche.
Non parteciperemo alla manifestazione indetta dai tre sindacati, che legittimano politiche esclusivamente familiste volte a rinchiudere la donna nel ruolo di moglie e madre e a imporre l'eterosessualità come unica scelta. Leggiamo inoltre nella loro convocazione un tentativo di scavalcare, delegittimandola, la decisione presa dalle donne, all’assemblea nazionale del 12 gennaio, di autorganizzare un 8 marzo in ogni città.
Non permettiamo che qualcuno parli al nostro posto!
Gridiamo contro la violenza maschile, tra cui quella istituzionale che dibatte e legifera sopra i nostri corpi.
Diciamo basta a chi strumentalizza l’aborto e la procreazione per produrre consensi e per fare campagna elettorale.
Rivendichiamo il nostro diritto di scegliere, amare, decidere liberamente, contro l’eterosessualità e la maternità come scelte obbligate.
Non indietreggiamo di fronte agli attacchi contro la nostra libertà e autodeterminazione.
Tutte insieme, nessun passo indietro!
Invitiamo tutte le donne, le femministe e le lesbiche a sommuoversi insieme al CORTEO DEL 7 MARZO 2008 da PIAZZA NAVONA –ore 18.30
PRESIDIO DAVANTI ALLA CORTE DI CASSAZIONE PIAZZA CAVOUR
PER OGNI DONNA OFFESA SIAMO TUTTE PARTE LESA
ELVIRA, SILVIA: LA VOSTRA DENUNCIA E' LA NOSTRA DENUNCIA
Esprimiamo tutta la nostra SOLIDARIETÀ alle donne che con coraggio e autodeterminazione hanno denunciato la violenza agita sui loro corpi da un uomo, Demetrio Altobelli, che le ha stuprate dopo averle narcotizzate.
CHI È LO STUPRATORE? Un immigrato, deviato, malato, povero, non istruito? No, Demetrio Altobelli è un medico anestesista di 39 anni che, all'epoca dei fatti nel 2003, era in servizio all'ospedale San Camillo de Lellis di Rieti. Ancora oggi continua ad esercitare la professione presso cliniche private.
E' UN UOMO come tanti, troppi. Perché la violenza maschile affonda le sue radici nella cultura che considera il corpo femminile un terreno di conquista e di sopraffazione, di cui impossessarsi con ogni mezzo.
NON CI STIAMO Denunciamo l'omertà e la complicità delle istituzioni sociali e politiche, dei massmedia e di tutti coloro che con arroganza e falsa indignazione, legittimano pacchetti sicurezza negando la responsabilità maschile della violenza contro le donne.
ELVIRA, SILVIA: LA VOSTRA DENUNCIA E' LA NOSTRA DENUNCIA
PER OGNI DONNA OFFESA SIAMO TUTTE PARTE LESA
Il 4 marzo c'e' un presidio sotto il tribunale di Bologna, Piazza Trento Trieste alle 9.30, in solidarietà a Mara, violentata al Parco Nord il 26 agosto 2006. Segue il comunicato delle Compagne Quelle chenon ci stanno, fermate ed identificate per aver volantinato il presidio. Esprimiamo solidarieta' e sorellanza alle compagne colpite dalla violenza e repressione.(Continua)
L' atelierbetty ha messo a disposizione di tutte il kit adotta il consultorio.....utilizziamolo il più possibile!!
Ecco qui a grande richiesta il kit di "Adotta un consultorio".
Per ora potete scaricare le pupette realizzate dalle comunicattive, a breve pubblicheremo anche le altre.
FASE 1
Scaricate lo zip con la cartella che contiene i pdf delle pupotte e il pdf dei baloon.
Baloon: balloon.pdf
Il 23 e 24 febbraio in più di 400, femministe e lesbiche, ci siamo incontrate a Roma per dare un seguito al percorso nazionale iniziato con la manifestazione del 24 novembre contro la violenza maschile sulle donne.
Due giorni in cui i nostri desideri, le nostre differenze e le nostre idee ed elaborazioni politiche si sono incontrate per dare sostanza all'affermazione della nostra autodeterminazione.
Abbiamo discusso insieme delle strategie di resistenza e trasformazionedel mondo che abitiamo e delle pratiche che intendiamo agire per fermare la violenza maschile che si manifesta in varie forme: quella che avviene in famiglia, quella delle istituzioni e delle leggi che espropriano e controllano i nostri corpi, del sistema economico che precarizza le nostre esistenze, della cultura e della formazione che ci educa alla passività e alla subalternità , dell'eterosistema che costringe i nostri desideri e le nostre relazioni all'interno del modello unico dell'eterosessualità .
Abbiamo discusso di spazio pubblico, della sua presunta neutralità e della necessità di riappropriarci di tutti gli spazi con la nostra pratica collettiva e autodeterminata.
Abbiamo parlato dell'accesso e della riappropriazione da parte delle donne delle tecnologia e dei mezzi di comunicazione tramite l'utilizzo del free-software, nei differenti media.
Abbiamo parlato di razzismo, cercando di partire da noi per esplorare la complessità del rapporto con l'altra, anche alla luce dei nostri privilegi, sottolineando che non possiamo dirci autodeterminate se a tutte, e quindi anche alle donne migranti, non vengono garantiti quei diritti che rivendichiamo e riteniamo minimi per la nostra esistenza.
Il sommovimento femminista e lesbico ha espresso la necessità di altri momenti di confronto e discussione, nonchè di proseguire la lotta facendo vivere le nostre elaborazioni negli prossimi appuntamenti che verranno costruiti:
- un presidio il 4 marzo sotto il Tribunale di Bologna per un processo per stupro;
- un presidio il 5 marzo sotto la sede della Corte di cassazione a Roma
per solidarietà alle donne che hanno denunciato per stupro un medico
anestesista;
- presidio il 18 marzo a Perugia, sotto il tribunale dove si terrà l'udienza preliminare per l'uccisione di Barbara Cicioni da parte del marito;
- una manifestazione nazionale a maggio in una città del sud contro la violenza maschile nelle sue varie forme;
- due giorni di discussione nazionale forse nel mese di giugno;
- una campagna nazionale per l'autodeterminazione e la libertà delle donne e delle lesbiche che si articolerà attraverso le proposte discusse dai vari gruppi tematici;
- un 8 marzo autorganizzato da femministe e le lesbiche a livello territoriale che rilanci la lotta per l'autodeterminazione, manifestando con lo striscione comune: «Tra la festa, il rito e il silenzio noi scegliamo la lotta!».
L'assemblea ritiene necessario che femministe e lesbiche producano conflitto in piena autonomia e in modo autodeterminato.
Esprimiamo un forte e chiaro no alla strumentalizzazione a fini elettorali dell'8 marzo da parte di cgil cisl e uil, organizzazioni che sostengono politiche familiste e di controllo sui corpi e a cui non deleghiamo l'espressione del nostro pensiero e delle nostre pratiche politiche.
(Roma) No a compromessi e frasi di convenienza, no a lectio magistralis e a discussioni orizzontali, l’esperienza del sé e della relazione, sono queste le modalità insostituibili che differenziano un’assemblea femminista dai luoghi deputati alla politica ufficiale o da congressi indetti dalle segreterie di partito dove la “questione femminile” è spesso e volentieri relegata ai margini dell’agenda politica o se si è fortunate afferisce alla nobil causa della pari opportunità.
Cosi in un fine settimana di febbraio, dal clima estivo e vacanziero, Roma diviene il luogo dove Sessismo, Violenza e Autodeterminazione, temi propri della politica femminista si materializzano in corpi e in voci che riflettano, che contestano che si indignano di fronte all’attacco non solo più mediatico ma, dopo l’episodio napoletano, ormai anche agito alla libertà e alla soggettività delle donne. L'autodeterminazione, come spazio di auto-nomia dei corpi non solo delle donne ma di tutte le diverse sessualità, libertà per tutti gli infiniti generi, il riconoscimento di modelli alternativi al paradigma eterosessista della famiglia è la sostanza delle discussioni della due giorni femminista di sabato e domenica scorsi, ospitata dalla casa Internazionale delle donne e dall’università Valdese di Roma, dove femministe e lesbiche si sono ritrovate autogestendosi in tavoli di lavoro per pensare alla costruzione di un percorso politico e autonomo di denuncia e critica permanente ad una società mortificata ancora da forme e pratiche patriarcali e di riappropriazione di linguaggi, simboli, riflessioni, che negli ultimi due decenni sono rimasti incrostati e imprigionati da una politica femminista addomesticata che ha smesso di riversarsi nelle piazze, nei luoghi pubblici, atrofizzandosi in meccanismi autoreferenziali e da una mancanza di trasmissione dei saperi.
Ma il femminismo, forse- come scriveva qualche tempo fa Ida Dominijanni - non è solo una questione di eredità, non vive solo di trasmissione ma di scommesse, non si nutre solo di continuità ma anche e soprattutto di differenze. E’ forse le trecento donne e lesbiche provenienti da tutte Italia questa scommessa l’hanno vinta almeno nel desiderio di politica e di un rapporto di continuità con le femministe storiche. Il rifiuto di ridurre l'aborto ad un diritto; la consapevolezza del carattere compromissorio della 194, frutto di una cultura patriarcale e di mediazione tra componenti laiche e cattoliche degli schieramenti politici; la necessità che l'aborto sia semplicemente depenalizzato; l'autocoscienza che l’aborto investe anche il tema dell’etica della differenza sessuale e della sessualità maschile, inviolabile e deresponsabilizzata, irrompe nuovamente sul tavolo di lavoro sull’ Autodetrminazione come segno di continuità con il passato.
Trasversali a tutti i tavoli la violenza; da quella economica a quella domestica, da quella perpetrata sulla parola e sul pensiero delle donne a quella compiuta dai “media mainstreaming”, dove si consuma l’oggettivazione del corpo della donna e dove non sono riconosciute soggettività altre. Esclusa da logica discriminante non è nemmeno il mondo It e accanto al digital divide compare il gender divide- dicono le femministe del tavolo comunicazione - è divario di genere che esprime un disequilibrio tra uomini e donne nell'accesso alle nuove tecnologie avanzate, monopolio esclusivo dell’ universo maschile. La struttura stessa della macchina informatica-comunicativa - è realizzata " quasi ad immagine e somiglianza" della mente dell’uomo bianco occidentale.
La freesoftware, insieme di applicativi liberi di essere scambiati e distribuiti, può diventare, dunque, uno strumento che contrasta la struttura gerarchica della comunità informatiche e un mezzo di libertà delle donne, dove creare nuovi linguaggi e sperimentare nuove forme di comunicazione. La decostruzione dei rapporti di potere tra i sessi non può prescindere dalla formazione e dalla scuola, riflesso di un pensiero occidentale che ha espunto il corpo e le relazioni connotandoli come debolezza e inferiorità. L’educazione sessuale, la valorizzazione dei saperi femministi hanno costituito il nucleo centrale del tavolo n. 5 sul Sessimo.
Un quadro positivo e propositivo animato soprattutto dalla giovani e giovanissimi è emerso dalla giornata conclusiva di ieri in cui sono state presentate le relazioni di ciascun gruppo di lavoro e proposte su scadenze e azioni politiche permanenti da sostenere localmente in ogni città. Nello specifico tra gli impegni presi quelli di continui sit - in di denuncia e di protesta, snobbare la manifestazione del 8 marzo indetta dai sindacati, per realizzarne un Flat nel mese di maggio, evitando strumentalizzazioni ed ennesime passerelle istituzionali e infine la proposta di obiezione all’obiezione di coscienza sulla 194. Il femminismo - questa la proposta conclusiva che racchiude l’anima della due giorni - Flat - non deve arroccarsi su posizioni di difesa delle conquiste ottenute o di risposte a provocazioni e campagne strumentali ma deve ritornare ad aggredire la società in tutti i suoi ambiti, scardinare tutto il sistema eterosessista
Per informazioni dettagliate sul programma e sulle relazione dei tavoli consultare il sito
Hanno buttato un panno imbevuto di un liquido incendiario nella
cassetta delle lettere ed il fuoco è divampato nel giro di pochi
minuti all´interno del locale: ieri mattina, all´apertura del
"Coming Out" in via San Giovanni in Laterano a Roma, nota come la
"gay street di Roma", le tre proprietarie hanno trovato la vetrina
distrutta, tutto l´impianto elettrico inservibile e alcune parti
dell´arredo andate in fiamme.
L´incendio, di natura dolosa, è scoppiato intorno alle tre del
mattino di lunedì. Il locale è stato più volte preso di mira perché
è frequentato da omosessuali e lesbiche. I rilievi sono stati fatti
dalla polizia che sta cercando d´identificare gli autori del
gesto.
Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha inviato ai
gestori del locale un messaggio nel quale esprime la «più sincera
solidarietà a fronte del vile atto intimidatorio di cui sono stati
fatti segno», insieme ad un «sincero augurio per il prosieguo della
loro attività per l´affermazione di una cultura dell´uguaglianza,
della non discriminazione e dei diritti».
«E´ un atto orribile che ci sconvolge ma non ci spaventa - ha
detto il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo - colpire il
Coming Out, che è tra i luoghi simbolo per la comunità gay romana e
cuore della gay street, vuol dire ostacolare la visibilità delle
persone lesbiche, gay e trans, costringendoci all´anonimato e al
silenzio. Da tempo abbiamo denunciato azioni omofobe contro la gay
street, la strada in prossimità del Colosseo dove da anni si
radunano migliaia di lesbiche e gay». La scorsa estate sono stati
anche messi in via San Giovanni manifesti e scritte contro lesbiche
e gay. La strada, con i suoi locali, è diventata nel corso degli
anni un simbolo di convivenza e contatto tra la città e la comunità
gay. Marrazzo ha poi aggiunto di aver «ricevuto a gennaio minacce
di morte per l´impegno nella tutela di lesbiche e gay. Per questi
motivi venerdì alle 22,30 organizzeremo il sitin "Si alla Gay
Street no alla omofobia", chiediamo adesione a tutte le
associazioni, ed istituzioni, per non lasciarci soli».
E c´è lo sdegno dell´assessore capitolino alle Pari Opportunità,
Cecilia D´Elia: «Se l´origine dolosa dell´incendio del Coming Out
verrà confermata, ci troviamo di fronte ad un grave episodio di
intolleranza. Si tratta di un importante luogo di aggregazione per
molti giovani ed in particolare per la comunità Lgbt (Lesbiche,
Gay, Bisessuali, e Transgender). Il Coming Out è un punto di
riferimento che ha ospitato iniziative di contrasto alla
discriminazione promosse dal Comune di Roma e dalle associazioni.
Roma deve continuare ad essere città della convivenza e
dell´accoglienza, che rifiuta l´omofobia».