BISCEGLIE (BARI) - Nel monastero "non è possibile garantire un sereno
prosieguo della vita monastica". Motivo: la mancanza di vocazioni ma
anche "una non facile convivenza tra le monache presenti in monastero",
troppi litigi tra le suore di clausura. E' il passo fondamentale della
nota con cui l'arcivescovo della diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie,
mons.Giovan Battista Pichierri (la nota è sottoscritta dal cancelliere
arcivescovile, mons. Giuseppe Asciano), ha chiesto alla Santa Sede,
tramite la Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le
società di vita apostolica, "chiarimenti sul governo del monastero".
Il
monastero di Santa Chiara, a Bisceglie, come si riferisce nella cronaca
locale di quotidiani pugliesi, ora è come se fosse stato chiuso. Il
governo è stato affidato ad un alto prelato, nel monastero è rimasta
solo la badessa. Le altre due suore che erano con lei sono state
trasferite in un altro monastero ad Altamura (Bari).
Sabato 1 settembre. Un fiore per Renato, per non dimenticare.
Un fiore per Renato, per non dimenticare.
Erano le 5 del mattino del 27 agosto 2006 quando all'uscita da una
festa reggae presso il Buena Onda sul litorale di Focene, veniva
aggredito e ucciso con 8 coltellate, da due giovani del luogo,
Renato Biagetti. Un'aggressione premeditata avvenuta in pochi
secondi. Pochi secondi e tanta ottusa e insensata follia, per
infliggere otto coltellate dirette a punti vitali che hanno ucciso
uno di noi...tutti noi.
La sua unica colpa: essere là, a quella festa, con la sua compagna e
i suoi amici. La sua unica colpa essere considerato diverso, altro,
estraneo a quel territorio. E' con quella frase "è finita la festa?
e allora che cazzo ce state a fa qua! tornatevene a Roma!" che sono
iniziati gli attimi più sconvolgenti e violenti della vita di Renato
e di chi quella sera era insieme a lui.
Da subito i giornali hanno parlato di rissa tra balordi, da subito
la verità è stata manipolata da omissioni e depistaggi, da subito in
molti hanno tentato di raccontarci che la politica non c'entrava niente.
Da subito noi, familiari, amici, fratelli e sorelle di Renato
abbiamo lottato per far emergere con forza la verità : che Renato non
era un balordo e che quella era stata un'aggressione, che la
politica c'entra perchè chi esce di casa armato di lama per
aggredire chiunque venga considerato diverso, di sinistra,
omosessuale o di colore è comunque un fascista. La verità purtroppo
la conoscevamo già , forse anche prima di quella terribile notte.
Conoscevamo i mandanti, lo sfondo e le motivazioni politiche delle
imboscate, la viltà e l'infamità dell'intolleranza tramandata
come
valore familiare e che invece genera mostri, conoscevamo la
stupidità e l'arroganza degli autori materiali di raid e
aggressioni, conoscevamo i disegni della destra, i doppiopetto in
primo piano e le squadracce nella notte.
Dopo la morte di Renato non si può più tornare indietro. Per tutto
questo
lungo anno, nell'indifferenza della politica, delle istituzioni e
dell'opinione pubblica, abbiamo continuato a denunciare questo clima.
Le aggressioni a Villa Ada e alla casa occupata di Casalbertone sono
altri gravissimi episodi che dimostrano che tale estremismo non può
essere trattato con una becera equidistanza o con la semplice
indignazione, legittimando di fatto la presenza di covi neofascisti
nella nostra città e nelle nostre periferie.
E' passato un anno da quella maledetta notte, un anno che ha visto
tantissimi compagni e compagne, amici e amiche, la gente comune
attivarsi, ognuno a suo modo. Manifestare insieme il rifiuto della
violenza fascista, raccontare la storia di Renato, gridare a gran
voce la verità su quella notte, organizzare iniziative in giro per
l'Italia, continuare a far vivere nei progetti in cui lui credeva, i
sogni di Renato.
Tutte le iniziative organizzate hanno comunicato messaggi di vita,
di entusiasmo, hanno rimesso al centro dell'attenzione
l'antifascismo e il rifiuto della cultura del coltello come valori
fondanti della nostra storia che devono essere ribaditi ancora oggi,
tutti i giorni, con forza e convinzione.
Il 1 settembre saremo a Focene, un anno dopo quella tragica notte,
con la forza e la determinazione di chi non ha dimenticato e ha
ancora voglia che anche gli abitanti di quella zona ascoltino il
suono della verità . Per portare un fiore a Renato, per raccontare a
tutti quelli che vivono quell'estremo territorio periferico solo
d'estate o tutti i giorni dell'anno ciò che è accaduto un anno fa.
Contro il silenzio e l'omertà che rende colpevoli e conniventi.
Per il 2 settembre inoltre proponiamo un'assemblea nazionale
antifascista a cui invitiamo a partecipare tutti coloro che saranno
a Focene il 1 settembre, per ragionare insieme come continuare a far
vivere la storia di Renato nelle lotte e nei percorsi che ognuno di
noi porta avanti e come dare un respiro nazionale al percorso
antifascista.
Invitiamo tutti e tutte a costruire insieme la giornata del 1
settembre a Focene, a portare il proprio contributo, le proprie
idee, i proprio rumori, i propri percorsi di lotta quotidiani, in
questa manifestazione che ci stiamo immaginando fortemente
comunicativa e determinata, fatta di musica e parole, di rabbia e amore.
Con Renato nel cuore
1 SETTEMBRE 2007
CON RENATO NEL CUORE
MANIFESTAZIONE A FOCENE
Per info e adesioni
veritaperrenato.noblogs.org
veritaperrenato@inventati.org
Comunicato dell'assemblea antifascista romana dopo l'assalto alle case occupate di Casal Bertone.
L'assemblea cittadina degli antifascisti romani, incontratasi giovedi 11 luglio 2007 ritiene di enorme successo la manifestazione comunicativa che ha attraversato le vie di Casal Bertone. Oltre 500 persone, occupanti di casa, famiglie, migranti, compagni e compagne dei centri sociali, associazioni partigiane, associazioni del territorio hanno partecipato alla manifestazione che intendeva denunciare la infame aggressione avvenuta la sera tra il 11 e l'12 luglio ai danni di una scuola occupata da famiglie in emergenza abitativa del coordinamento cittadino di lotta per la casa. La manifestazione ha a lungo attraversato il quartiere, volantinando, parlando con i cittadini, cancellando le scritte neofasciste e passando a pochi metri di distanza dalla sede dei neofascisti di fiamma tricolore chiamata "Padroni di casa" e mascherata da gruppo ultrà della Roma.
Alla fine della manifestazione una partecipata assemblea cittadina intende ribadire:
- L'infame aggressione è avvenuta nei confronti di una scuola occupata in cui abitano 40 nuclei familiari in emergenza abitativa. Questo segna un nuovo allarmante segnale perchè per la prima volta viene assaltato un luogo in cui vivono famiglie, donne e bambini.
- L'infame aggressione era predeterminata, il fatto che il gruppo degli assalitori fosse armato di bastoni, catene e coltelli lo stà a significare e che l'attacchinaggio di alcuni manifesti era un pretesto per una trappola.
- 6 sono le persone contuse tra gli occupanti di casa, di cui uno accoltellato all'inguine e alla schiena. 5 compagni sono stati fermati dalla polizia quando tentavano di raggiungere la scuola occupata sotto assedio dei neofascisti.
- Denunciamo il tentativo di ricomporre tutto lo scontro tra opposte fazioni, tentando cosi di ricostruire quella tesi dell'equidistanza che da ormai oltre un anno denunciamo come utile solo alla legittimazione dei nuovi gruppi neofascisti.
- Ringraziamo i cittadini di Casal Bertone che sono scesi in strada contribuendo a respingere l'assalto neofascista e che hanno partecipato alla manifestazione lungo le vie del quartiere.
- Denunciamo il comportamento delle forze dell'ordine che hanno sostanzialmente favorito sia l'assalto che la fuga dei neofascisti di Fiamma Tricolore.
- Rispediamo al mittente, ed in particolare al Prefetto Serra, la tesi per cui i fascisti siano stati aggrediti. Rivendichiamo invece il fatto di usare l’autodifesa ed il diritto di resistenza, di fronte ad una aggressione infame e premeditata contro una scuola occupata da 40 nuclei familiari.
- Viste le parole del prefetto Serra, che comunica ai giornali che si è trattata di una aggressione da parte delle famiglie della scuola occupata, diciamo che dopo aver a lungo denunciato la questione dell'equidistanza, da oggi denunciamo la questione della CONNIVENZA. Visto che dopo 150 aggressioni nel corso degli ultimi due anni, tra cui quella di Villa Ada, non si è ancora arrivati ad individuare uno solo degli autori o dei mandanti di tali scorribande, forse il prefetto Serra ha aperto nuove alleanze con gruppi che sono al di fuori dell’ordinamento democratico? La connivenza del prefetto Serra, a quanto pare entrato ufficialmente da oggi in campagna elettorale per la carica di sindaco di Roma, raccontando ai giornali un altra verità, si assume la responsabilità di legittimare, rendere impunite e di avallare le scorribande neofasciste in questa città. Anche per questo rivendichiamo il diritto alla resistenza di fronte ad assalti contro case occupate in cui vivono numerose famiglie.
- Riteniamo preoccupante l'uso strumentale della tifoseria romanista per operazioni di carattere politico. La locale sede della fiamma tricolore infatti si veste da gruppo ultrà. Relativamente a questo chiediamo all’ Associazione Sportiva Roma di prendere le distanze da questo fantomatico gruppo definitosi "Padroni di casa" e da tutti quei gruppi che, strumentalizzando la tifoseria romanista, intendono invece perseguire logiche di carattere politico inneggiante al neofascismo. A tal proposito denunciamo fin da ora che ci adopereremo con tutte le nostre forze affinchè il 27 luglio, non si svolga l'iniziativa di festeggiamento degli 80 anni della AS Roma che proprio "Padroni di casa" intende promuovere. Chiediamo anche alle altre realtà della tifoseria romanista, nonchè a tutti i tifosi, agli artisti, ai politici, agli uomini e le donne di spettacolo, nonchè ai giocatori della AS Roma di prendere le distanze da questo gruppo neofascista che tenta di infiltrarsi nella curva sud e di non avallare in alcun modo qualsiasi festeggiamento degli 80 anni della AS Roma promossi da gruppi neofascisti.
L'assemblea cittadina indica successivamente alcune scadenze alle quali chiamiamo la città di Roma a partecipare:
- Venerdi 13 luglio ore 18.00 "Casal Bertone nun fa la stupida stasera", iniziativa nella piazza centrale del quartiere. Musica romanesca, giochi per bambini, teatro.
- Sabato 21 luglio iniziativa di mobilitazione nel quartiere di Casal Bertone per impedire il concerto dei gruppi neonazisti organizzato da Fiamma Tricolore. Giornata di giochi, musica, teatro e iniziative di massa lungo le vie del quartiere per non far entrare i fascisti a Casl Bertone.
Gli antifascisti e le antifasciste di Roma riuniti in assemblea cittadina il 12 luglio 2007.
L' Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo,stupidità,incultura pettegolezzo,moralismo,coazione conformismo:prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole:occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società.
La nostra quotidianità è scandita da tempi e modi che sentiamo essere nostri,li percepiamo come naturali. Solo nel compiere gesti che ci inducono a provare un senso di colpa prendiamo coscienza del fatto che il nostro agire è condizionato. Giustifichiamo ogni tipo di repressione,soprattutto latente,convint@ che sia necessaria per vivere in una società. Partiamo da una concezione antropologica negativa secondo cui l’essere umano è naturalmente predisposto all’eliminazione dei suoi simili,lo diamo per scontato e troviamo altrettanto scontata la soluzione di convivere in società organizzate. Associamo l’idea di organizzazione al bisogno di ordine e legittimiamo chiunque si dimostri in grado di mantenerlo. Associamo l’idea di efficienza dell’ordine a quella di gerarchia ai cui vertici si collochi chi detti delle regole e alla cui base si collochi chi sia incaricato di farle rispettare.Esiste un biopotere incaricato di gestire la nostra vita,deve essere legittimato e per essere legittimato deve essere ritenuto necessario.Il primo motivo per cui ricerchiamo protezione è il timore dell’altro,maggiore sarà il nostro timore maggiore sarà la nostra domanda di protezione. Chi detiene il potere conquista il nostro consenso nel caso in cui ci sia un nemico da cui difendersi;è nel suo interesse che ci sia una situazione di tensione che generi paure,soprattutto perché queste sono irrazionali e un insieme di cittadin@ terrorizzat@ produce una società irrazionale che esegue ordini.Produrre nemici,identificati con la parola diverso,produce consenso e minore controllo sulla gestione del potere.Ad aumentare invece è il controllo su chi obbedisce alle regole dettate da quel potere. Per ottenere obbedienza la coercizione fisica è lo strumento piu’ immediato ma meno efficiente rispetto all’autocontrollo di cittadini e cittadine che agiscano rispettando parametri fondati sulla dicotomia giusto o sbagliato.A decidere cosa sia giusto e cosa no è sempre lo stesso potere che chiede obbedienza,che crea una realtà fittizia in cui le nostre pulsioni naturali siano represse in nome di quel pudore che non è innato,che viene insegnato,imparato e trasmesso. Il senso del pudore entra nelle nostre vite producendo un conflitto tra noi e il nostro corpo:noi proviamovergogna per le sue esigenze,lo reprimiamo e lui continua a ribellarsi alle regole sociali.Nella concezione cattolica ciò che rappresenta una disobbedienza al senso del pudore si chiama immoralità,l’immorale va colpevolizzato e punito in quanto potenziale artefice didisordine sociale.Nella concezione fascista chiunque metta in discussione quel potere che egemonizza le nostre vite frustrando le nostre esigenze va eliminato in quanto diverso e quindi pericoloso per l’ordine sociale.La connivenza tra chiesa cattolica e neofascismi è solo la logica conseguenza dell’incontro tra due realtà che si pongono come obbiettivo la gestione del potere attraverso l’imposizione di modelli che riducano progressivamente,fino all’eliminazione,le libertà personali dell’individuo.Ogni tipo di limitazione alla libera espressione del nostro essere risponde all’esigenza di controllo di un potere che si esercita e pretende di continuare a farlo contro il nostro interesse,individuale e collettivo.La ribellione alla repressione che quotidianamente subiamo parte dall’autodeterminazione,dalla consapevolezza del proprio essere indipendentemente e contro quei modelli utili solo a rinchiuderci in gabbie comportamentali che non hanno nulla a che vedere con la protezione della nostra incolumità.
Al rigurgito reazionario del family day lo Spettacolo politico ha tentato di difendere i suoi cittadini pacsabili definendoli come eccezioni rispetto ad un ordine del mondo naturale e preconfezionato. Laddove l’etimologia del termine eccezione rivela infatti il significato di “preso fuori”,…particolarissima forma di inclusione inventata dalla politica occidentale: una vita inclusa nel diritto solo nella misura della sua esclusione.
La regola infatti è costituita dalla famiglia presentata come cellula base del tessuto società, il primo focolaio di soggettivazione e il primo luogo di apprendimento delle regole sociali.
Le donne sono rimaste impantanate in una corporeità indicibile, lacerate fra l’immagine di sottomissione che la vecchia società ha proiettato su di loro e il nuovo obbligo ad essere le rotelle post-umane della macchina desiderante capitalistica.…..perché l’economia è governata dalla legge del desiderio, e tutto ciò che è oggetto di desiderio, anche se si tratta di un soggetto, vi rientra a pieno titolo. Siamo, insomma, desiderabili tanto quanto siamo solvibili; abbiamo un capitalefascino, un capitale-bellezza che bisogna saper amministrare, e questo è ormai valido allo stesso modo sia per gli uomini che per le donne. L’economia libidinale è la prima cosa da interrogare, poiché in essa risiede il cuore tenero e innocente di ogni regime di biopotere: il bambino è diventato un feto, la donna incinta un sistema uterino di rifornimento, il bébé che deve nascere una vita e la “vita” un valore cattolico-laico, quindi onnicomprensivo; il tutto senza mai concedere nulla alla vita scelta e alle scelte di vita dopo la riproduzione meccanica. La stessa idea di soggettivazione pretende di adattare il destino biologico ai tempi della società mercantile.L’istituzione famiglia è il primo luogo in cui si impara ad obbedire all’autorità,ad un’autorità che non viene messa in discussione in quanto naturale. Al suo interno i rapporti di dipendenza sono legittimi perché naturali, a nessuno è concesso dubitare che siano semplicemente normalizzati,con la doppia accezione di norma e normalità.
La famiglia si propone come il modo piu’ semplice di rispondere all’esigenza dell’essere umano di vivere con altri esseri umani, ma la sua perpetuazione avviene attraverso l’imposizione di meccanismi regolati dall’alternarsi di obblighi morali,coercizione,responsabilità e sensi di colpa all’interno del gioco perpetuo dei ruoli.
La violenza tra le mura domestiche, prima causa di morte per le donne nel mondo, non viene mai analizzata come fenomeno causale, ci si limita all’assistenza delle vittime (quando possibile) lasciando evincere che ci sono sempre vite sacrificabili sull’altare dell’idea di ordine sociale.
La separazione e l’alienazione degli individui dalla società , avviene peraltro attraverso la famiglia, che diventa un punto di riferimento all’interno di una metropoli respingente, un luogo protettivo rispetto ad un esterno inquietante, dove sono promossi i valori della sicurezza e l’ossessione sicuritaria della conservazione. La famiglia,falsamente rappresentata come motore immobile della società,rimane così lo strumento più comodo da gestire, attraverso bisogni indotti e moralità fittizia, con il solo scopo di mantenere una società in cui si riproducano dinamiche di prevaricazione tanto più difficili da mettere in discussione quanto più confuse con l’affettività. S-fasci-ala!