03.05.08
CIAO ORNELLA
Ornella Serpa si occupava del Coordinamento per la Difesa delle Persone Prostitute,noi Ribellule ci abbiamo parlato per la prima volta durante il primo laboratorio antifascista della RAM a Roma,rimanemmo tutte estasiate e rapite dal suo intervento sul rapporto tra fascismo,clero e prostituzione,e non potemmo fare a meno di confrontarci su questi temi e non sapete che carica ci diede.
Una delle primissime militanti di Facciamo Breccia, è morta ieri 2 maggio in un pronto soccorso di Roma, dove era stata accompagnata dalle compagne di Amatrix, di cui faceva parte. La causa della morte pare essere un arresto cardiaco.
La ricordiamo attiva in molte circostanze, in particolare durante l'organizzazione del primo no vat, quando è stata una delle pochissime presenti su Roma.
Per ora semplicemente possiamo dire che è morta una di noi, ma che proprio per questo abbiamo un motivo in più per vivere e combattere. Anche per lei, per la vita che ha fatto, perché aveva scelto anche noi come compagn* di strada del suo riscatto.
Ciao Ornella.
Facciamo Breccia
sabato 10 maggio
alla Casa Internazionale delle donne,
in via della Lungara
19 a Roma,
a partire dalle 16.30.
ngv_br_it_20051117_ne_colpevoli_ne_vittime.avi di sexy shock
Ne' colpevoli ne' vittime - Videobox all'European Conference on Sexwork, human rights labour and migration Conferenza europea su sex work - Progetto presentato da International Committee on Rights of Sex WorkersBruxelles, ottobre 2005: lavoratori e lavoratrici sessuali di tutt'Europa si incontrano, discutono, condividono, progettano, tessono reti.
Tre giornate intense per parlare di lavoro sessuale, migrazione e diritti umani, l'occasione straordinaria di costruire una dichiarazione europea dei diritti di chi lavora nell'industria del sesso: un Manifesto che pone i problemi e i desideri dei lavoratori e delle lavoratrici del sesso al centro del dibattito politico europeo per sottrarli alle banalizzazioni, alla criminalizzazione e al vittimismo.
21.03.08
OVO ATTACK
Molto poco sacro Avvenire,con questo ov’attack rendiamo grazie per il vostro impegno quotidiano e capillare nella diffusione della più retriva cultura clerico fascista;
Rendiamo grazie per la promessa di una pace ultraterrena…
salvo poi mantenere tanti fratelli come cappellani militari nei vostri eserciti in 35 paesi in guerra
Rendiamo grazie per le preghiere e i sermoni…
salvo poi regalarci 850 antenne nascoste dentro i campanili che inquinano e uccidono anche dove la modernità non arriva
Rendiamo grazie per l’interesse verso gli ultimi…
salvo poi sfrattare chi vive nelle vostre proprietà. Un quinto del patrimonio immobiliare di Roma esente dal pagamento ici e con il 50% di sconto dell’Ires
Rendiamo grazie per la morale sulla castità…
salvo poi utilizzarla come contraccettivo e farci ricorrere all’aborto clandestino rischiando di morire o essere condannate a 13 anni di carcere
Rendiamo grazie per la cura delle nostre anime…
salvo poi ostruire un servizio pubblico facendomi passare la notte a girare tutta Roma per trovare un contraccettivo di emergenza
Rendiamo grazie per la vostra misericordia…
salvo poi accollare a madri, sorelle e figlie tutta la cura dell’umanità
Rendiamo grazie per la declamazione dell’amore universale…
salvo poi accettare unicamente eterosessismo e machismo
Rendiamo grazie per averci insegnato il valore della famiglia…
salvo poi farci morire di botte e sensi di colpa
Rendiamo grazie per aver creato un'unica via di salvezza…
salvo poi criminalizzare, psichiatrizzare e punire chi non la percorre
Rendiamo grazie per i santi dettami sulla società…
salvo poi fomentare l’odio del diverso che arma la mano dei fascisti
Rendiamo grazie per gli insegnamenti sulla procreazione…
salvo poi dover andare all’estero per quella medicalmente assistita
Rendiamo grazie per il libero arbitrio…
salvo poi non poter scegliere neanche quando smettere di soffrire e morire
Rendiamo grazie per l’assistenzialismo…
salvo poi dimenticare di concedere un contratto e qualche diritto alle hostess dei pullman di roma christiana
Rendiamo grazie per la solidarietà …
salvo poi lasciar morire di aids pur di scongiurare l’uso dei profilattici
Rendiamo grazie per la pace internazionale…
salvo poi inventare scontri tra civiltà e appoggiare i golpe fascisti in america latina
Rendiamo grazie per l’attenzione verso i bambini…
salvo poi coprire i prelati che li stuprano
Rendiamo grazie per i retti insegnamenti…
salvo poi impartirli in scuole private con i soldi della pubblica istruzione o in scuole statali attraverso insegnanti scelti dalla curia e stipendiati dallo stato laico
Rendiamo grazie per il disprezzo per i beni materiali…
salvo poi essere implicati in tutti gli scandali finanziari attraverso lo I.O.R.(Istituto opere religiose)
Rendiamo grazie per la fratellanza…
salvo poi intendere cameratismo e beatificare i franchisti
Rendiamo grazie per il rifiuto dei fondamentalismi…
salvo poi inserire ovunque ci sia potere finanziario, economico e politico gli appartenenti alla beata setta dell’opus dei
Rendiamo grazie per la magnifica terna dio patria famiglia…
che manco se me la giocavo al lotto vincevo
E che ve possino furminà sulla via de Bagnasco!
In fede
Pasticcer* Ribell*
12.03.08
Bologna:fuori i nostri corpi dal vostro controllo
dal sito Global Project
Boicotta chi decide per Te!
Venerdì 7 marzo 2008 17:20 Bologna - Sanzionata la farmacia Sant’Antonio di via Massarenti
Guarda il contributo video dell’iniziativa davanti alla Farmacia Sant’Antonio di via Massarenti, Bologna.
Questo pomeriggio una cinquantina di donne e uomini hanno denunciato pubblicamente la farmacia S. Antonio in Via Massarenti a Bologna, perché non vende la pillola del giorno dopo. Con un’azione simbolica hanno rovesciato del polistirolo a forma di pillole all’ingresso della farmacia e hanno esposto un striscione dove c’era scritto “Fuori i nostri corpi dal vostro controllo” , mentre venivano distribuiti alcuni volantini e applicate alle vetrate della farmacia degli adesivi che dicevano "Boicotta chi decide per Te!". Da segnalare la reazione violenta del responsabile della farmacia che è uscito urlando, insultando i manifestanti e scagliandosi contro una ragazza, cercando di strapparle il megafono.
Durante l’azione è stata lanciata una campagna di boicottaggio contro tutte le farmacie che non vendono la pillola del giorno dopo. Sono infatti tanti i farmacisti in Italia che con subdoli e falsi pretesti si rifiutano di vendere la pillola del giorno dopo appellandosi al diritto di esercitare l’obiezione di coscienza, violano un obbligo professionale senza alcuna legittimità a farlo.
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- Leggi il volantino
La chiesa difende gli obiettori
"Terrorismo contro i Farmacisti"
Lunedì 10 marzo 2008
La polemica. L’Arcidiocesi bolognese in un editoriale su Avvenire accusa i manifestanti dei centri sociali.
L’ordine aveva avvisato:«Non venderela pillola del giorno dopo è un reato penale»
■ La chiesa bolognese “scomunica” i militanti del Tpo che venerdì hanno protestato contro i farmacisti obiettori, sulla vendita della “pillola del giorno dopo”, e dedica loro un aggressivo editoriale sulla prima pagina di Bologna Sette, il supplemento bolognese del quotidiano Avvenire, organo dei vescovi italiani.
(Continua)
27.02.08
Tutti i Materiali della Flat
26.02.08
Kit Adotta un Consultorio
L' atelierbetty ha messo a disposizione di tutte il kit adotta il consultorio.....utilizziamolo il più possibile!!
Ecco qui a grande richiesta il kit di "Adotta un consultorio".
Per ora potete scaricare le pupette realizzate dalle comunicattive, a breve pubblicheremo anche le altre.
FASE 1
Scaricate lo zip con la cartella che contiene i pdf delle pupotte e il pdf dei baloon.
Baloon: balloon.pdf
Pupette Comunicattive: PUPOTTE.zip
(Continua)
25.02.08
8 MARZO Tra la festa il rito e il silenzio scegliamo la lotta! 0+
Il 23 e 24 febbraio in più di 400, femministe e lesbiche, ci siamo incontrate a Roma per dare un seguito al percorso nazionale iniziato con la manifestazione del 24 novembre contro la violenza maschile sulle donne.
Due giorni in cui i nostri desideri, le nostre differenze e le nostre idee ed elaborazioni politiche si sono incontrate per dare sostanza all'affermazione della nostra autodeterminazione.
Abbiamo discusso insieme delle strategie di resistenza e trasformazione del mondo che abitiamo e delle pratiche che intendiamo agire per fermare la violenza maschile che si manifesta in varie forme: quella che avviene in famiglia, quella delle istituzioni e delle leggi che espropriano e controllano i nostri corpi, del sistema economico che precarizza le nostre esistenze, della cultura e della formazione che ci educa alla passività e alla subalternità , dell'eterosistema che costringe i nostri desideri e le nostre relazioni all'interno del modello unico dell'eterosessualità .
Abbiamo discusso di spazio pubblico, della sua presunta neutralità e della necessità di riappropriarci di tutti gli spazi con la nostra pratica collettiva e autodeterminata.
Abbiamo parlato dell'accesso e della riappropriazione da parte delle donne delle tecnologia e dei mezzi di comunicazione tramite l'utilizzo del free-software, nei differenti media.
Abbiamo parlato di razzismo, cercando di partire da noi per esplorare la complessità del rapporto con l'altra, anche alla luce dei nostri privilegi, sottolineando che non possiamo dirci autodeterminate se a tutte, e quindi anche alle donne migranti, non vengono garantiti quei diritti che rivendichiamo e riteniamo minimi per la nostra esistenza.
Il sommovimento femminista e lesbico ha espresso la necessità di altri momenti di confronto e discussione, nonchè di proseguire la lotta facendo vivere le nostre elaborazioni negli prossimi appuntamenti che verranno costruiti:
- un presidio il 4 marzo sotto il Tribunale di Bologna per un processo per stupro;
- un presidio il 5 marzo sotto la sede della Corte di cassazione a Roma
per solidarietà alle donne che hanno denunciato per stupro un medico
anestesista;
- presidio il 18 marzo a Perugia, sotto il tribunale dove si terrà l'udienza preliminare per l'uccisione di Barbara Cicioni da parte del marito;
- una manifestazione nazionale a maggio in una città del sud contro la violenza maschile nelle sue varie forme;
- due giorni di discussione nazionale forse nel mese di giugno;
- una campagna nazionale per l'autodeterminazione e la libertà delle donne e delle lesbiche che si articolerà attraverso le proposte discusse dai vari gruppi tematici;
- un 8 marzo autorganizzato da femministe e le lesbiche a livello territoriale che rilanci la lotta per l'autodeterminazione, manifestando con lo striscione comune: «Tra la festa, il rito e il silenzio noi scegliamo la lotta!».
L'assemblea ritiene necessario che femministe e lesbiche producano conflitto in piena autonomia e in modo autodeterminato.
Esprimiamo un forte e chiaro no alla strumentalizzazione a fini elettorali dell'8 marzo da parte di cgil cisl e uil, organizzazioni che sostengono politiche familiste e di controllo sui corpi e a cui non deleghiamo l'espressione del nostro pensiero e delle nostre pratiche politiche.
Assemblea nazionale di femministe e lesbiche
Roma, 24 febbraio 2008
25.02.08
Flat: Femministe e lesbiche a confronto
scritto da Angela Ammirati
da Delt@: il tuo genere di informazione
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(Roma) No a compromessi e frasi di convenienza, no a lectio magistralis e a discussioni orizzontali, l’esperienza del sé e della relazione, sono queste le modalità insostituibili che differenziano un’assemblea femminista dai luoghi deputati alla politica ufficiale o da congressi indetti dalle segreterie di partito dove la “questione femminile” è spesso e volentieri relegata ai margini dell’agenda politica o se si è fortunate afferisce alla nobil causa della pari opportunità.
Cosi in un fine settimana di febbraio, dal clima estivo e vacanziero, Roma diviene il luogo dove Sessismo, Violenza e Autodeterminazione, temi propri della politica femminista si materializzano in corpi e in voci che riflettano, che contestano che si indignano di fronte all’attacco non solo più mediatico ma, dopo l’episodio napoletano, ormai anche agito alla libertà e alla soggettività delle donne. L'autodeterminazione, come spazio di auto-nomia dei corpi non solo delle donne ma di tutte le diverse sessualità, libertà per tutti gli infiniti generi, il riconoscimento di modelli alternativi al paradigma eterosessista della famiglia è la sostanza delle discussioni della due giorni femminista di sabato e domenica scorsi, ospitata dalla casa Internazionale delle donne e dall’università Valdese di Roma, dove femministe e lesbiche si sono ritrovate autogestendosi in tavoli di lavoro per pensare alla costruzione di un percorso politico e autonomo di denuncia e critica permanente ad una società mortificata ancora da forme e pratiche patriarcali e di riappropriazione di linguaggi, simboli, riflessioni, che negli ultimi due decenni sono rimasti incrostati e imprigionati da una politica femminista addomesticata che ha smesso di riversarsi nelle piazze, nei luoghi pubblici, atrofizzandosi in meccanismi autoreferenziali e da una mancanza di trasmissione dei saperi.
Ma il femminismo, forse- come scriveva qualche tempo fa Ida Dominijanni - non è solo una questione di eredità, non vive solo di trasmissione ma di scommesse, non si nutre solo di continuità ma anche e soprattutto di differenze. E’ forse le trecento donne e lesbiche provenienti da tutte Italia questa scommessa l’hanno vinta almeno nel desiderio di politica e di un rapporto di continuità con le femministe storiche. Il rifiuto di ridurre l'aborto ad un diritto; la consapevolezza del carattere compromissorio della 194, frutto di una cultura patriarcale e di mediazione tra componenti laiche e cattoliche degli schieramenti politici; la necessità che l'aborto sia semplicemente depenalizzato; l'autocoscienza che l’aborto investe anche il tema dell’etica della differenza sessuale e della sessualità maschile, inviolabile e deresponsabilizzata, irrompe nuovamente sul tavolo di lavoro sull’ Autodetrminazione come segno di continuità con il passato.
Trasversali a tutti i tavoli la violenza; da quella economica a quella domestica, da quella perpetrata sulla parola e sul pensiero delle donne a quella compiuta dai “media mainstreaming”, dove si consuma l’oggettivazione del corpo della donna e dove non sono riconosciute soggettività altre. Esclusa da logica discriminante non è nemmeno il mondo It e accanto al digital divide compare il gender divide- dicono le femministe del tavolo comunicazione - è divario di genere che esprime un disequilibrio tra uomini e donne nell'accesso alle nuove tecnologie avanzate, monopolio esclusivo dell’ universo maschile. La struttura stessa della macchina informatica-comunicativa - è realizzata " quasi ad immagine e somiglianza" della mente dell’uomo bianco occidentale.
La freesoftware, insieme di applicativi liberi di essere scambiati e distribuiti, può diventare, dunque, uno strumento che contrasta la struttura gerarchica della comunità informatiche e un mezzo di libertà delle donne, dove creare nuovi linguaggi e sperimentare nuove forme di comunicazione. La decostruzione dei rapporti di potere tra i sessi non può prescindere dalla formazione e dalla scuola, riflesso di un pensiero occidentale che ha espunto il corpo e le relazioni connotandoli come debolezza e inferiorità. L’educazione sessuale, la valorizzazione dei saperi femministi hanno costituito il nucleo centrale del tavolo n. 5 sul Sessimo.
Un quadro positivo e propositivo animato soprattutto dalla giovani e giovanissimi è emerso dalla giornata conclusiva di ieri in cui sono state presentate le relazioni di ciascun gruppo di lavoro e proposte su scadenze e azioni politiche permanenti da sostenere localmente in ogni città. Nello specifico tra gli impegni presi quelli di continui sit - in di denuncia e di protesta, snobbare la manifestazione del 8 marzo indetta dai sindacati, per realizzarne un Flat nel mese di maggio, evitando strumentalizzazioni ed ennesime passerelle istituzionali e infine la proposta di obiezione all’obiezione di coscienza sulla 194. Il femminismo - questa la proposta conclusiva che racchiude l’anima della due giorni - Flat - non deve arroccarsi su posizioni di difesa delle conquiste ottenute o di risposte a provocazioni e campagne strumentali ma deve ritornare ad aggredire la società in tutti i suoi ambiti, scardinare tutto il sistema eterosessista
Per informazioni dettagliate sul programma e sulle relazione dei tavoli consultare il sito
19.02.08
In fiamme il circolo gay di Anna Maria Liguori da la Repubblica
Hanno buttato un panno imbevuto di un liquido incendiario nella cassetta delle lettere ed il fuoco è divampato nel giro di pochi minuti all´interno del locale: ieri mattina, all´apertura del "Coming Out" in via San Giovanni in Laterano a Roma, nota come la "gay street di Roma", le tre proprietarie hanno trovato la vetrina distrutta, tutto l´impianto elettrico inservibile e alcune parti dell´arredo andate in fiamme.L´incendio, di natura dolosa, è scoppiato intorno alle tre del mattino di lunedì. Il locale è stato più volte preso di mira perché è frequentato da omosessuali e lesbiche. I rilievi sono stati fatti dalla polizia che sta cercando d´identificare gli autori del gesto.
Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha inviato ai gestori del locale un messaggio nel quale esprime la «più sincera solidarietà a fronte del vile atto intimidatorio di cui sono stati fatti segno», insieme ad un «sincero augurio per il prosieguo della loro attività per l´affermazione di una cultura dell´uguaglianza, della non discriminazione e dei diritti».
«E´ un atto orribile che ci sconvolge ma non ci spaventa - ha detto il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo - colpire il Coming Out, che è tra i luoghi simbolo per la comunità gay romana e cuore della gay street, vuol dire ostacolare la visibilità delle persone lesbiche, gay e trans, costringendoci all´anonimato e al silenzio. Da tempo abbiamo denunciato azioni omofobe contro la gay street, la strada in prossimità del Colosseo dove da anni si radunano migliaia di lesbiche e gay». La scorsa estate sono stati anche messi in via San Giovanni manifesti e scritte contro lesbiche e gay. La strada, con i suoi locali, è diventata nel corso degli anni un simbolo di convivenza e contatto tra la città e la comunità gay. Marrazzo ha poi aggiunto di aver «ricevuto a gennaio minacce di morte per l´impegno nella tutela di lesbiche e gay. Per questi motivi venerdì alle 22,30 organizzeremo il sitin "Si alla Gay Street no alla omofobia", chiediamo adesione a tutte le associazioni, ed istituzioni, per non lasciarci soli».
E c´è lo sdegno dell´assessore capitolino alle Pari Opportunità, Cecilia D´Elia: «Se l´origine dolosa dell´incendio del Coming Out verrà confermata, ci troviamo di fronte ad un grave episodio di intolleranza. Si tratta di un importante luogo di aggregazione per molti giovani ed in particolare per la comunità Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali, e Transgender). Il Coming Out è un punto di riferimento che ha ospitato iniziative di contrasto alla discriminazione promosse dal Comune di Roma e dalle associazioni. Roma deve continuare ad essere città della convivenza e dell´accoglienza, che rifiuta l´omofobia».
15.02.08
FEMINIST RIOT
La violenza contro le donne ha tante facce, l'avevamo già detto il 24 novembre scendendo in piazza contro la violenza maschile sulle donne e lo abbiamo ribadito oggi in tante città, dal nord al sud d'Italia. La manifestazione spontanea di oggi è parte di quel percorso che nasce denunciando la violenza in famiglia, luogo primario in cui si sedimentano le relazioni di potere fonti di oppressione dell'uomo sulla donna. Percorso che rivendica la riappropriazione dei nostri spazi di autoderteminazione passando per il rifiuto di ogni delega alle istituzioni.
La criminalizzazione che ha vissuto Silvana in ospedale è frutto dell'attacco che quotidianamente subiamo quando ci sottraiamo ai ruoli che ci vogliono imporre le istituzioni e la chiesa.
Quando facciamo sentire la nostra voce siamo pericolose perché
scardiniamo il modello familista, patriarcale ed eterosessista in cui tentano
di imprigionarci. Riprenderci la parola e le strade di Roma ha scatenato oggi
la reazione violenta della polizia che di fronte al corteo spontaneo di 5 mila
donne ha risposto addirittura con il fermo e l'identificazione di una di noi.
Abbiamo affermato ancora una volta che sul nostro corpo decidiamo noi.
Non siamo disposte a tollerare nessun attacco alla nostra libertà e alla nostra autodeterminazione.
Nessun passo indietro. Non ci fermeremo a cominciare dall'appuntamento del 23 e 24 febbraio: due giorni di condivisione di pratiche e prospettive di lotta lesbiche e femministe!
12.02.08
BLITZ ANTIABORTISTA...Autodeterminazione è Resistenza
Ieri pomeriggio super blitz al nuovo policlinico di Napoli
nel reparto di ostetricia.
Una bomba a forma di pancione? noCamorristi con la cuffia da infermier@?no
Una scena di RIS, carabinieri,la squadra o scuola di polizia? nemmeno.
7 uomini in divisa hanno fatto irruzione ieri pomeriggio al nuovo
policlinico per indagare su un interruzione di gravidanza di un feto
malformato.
I paladini del /Sacro Embrione/ cercavano un'irregolarità nella
procedura di aborto, segnalata,dicono, da una telefonata anonima.
Evidentemente il movimento per la vita sta studiando nuove forme di
pressione psicologica, giocando anche sulla leggendaria arguzia delle
nostre forze dell'ordine, sempre capaci di fiutare un vero reato!
Infatti si trattava di una folle bufala...
La donna è stata spaventata, interrogata , messa sotto pressione dopo
soli 20 minuti dall'aborto e con lei anche la sua vicina di letto .
Criminalizzate entrambe in un momento così delicato.
Di cosa altro ci accuseranno? Cospirazione alla vita? Sovversione al
ruolo di madre? Capi di reato che fanno luccicare gli occhi alle alte
gerarchie ecclesiastiche, ai pancioni del tubo catodico come Ferrara, a
vecchi e nuovi fascisti che parlano da balconi, pulpiti, microfoni,
salotti televisivi e aule del parlamento.
Non si tratta di una fatto di cronaca e nemmeno di un ennesimo ma
isolato episodio che vede calpestati i diritti.
Quando si parla di donne purtroppo da un pò di tempo a questa parte si
parla di una strategia di attacchi ripetuti e collegati tra di loro che
mirano non a ledere ma a cancellare del tutto quei diritti che il
movimento delle donne si è conquistato e che sono il requisito *minimo
*per cui oggi si sentono meno casi di donne morte sotto i ferri da calza
delle mannane per un aborto clandestino.
Questo non è un semplice comunicato, perchè come altre volte nella
storia non ci limiteremo a denunciare ma resisteremo fino a quando non
sarà solo la donna a scegliere per sè e l'autodeterminazione l'unico
metro per giudicare le decisoni prese sul nostro corpo
per info.
degeneri@autistiche.org
http://degeneri.noblogs.org/
collettivo femminista Degeneri
31.01.08
“Gli stolti chiamavano umanità quel che era già un principio di schiavitù” (Tacito, Agricolae)
In una società
che si autodefinisce “democratica” e “multiculturale” paradossalmente il
rigurgito neofascista delle politiche securitarie e repressive fomenta un clima
sociale di paura e odio del diverso che legittima qualsiasi intervento contro
il non conforme. Lo vediamo ormai troppo spesso con i dispiegamenti assurdi di
forze dell’ordine contro ogni forma di dissenso, i processi a carico di chi si
autorganizza, le aggressioni fasciste contro migranti, lesbiche, gay e chiunque
abbia stili di vita non normati.
Pacchetti sicurezza e ronde di quartiere:la priorità è mettere in discussione e impedire l’autodeterminazione di tutti e tutte.
In questo contesto la gestione del corpo della donna ritorna al centro dell’attenzione mediatica,mentre l’abuso sui nostri corpi a fini elettorali e demagogici è ormai consolidato quanto il controllo attraverso principi morali dettati dal vaticano. Non è un caso che si voglia convincere l’opinione pubblica che sia delittuoso scegliere una maternità consapevole e che l’essere in grado di determinare ogni aspetto della propria vita sia un ingiusto privilegio.
Le politiche italiane sulla famiglia ed il neoliberismo consacrano da un lato il regresso del servizio pubblico, dall’altro il ritorno delle donne all’interno della famiglia, luogo delimitato di prima produzione, di primo consumo, e di sostenibilità. Qui,ci si rifugia per essere protette dai “pericoli del mondo”, subendo però mariti e padri violenti in nome di una falsa morale. E questo circolo vizioso viene mantenuto da un piano giuridico ed economico che intenzionalmente non rende possibile l’indipendenza e l’autodeterminazione al di fuori del nucleo familiare.
L’antifascismo per noi non è una pratica di semplice contrapposizione, ma la costruzione quotidiana delle nostre vite. E’,quindi, anche uscire da quel luogo di violenza, riunirsi tra donne senza la mediazione dell’istituzione politica; la stessa istituzione che promuove politiche paritarie, cui basta la rappresentanza femminile negli organi del potere patriarcale per ritenersi soddisfatta.
Ma un’autorganizzazione e un’autodeterminazione che partano dalle individualità di tutte e tutti non possono essere tollerate da media e politica. Queste, in quanto prime espressioni di un potere gerarchico e maschilista, non possono sopportare l’assenza di palchi come di istituzioni.
Così preti, politicanti, medici e opinionisti sollevano un coro che dovrebbe essere in difesa della vita, per la vita, con discorsi tesi,invece, a potenziare la propria possibilità di esercitare un controllo sulle donne da emarginare attraverso medicalizzazione, psicanalizzazione e colpevolizzazioni benpensanti e bigotte.
La lotta delle donne pratica la sua resistenza scardinando ogni meccanismo di potere attraverso la pratica dell’orizzontalità. Lo fa da sempre, perché non c’è un inizio di una condizione femminile. La lotta non può essere massificante e distruggere anch’essa le diversità e le specificità di ognun@ ricreando un potere di rappresentanza che serve solo ad incanalarsi all’interno di un sistema. La costruzione e decostruzione del genere e delle proprie individualità è dunque pratica di lotta, un rendersi “altro” rispetto all’ordine costituito, un modo per sovvertire quel biopotere che sempre più esplicitamente si serve di una rabbia da controllare attraverso le gerarchie e le soluzioni di ordine fittizio funzionale solo alla privazione di ogni libertà.
Mentre aspettiamo che cadano l’ultimo papa e l’ultimo re…oviolence!
(boicotta il bigotto!)







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