In una società
che si autodefinisce “democratica” e “multiculturale” paradossalmente il
rigurgito neofascista delle politiche securitarie e repressive fomenta un clima
sociale di paura e odio del diverso che legittima qualsiasi intervento contro
il non conforme. Lo vediamo ormai troppo spesso con i dispiegamenti assurdi di
forze dell’ordine contro ogni forma di dissenso, i processi a carico di chi si
autorganizza, le aggressioni fasciste contro migranti, lesbiche, gay e chiunque
abbia stili di vita non normati.
Pacchetti
sicurezza e ronde di quartiere:la priorità è mettere in discussione e impedire
l’autodeterminazione di tutti e tutte.
In questo
contesto la gestione del corpo della donna ritorna al centro dell’attenzione
mediatica,mentre l’abuso sui nostri corpi a fini elettorali e demagogici è
ormai consolidato quanto il controllo attraverso principi morali dettati dal
vaticano. Non è un caso che si voglia convincere l’opinione pubblica che sia
delittuoso scegliere una maternità consapevole e che l’essere in grado di
determinare ogni aspetto della propria vita sia un ingiusto privilegio.
Le politiche
italiane sulla famiglia ed il neoliberismo consacrano da un lato il regresso
del servizio pubblico, dall’altro il ritorno delle donne all’interno della
famiglia, luogo delimitato di prima produzione, di primo consumo, e di
sostenibilità. Qui,ci si rifugia per essere protette dai “pericoli del mondo”,
subendo però mariti e padri violenti in nome di una falsa morale. E questo
circolo vizioso viene mantenuto da un piano giuridico ed economico che
intenzionalmente non rende possibile l’indipendenza e l’autodeterminazione al
di fuori del nucleo familiare.
L’antifascismo
per noi non è una pratica di semplice contrapposizione, ma la costruzione
quotidiana delle nostre vite. E’,quindi, anche uscire da quel luogo di
violenza, riunirsi tra donne senza la mediazione dell’istituzione politica; la
stessa istituzione che promuove politiche paritarie, cui basta la
rappresentanza femminile negli organi del potere patriarcale per ritenersi
soddisfatta.
Ma
un’autorganizzazione e un’autodeterminazione che partano dalle individualità di
tutte e tutti non possono essere tollerate da media e politica. Queste, in
quanto prime espressioni di un potere gerarchico e maschilista, non possono
sopportare l’assenza di palchi come di istituzioni.
Così preti,
politicanti, medici e opinionisti sollevano un coro che dovrebbe essere in
difesa della vita, per la vita, con discorsi tesi,invece, a potenziare la
propria possibilità di esercitare un controllo sulle donne da emarginare
attraverso medicalizzazione, psicanalizzazione e colpevolizzazioni benpensanti
e bigotte.
La lotta delle
donne pratica la sua resistenza scardinando ogni meccanismo di potere
attraverso la pratica dell’orizzontalità. Lo fa da sempre, perché non c’è un
inizio di una condizione femminile. La lotta non può essere massificante e
distruggere anch’essa le diversità e le specificità di ognun@ ricreando un
potere di rappresentanza che serve solo ad incanalarsi all’interno di un
sistema. La costruzione e decostruzione del genere e delle proprie
individualità è dunque pratica di lotta, un rendersi “altro” rispetto
all’ordine costituito, un modo per sovvertire quel biopotere che sempre più
esplicitamente si serve di una rabbia da controllare attraverso le gerarchie e
le soluzioni di ordine fittizio funzionale solo alla privazione di ogni
libertà.
Mentre aspettiamo che cadano
l’ultimo papa e l’ultimo re…oviolence!
Dopo la grande manifestazione del 24 novembre contro la violenza maschile, il som-movimento femminista e lesbico che l’ha organizzata si è incontrato sabato 12 gennaio a Roma in un’assemblea nazionale molto viva e partecipata.
Per dare continuità al protagonismo politico delle donne, l’assemblea ha rilanciato il conflitto riaffermando il principio dell’autodeterminazione sui nostri corpi e sulle nostre vite.
Vogliamo costruire un incontro nazionale di confronto ed elaborazione, di due giorni, il 23 e 24 febbraio a Roma.
Lanciamo, insieme, una campagna permanente di lotta contro tutti i tentativi di limitare la nostra libertà ed autonomia, costruendo
iniziative in tutte le città il prossimo 8 marzo
IL BLOG FLAT
L’assemblea romana ha deciso, in accordo con quanto detto nell’assemblea del 12 gennaio, di aprire un blog specifico sulla due giorni che si terrà a Roma il 23-24 febbraio #08
Nel blog troverete la sezione riguardante i diversi tavoli dove sarà possibile consultare e/o pubblicare i materiali che serviranno a costruire una discussione di base condivisa (potete inviare i materiali che vorrete pubblicare, specificando il tavolo a cui si riferiscono, all’indirizzo mail:sommosse_roma@inventati.org).
Nella categoria “Logistica” pubblicheremo (appena possibile!) tutte le informazioni inerenti il luogo dove si terrà la due giorni, il programma con gli orari, come arrivare, dove dormire, ecc
Nel blog troverete anche materiali scaricabili per pubblicizzare la due giorni (flyer/adesivo; locandina; banner)
Qualsiasi gruppo, collettivo, associazione voglia essere inserito nei link del blog potrà comunicarlo alla mail sommosse_roma@inventati.org
Se lo riteniamo opportuno, potremmo anche aprire un canale di chat per discussioni e/o confronti diretti.
Per suggerimenti, critiche, risate, etc non esitate a scrivere a: sommosse_roma@inventati.org
TORINO, 29 GENNAIO 2008 - Un
gruppo di donne del movimento torinese ha interrotto questa mattina i
lavori del Consiglio regionale del Piemonte, convocato in seduta
straordinaria. La seduta era stata richiesta dall'opposizione (di
centro destra) per presentare una richiesta di modifica alla legge 194
relativa alle interruzioni di gravidanza, in particolare per la parte
che riguarda la regolamentazione dell’aborto terapeutico. La proposta
nasce sulla scia di quanto già successo in Lombardia dove la regione è riuscita a far passare una sostanziale modifica al regolamento inerente gli aborti terapeutici,
riducendo il termine ultimo da 24 settimane a 22. La mozione,
presentata stamattina a Torino da alcuni consiglieri del centro destra
rappresenta un attacco su scala locale facente parte di una più vasta
iniziativa politica e mediatica che, a vari livelli sta tenendo sotto
assedio la 194 e i diritti delle donne in generale. Dalle
farneticazioni del papa, di Ruini e di tutte le autorità Vaticane sulla
famiglia naturale, fino alla richiesta di "moratoria sulla pena
d'aborto", proposta dal servile e opportunista Giuliano Ferrara, il
mondo cattolico sembra compatto per prendere di petto la questione
aborto e riportare la donna al suo "ruolo naturale": quello di produrre
figli. D'altronde come dice Ruini, "la donna è libera soltanto nella
maternità".
Il
tutto stava passando attraverso l'indifferenza o il tacito assenso del
centrosinistra, troppo impegnato a raccattare briciole di voti
cattolici per prendere una posizione forte sul diritto delle donne ad
autodeterminarsi.Ma per fortuna c'è anche chi questi attacchi non li
accetta passivamente e questa mattina un numeroso presidio di donne e
uomini di ogni età si è formato davanti al palazzo della Regione; facce
piene rabbia nel trovarsi di nuovo a dover difendere dei sacrosanti
diritti, conquistati esattamente 30 anni fa con la lotta e che mai più
si pensava potessero essere messi in discussione.
Dopo aver dato
vita ad un presidio all'esterno del palazzo, una trentina di donne è
entrata in aula lanciando slogan in favore della legge 194 e
dell'autodeterminazione mentre un consigliere di Allenza Nazionale
presentava la mozione E' stato lanciato del prezzemolo a ricordare che
le donne non vogliono tornare a dover rischiare la vita per abortire in
clandestinità; La digos è intervenuta per allontanare le
"disturbatrici" ma le manifestanti sono comunque riuscite a far
sospendere la discussione su questa vergognosa proposta. La
contestazione, rivolta tanto al centrodestra, quanto all’indifferente
centrosinistra, che, impegnato nella difesa di un cosiddetto dibattito
civile e democratico, accetta e tollera che su questi temi si torni a
discutere in maniera assolutamente strumentale e provocatoria. La
protesta delle donne ha ottenuto di fatto che la seduta venisse sospesa
e ancora una volta sono riuscite nell’intento di dimostrare che no n
sono più disposte a sentire tutto questo insidioso chiacchiericcio sui
loro diritti, ma vogliono prendere la parola per ribadire che nessuno
può arrogarsi il diritto di legiferare sul loro corpo e sulla loro
sessualità
Venerdì 1 febbraio
loa Acrobax
Via della Vasca Navale 6
dal vespro al mattutino Pot-Pourri-Original-Music-Performance degeneranti-Spettacoli esilaranti
è gradita la maschera
Piattaforma
della manifestazione NOVAT 2008 che si terrà a Roma il 9 febbraio 2008,
perfezionata durante l’assemblea nazionale di Facciamo Breccia a Roma
il 13 gennaio. Il corteo vedrà - dopo lo spezzone di apertura di
Facciamo Breccia - uno spezzone di femministe e lesbiche, soggettività
politiche che in queste settimane stanno resistendo all’ennesimo
attacco teo-patriarcale all'autodeterminazione.
-
Nel corso del 2007 i movimenti di liberazione delle donne, delle
lesbiche, di gay e trans hanno costruito grandi mobilitazioni di piazza
– il Pride e la manifestazione contro la violenza maschile sulle donne
– in cui sono emerse con forza la volontà di autodeterminarsi, la
denuncia delle mistificazioni familiste e dell'invadenza vaticana nella
sfera pubblica.
L’alleanza
strategica tra politica istituzionale e Vaticano, che utilizza la
violenza di genere, dentro e fuori la sfera domestica, come strumento
di controllo sociale su donne,lesbiche, gay, trans è strumentale alla
progressiva sostituzione del welfare con modelli familisti e politiche
securitarie che negano i diritti di cittadinanza legittimando campagne
persecutorie e razziste.
In
modo sinergico sistema neoliberista e gerarchie vaticane - attraverso
un processo di revisionismo storico e una costruzione normativa
spacciata per naturale - sdoganano fascismi vecchi e nuovi e riattivano
violenza e oppressione sui soggetti non conformi.
Autodeterminazione, laicità, antifascismo sono le nostre pratiche di r/esistenza e di liberazione.
DENUNCIAMO:
- le
politiche familiste, securitarie e proibizioniste che impongono una
visione morale predeterminata nelle politiche sociali, negando
l’autodeterminazione dei corpi e degli stili di vita e mercificando i
diritti di cittadinanza;
- il
disconoscimento della resistenza e dell’antifascismo, la rilettura
ideologica della storia resa evidente dall’ultima enciclica e dalla
trasformazione degli aguzzini franchisti e fascisti in martiri;
- gli
attacchi all’autodeterminazione e ai percorsi di liberazione di donne,
gay, lesbiche, trans, migranti e di tutti i soggetti non conformi
attraverso un progetto politico di istigazione all’odio che determina
discriminazioni e alimenta squadrismi;
- le
connivenze tra la casta politica e quella ecclesiastica nella difesa
dei privilegi e nell’arretramento sul piano dei diritti individuali;
- il
crescente restringimento degli spazi di laicità e la criminalizzazione
dei non credenti e dei movimenti che si oppongono allo strapotere
vaticano;
- il progetto di egemonia vaticana alleato col sistema neoliberista e con il dominio patriarcale.
MANIFESTIAMO:
- contro ogni integralismo e fondamentalismo,
- contro gli scambi politici sui corpi e sui diritti,
- per l’autodeterminazione delle donne,
- per i diritti e la piena cittadinanza di lesbiche, trans e gay,
- per
l’eliminazione delle leggi ideologiche dettate dal Vaticano e la
cancellazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita,
per una materità libera e consapevole,
- per l’attivazione di un dispositivo anti-omofobico e anti-discriminatorio slegato dalle logiche securitarie,
- per la libertà di scelta responsabile in ogni aspetto e fase della vita,
- per l'istruzione pubblica e laica, per l'abolizione dell'ora di religione e la cancellazione del sostegno pubblicoalla scuola confessionale,
- per un sistema sanitario veramente pubblico e laico,
- per la difesa di uno stato sociale che risponda alle necessità reali dei soggetti,
- per
l'abolizione del Concordato e dei privilegi derivanti (esenzione ICI,
otto per mille), difesi a oltranza da governo e opposizione, a
vantaggio di un potentato economico,.
NO VAT! AUTODETERMINAZIONE, LAICITA', ANTIFASCISMO, LIBERAZIONE ROMA 9 FEBBRAIO 2008
Brigata di strada: sesso, rivoluzione e cambiamento sociale La alleanza tra
indigeni zapatisti, lavoratrici sessuali e travestiti mostra la potenza del
cambiamento sociale in chiave culturale, ancorata nella vita quotidiana. In
Messico, uno degli anelli forti del patriarcato e del maschilismo più
prepotente, il Subcomandante Marcos ha aperto le porte al dibattito sopra
la discriminazione in un tema urticante. Che senso ha, nella logica
rivoluzionaria classica, percorrere migliaia di chilometri per riunirsi in
un remoto paesino con un pugno di prostitute e travestiti? Che possono
apportare tali alleanze per potenziare la "accumulazione di forze", compito
principale dei politici professionisti? Sembra evidente che, da uno sguardo
ancorato nel rapporto costi-benefici, simile sforzo deve essere condannato
come inutile. Tuttavia il Subcomandante Marcos si è impegnato dal gennaio
dell'anno passato a realizzare questo tipo di incontri nel segno dell'Altra
Campagna e cercando di trovare nuove forme di fare politica. E ciò avviene
attraverso spazi lontani dal mondano rumore e con attori che, come gli
indios, intendono il cambiamento sociale come affermazione della
differenza. La Brigata di Strada di Appoggio alla Donna è un collettivo
che è stato capace, negli ultimi 15 anni, di tessere un'ampia rete di
lavoro sociale con prostitute e travestiti, denominata Rete Messicana del
Lavoro Sessuale. Questo ha implicato superare il ruolo di vittima e
convertirsi in soggetti che cercano di essere riconosciuti come lavoratori
parificati agli altri e non come esseri "caduti" nel lavoro più antico del
mondo a causa dell'ignoranza, della povertà o della sottomissione. Un
breve percorso attraverso le sue iniziative rivela la profondità di un
lavoro emancipatorio. Educazione, cliniche e preservativi. Una
caratteristica differente della Rete è che non vuole dipendere dallo
Stato, anche se gli formulano costanti richieste. La Brigata cominciò il
suo lavoro 15 anni fa con un gruppo di sociologi dell'Università Nazionale
Autonoma del Messico (UNAM). Il piccolo nucleo iniziale - Elvira Madrid,
Jaime Montejo e Rosa Icela - cominciò a tessere una rete che oggi
raggiunge 28 stati della federazione. Col tempo scelsero di lavorare in
modo orizzontale, però non per motivi ideologici. "Il governo intercettò
e corruppe molte coordinatrici statali, una pratica abituale nella cultura
di questo Paese, e così abbiamo visto che è meglio che il lavoro sia
orizzontale, di carattere assembleario e cercando di non avere
rappresentanti", annota Elvira. La rete incoraggiò le donne a formare
cooperative per eludere la dipendenza e farsi padrone della propria fonte
di guadagno. Affittarono hotel e distribuirono gli introiti fra le socie. I
primi furono i travestiti che formarono la cooperativa "Angeli in Cerca
della Libertà". "Gli alberghi cooperativi funzionano in vari stati però
alcuni fallirono perchè le socie finivano col riprodurre gli stessi
meccanismi di comportamento contro i quali si stavano organizzando",
commenta Rosa. Però il progetto diamante, il più apprezzato dalle
lavoratrici, sono le cliniche. Già sono attive due nel Distretto Federale,
sono autogestite e gratuite. Nacquero per colpa della discriminazione e la
corruzione degli organismi statali che solo gli consegnavano il permesso
corrispondente in cambio di una bustarella. Inoltre, segnala Elvira,
"Avevano paura delle analisi perchè poteva significare la perdita dei
propri ingressi, dato che quando una ragazza ha l'AIDS alcuni governi
statali mettono la sua foto negli alberghi affinché non gli affittino le
stanze". Al contrario, nelle cliniche della Rete le analisi sono volontarie
e confidenziali, però insistono sempre nell'educazione. "La maggior parte
delle lavoratrici sessuali sono analfabete e molte sono indigene. Per
questo dedichiamo la maggior parte dei nostri sforzi nella formazione, a
tal punto che la maggioranza di quelle che partecipano nella Rete diventino
promotrici di salute affinché a loro volta facciano formazioni alla
proprie colleghe, che è molto più efficace". Le cliniche, una delle quali
situata in pieno centro della città, cioè nella stessa "zona rosa", fanno
pap-test, colposcopia e anche elettrochirurgia perchè, come dice Rosa, "in
Messico il virus del "papiloma humano" provoca più morti dell'HIV". Mentre
gli inefficienti ospedali pubblici tardano fino a due mesi per riceverle e
fino a un anno per una chirurgia, nelle cliniche della Rete si ricevono i
risultati in una settimana appena. Le prostitute e i travestiti sembrano
entusiasti delle "proprie" cliniche, dove spesso portano i loro partner e
alcune trascinano anche i propri clienti. "La parte fondamentale del nostro
lavoro è il rispetto, non discutiamo perchè si sono infettate ma
piuttosto ci concentriamo nell'educarle affinché non le risucceda,
affinché non siano pazienti ma anzi siano attive nella cura della propria
salute", dice Elvira. L'assistenza si completa con un programma di
alimentazione per le donne con scarse risorse o per quelle che per
qualsiasi motivo non possono lavorare, un programma di aiuto scolastico per
i figli e un altro per far terminare gli studi alle madri. I progetti della
Rete si finanziano con il "Mercato sociale del preservativo". I
profilattici si vendono a prezzi differenziati secondo le possibilità o
gli accordi con il consumatore, e rappresenta l'85% delle entrate della
Rete. Non hanno dipendenti e gli unici che ricevono denaro per la propria
prestazione sono i medici. "Non siamo d’accordo con il commercio
sessuale, però esiste e continuerà ad esistere. E nel frattempo dobbiamo
fare qualcosa. Eravamo un gruppo abolizionista però poi abbiamo visto che
non si trattava di salvare nessuno ma di lavorare insieme", interviene
Jaime. Per quelle che cercano un'alternativa abbiamo creato un'area di
progetti produttivi tra i quali risaltano artigianato, produzione e vendita
di vestiti e sexy shop. Alcuni progetti sono risultati non praticabili,
però con la collaborazione delle famiglie, hanno ottenuto che due terzi
delle iniziative rimangono in piedi. Un manuale nella Selva Nel 2004 i
membri della Brigata di Strada si misero in contatto con il "Collettivo
Salute per Tutti e Tutte", studenti universitari che coordina i progetti di
salute nei municipi autonomi zapatisti in Chiapas. Per due anni hanno
lavorato con un gruppo di promotori di salute delle comunità, indigeni
designati dal proprio villaggio per specializzarsi nell'assistenza
sanitaria. "Uno dei primi obbiettivi fu rompere la paura alla supposta
resistenza culturale sul tema degli anticoncezionali, dei diritti sessuali
e delle malattie sessualmente trasmettibili", raccontano. Durante queste
riunioni e questi workshop decisero i temi che successivamente abbordarono
nell'elaborazione di un manuale dal nome lungo e denso: L'Altra Campagna
della Salute Sessuale e Riproduttiva per la Resistenza Indigena e Contadina
in Messico. Nel corso di 270 pagine, questo testo corredato di
illustrazione e destinato al lavoro con donne indigene, si ripercorrono
temi abituali di anatomia e fisiologia degli organi riproduttivi, uso degli
anticoncezionali, gravidanza, malattie sessualmente trasmettibili e altre
malattie. E parlano anche di aborto, anche se i catechisti lo condannano.
"Samuel Ruiz, un vescovo e un uomo molto vicino agli indigeni, quando gli
zapatisti depenalizzarono l'aborto, percorse le comunità dicendo che era
un crimine", ricorda Jaime. Però ci sono anche schede imbevute di diverse
corrente della medicina alternativa. Una di queste è dedicata alla
"autonomia corporale delle donne", che passa attraverso l'educazione per
prevenire le malattie, scegliere quanti figli tenere e godere della
sessualità (un tema quasi tabù tra le indigene). L'autonomia del corpo
prevede, secondo questo manuale, l'esplorazione dei sensi, la connessione
con il linguaggio corporale e le differenti reazioni del corpo nelle
situazioni estreme. Esplorazioni che passano per massaggi collettivi e
automassaggi estremamente vincolati a una concezione olistica della salute
e della guarigione. L'elaborazione di questo manuale dovette vincere non
poche resistenze. Per quanto riguarda la pianificazione familiare apparvero
tre distinti modelli, vincolati a esperienze concrete della comunità: gli
schemi governativi di pianificazione familiare, di carattere repressivo e
autoritario; il divieto religioso degli anticoncezionali; e
"l'atteggiamento guerriglierista di popolare la terra con ogni figlio
guerrigliero". Da tre prospettive differenti, le tre visioni passarono al
di sopra della volontà delle donne. Il manuale è adesso utilizzato da
centinaia di promotori che lavorano nelle decine di cliniche costruite
dagli zapatisti, in più di dieci anni, nelle mille comunità che li
appoggiano. Contrariamente a quanto pensava all'inizio del suo lavoro,
raccontano Elvira e Rosa, le donne delle comunità della Selva Lacandona
erano avide di anticoncezionali. E poco a poco si aprono altri temi. "Noi
sviluppiamo la promozione della salute sessuale e riproduttiva come una
pratica di libertà e non come una imposizione o un divieto". Per questo
lavoriamo per il rispetto delle persone omosessuali, lesbiche, bisessuali e
transgender. Non è facile, pero si cominciano a vedere coppie di ragazzi
camminare mano nella mano nella propria comunità. O donne che decidono di
divorziare, quando prima dello zapatismo erano i genitori quelli che
sceglievano il marito. Questo è un cambiamento sociale, e che
cambiamento!" Possono i travestiti cambiare il mondo? E gli indio? Un
secolo e mezzo fa uno dei fondatori del cosiddetto "socialismo
scientifico", che in realtà era un romantico imperterrito, scrisse che i
proletari potevano cambiare il mondo perchè non avevano niente da perdere
"salvo che le proprie catene". Oggi gli eredi di quei proletari si mostrano
restii a perdere privilegi come il lavoro fisso e la pensione, rifiutano di
pagare le tasse e fanno scioperi per evitare che gli impongano una tassa
sopra l'affitto. In questo senso proprio Marcos "da una pista" nell'epilogo
del manuale, mettendo a nudo come l'alleanza tra salute e sesso è uno dei
nuclei duri del controllo sociale. "Il capitalismo converte la salute in
merce e gli amministratori di questa salute, medici, infermieri,
infermiere, e tutto l'apparato di ricovero o di distribuzione della salute
si converte in una specie di “caporale” di questo affare e converte, di
fatto, il paziente in un cliente al quale bisogna sottrargli più denaro
possibile senza che questo implica necessariamente che otterrà più
salute". Non sembra casuale che, in questo cammino per rompere dipendenze,
gli zapatisti si siano incrociati nel terreno della salute con le
prostitute e i travestiti organizzati, gruppi che si sono trovati forzai a
prendere nelle proprie mani il controllo della salute. Visti così, gli uni
e le altre appartengono alla categoria dei "vuoti a perdere", che solo
hanno catene, materiali e simboliche, da perdere.
_______________________________________________ Nodo_solidale
Il 17 gennaio Joseph Ratzinger è stato invitato come
ospite d’onore all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università
“la Sapienza” di Roma. Facciamo Breccia ritiene che tale scelta delle
autorità accademiche legittimi ulteriormente l’invasione clericale in
tutti gli ambiti della vita pubblica italiana, in particolare in quello
dell’istruzione e formazione così come nella sanità, già fortemente
presi di mira dal monarca vaticano.
Partecipiamo
con una Layca Frocessione, per denunciare questa operazione ideologica
che ha già un grave precedente nella “lectio magistralis” sui rapporti
tra fede e ragione tenuta da Ratzinger all’università di Ratisbona.